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martedì 29 luglio 2014

Scozia: referendum indipendenza, con il sì il 17 per cento dei cittadini espatrierà

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  29 luglio 2014  alle  6:00.

Il 17 per cento dei residente in Scozia lascerebbe il paese nel caso in cui al referendum del prossimo 18 settembre dovesse vincere il “Sì” per l’indipendenza dal Regno Unito, secondo un sondaggio pubblicato dal The Sunday Times e dall’emittente radiofonica Heart.scozia
Il sondaggio, condotto da Panelbase su 1.041 adulti, rivela inoltre che solo il 5 per cento prenderebbe in considerazione di abbandonare la Scozia, con 5,3 milioni di abitanti, se si optasse per lo status quo – la permanenza della Scozia nel Regno Unito -. Il 73 per cento rimarrebbe nella regione scozzese indipendentemente dal risultato del referendum, al quale potranno votare tutti i residenti dai 16 anni in su.
Il sondaggio parla di un sostegno all’indipendenza del 41 per cento, un 1 per cento in più rispetto all’ultima indagine realizzata da Panelbase a maggio. Il voto favorevole al “no” sale dell’1 per cento, fino al 48 per cento, mentre si registra un 11 per cento di indecisi, che sono sempre di meno.
Se si escludono gli indecisi, il voto a favore dell’indipendenza si situa al 46 per cento, mentre coloro che optano per lo status quo sono il 54 per cento. Il 34 per cento degli intervistati ritiene che la Scozia starebbe meglio se indipendente, mentre il 42 per cento si dice certo del contrario.

giovedì 24 luglio 2014

Lituania nell'Euro dal 1° gennaio 2015

da www.ansa.it

Ok finale del Consiglio Affari Generali dell'Unione Europea

(ANSA) - BRUXELLES, 23 LUG - Ultimo via libera formale per l'ingresso della Lituania nell'Eurozona dal primo gennaio 2015.
    Sarà il 19/o paese ad aver adottato l'euro. La decisione finale, è stata adottata dal Consiglio Affari Generali, presieduto da Sandro Gozi. L'ultimo atto fa seguito alla raccomandazione positiva dell'Eurogruppo del 20 giugno scorso. Il 27 giugno il vertice dei leader europei aveva riconosciuto che il paese aveva rispettato i criteri di convergenza, approvando la proposta della Commissione.
   

martedì 15 luglio 2014

Juncker presidente della Commissione Ue. «In tre anni 300 miliardi per rilanciare l'economia»

da www.ilsole24ore.com


(Epa)(Epa)
STRASBURGO - Il presidente designato della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha ricevuto stamani dal Parlamento europeo un atteso voto di fiducia. L'ex premier lussemburghese ha ottenuto 422 sì, 250 no, 57 astensioni e voti invalidi. La maggioranza minima era di 376 voti. A votare a favore di Juncker, designato a fine giugno dai Ventotto paesi dell'Unione, sono stati i Popolari, i Socialisti, e i Liberali. La votazione ha mostrato la presenza di franchi-tiratori. In teoria, Juncker poteva godere di una maggioranza di 480 deputati.
Il voto di oggi è giunto dopo che l'ormai nuovo presidente della Commissione aveva pronunciato un discorso in tre lingue con cui ha cercato di convincere i deputati a concedergli la loro fiducia. L'allocuzione, durata oltre 45 minuti e spesso interrotta da applausi, ma anche da fischi, è stata l'occasione per tratteggiare un programma politico che prevede, tra le altre cose, un piano di investimenti pubblici e privati, il ritorno al metodo comunitario, l'idea di un bilancio proprio della zona euro e una politica comune sul diritto d'asilo.
Fine politico e ottimo conoscitore delle molte indiosincrasie europee, Juncker ha parlato in francese quando si è trattato di criticare la tendenza di alcuni stati membri al nazionalismo; si è espresso in tedesco quando ha voluto spiegare l'importanza dell'economia sociale di mercato e la necessità di risanare i conti pubblici; è passato all'inglese quando ha sottolineato l'urgenza di rafforzare il mercato unico, anche per rilanciare l'economia. Ciononostante, è stato fischiato dai deputati inglesi quando ha affermato che "l'euro protegge l'Europa contro il disordine monetario".
"Voglio una Commissione che sia politica, più politica. Sarà molto politica", ha detto Juncker, un ex premier lussemburghese di 59 anni che negli ultimi tre decenni è stato un protagonista della vita istituzionale europea, sedendo sia nel Consiglio europeo che nell'Eurogruppo. "Da presidente della Commissione, non sarò il segretario del Consiglio né l'aiutante di campo del Parlamento (…) Rinunciamo ai dibattiti ideologici che coltivano le divisioni (…) Usiamo il pragmatismo come metodo di lavoro".
Riferendosi alle divisioni provocate negli ultimi anni dalla crisi finanziaria, economica e debitoria, Juncker ha esortato i governi a rinunciare "all'ombelico nazionale". Ha aggiunto: "Il metodo comunitario è impegnativo, ma ha fatto le sue prove (…) Si vince insieme ma è anche insieme che perdiamo". Parlando direttamente alle capitali, ha precisato: "Se avete detto sì a Bruxelles, non dite no altrove". Ha poi assicurato di voler essere "il presidente del dialogo sociale", secondo i principi dell'economia sociale di mercato.
Consapevole delle critiche provenienti da molti deputati per il suo passato, Juncker ha spiegato: "Sono stato presidente dell'Eurogruppo e ne sono fiero. Ma nella crisi dell'euro, vale a dire nella crisi del debito, abbiamo dovuto riparare in volo un aereo in fiamme. Ce l'abbiamo fatta a salvare la zona euro, ma abbiamo fatto errori. D'altro canto, riparare un aereo in volo e in fiamme non è cosa facile (…) Dobbiamo quindi riflettere alla Troika (la collaborazione tra Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea, ndr) e renderla più democratica".
Al di là dello slancio europeista del suo discorso, Juncker ha messo in luce alcuni aspetti più concreti del suo programma. Vuole: lanciare entro febbraio 2015 un piano di investimenti pubblici e privati di 300 miliardi di euro (non ha dato dettagli significativi); lottare contro il dumping sociale; rafforzare il mercato unico (soprattutto in campo digitale); rendere più trasparenti le trattative per un accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed Unione Europea; adottare una politica comune dell'asilo; riflettere a una capacità finanziaria della zona euro.
Nel contempo, Juncker vuole anche: pensare a incentivi finanziari per chi adotta riforme particolarmente significative; dare alla zona euro una rappresentanza unica a livello internazionale; combattere l'evasione fiscale e la frode tributaria; introdurre un salario minimo in tutti i paesi dell'Unione (la Germania lo ha fatto di recente); usare la flessibilità concessa dal Patto di Stabilità ma senza violarne le regole; promuovere una reindustrializzazione del continente anche attraverso una attenzione particolare alle fonti di energia rinnovabili.

domenica 13 luglio 2014

Nomine Ue, settimana decisiva. Salgono le quotazioni di Mogherini come Alto rappresentante

da www.ilsole24ore.com


(LaPresse)(LaPresse)
BRUXELLES. Mancano tre giorni al vertice che dovrà designare i nuovi responsabili comunitari, chiamati a dare una risposta alla crescente disaffezione della pubblica opinione nei confronti del progetto europeo. Alla ricerca di un difficile equilibrio Nord-Sud, Est-Ovest, Socialisti-Popolari, donna-uomo, i ventotto capi di stato e di governo dovranno mercoledì confermare la nomina di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione, e designare un nuovo Alto rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza.
L'Eliseo ha annunciato ieri che il presidente francese François Hollande ha avuto un colloquio telefonico con sette primi ministri socialdemocratici, tra cui il premier italiano Matteo Renzi, per preparare l'incontro di mercoledì. Secondo l'entourage di Hollande, gli uomini politici vogliono che nel corso del vertice «la scelta delle persone tenga in conto la presenza dei socialdemocratici sui principali temi» all'ordine del giorno, tra cui naturalmente il rilancio della crescita economica.
L'Italia ha candidato alla posizione di Alto rappresentante, e quindi vice presidente della Commissione, l'attuale ministro degli Esteri Federica Mogherini. Ad alcuni osservatori, la posizione pare troppo defilata rispetto ad altre nell'esecutivo comunitario. Si occupa di una materia che deve essere decisa all'unanimità, che è spesso occasione di tensioni tra stati membri e che, a causa dei suoi numerosi viaggi, tiene il responsabile lontano da Bruxelles e dagli affari correnti della Commissione.
La diplomazia italiana risponde che l'Alto rappresentante può sedere nel Consiglio europeo e quindi può giocare un ruolo influente nelle decisioni comunitarie. L'attuale Alto rappresentante, l'inglese Catherine Ashton, non si è avvalso di questa possibilità. La signora Mogherini, invece, se ne avvarrebbe. Da vice presidente dell'esecutivo comunitario avrebbe poi un diretto contatto con Juncker, che proprio martedì dovrebbe ricevere (salvo sorprese) il voto di fiducia del Parlamento a Strasburgo.
Pur apprezzata dai suoi omologhi nel Consiglio Affari esteri, non è chiaro qui a Bruxelles se la signora Mogherini riuscirà a ottenere la nomina. «È appoggiata da un grande paese membro, e potrebbe ricevere il benestare dei vecchi paesi dell'Unione - spiega un alto responsabile europeo -. I problemi però sono tre: l'esperienza; le sue posizioni pro-russe che non piacciono a molti a Est; la concorrenza del ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski».
Nel suo programma elettorale, Juncker sottolinea che l'Alto rappresentante dovrà essere persona «forte e di esperienza», capace di lavorare in concerto con i commissari per il commercio, lo sviluppo, l'aiuto umanitario e il vicinato. Sulla scia della crisi ucraina, nello stesso modo in cui il ministro italiano è ritenuto troppo filorusso, il ministro polacco è considerato troppo antirusso. Una eventuale scelta di compromesso potrebbe essere Kristalina Georgieva, l'attuale commissario bulgaro allo sviluppo.
Sulle altre designazioni prevale l'incertezza. Spiega l'alto responsabile europeo: «Se possiamo, decideremo su altre posizioni, ma il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy non vuole creare aspettative». Aggiunge un diplomatico di alto rango: «Le pressioni dei paesi stanno aumentando per cercare di chiudere su alcune nomine ed evitare di trascinare i piedi». Ieri i leader socialisti si sono accordati per chiedere a Hollande di discutere della questione con Van Rompuy e il cancelliere tedesco Angela Merkel.
Molti diplomatici prevedono un confronto acceso sulla nomina di un nuovo presidente del Consiglio europeo. Intanto, durante una audizione parlamentare questa settimana, Juncker avrebbe detto di voler nominare commissario agli affari economici un socialista. Commenta sorridendo un responsabile europeo: «Chi meglio di un socialista potrebbe far accettare alla Commissione affari economici guidata da un socialista (l'italiano Roberto Gualtieri, ndr) tutte le sottigliezze di una nuova apparente flessibilità del Patto, nei fatti già esistente?».
I nomi sono due: l'attuale presidente olandese dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e l'ex ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici, entrambi di centro-sinistra. In passato, Juncker ha avuto screzi con Dijsselbloem, che alla televisione olandese gli ha rimproverato di bere troppo. Sempre ieri, i leader socialisti riuniti da Hollande si sono accordati perché sia socialdemocratica almeno una delle due principali figure in campo economico: il commissario agli affari economici o il presidente dell'Eurogruppo, se questo diventasse una posizione permanente.