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domenica 29 giugno 2014

Serbia: Barroso,appoggio integrazione Ue

da www.ansa.it

Presidente commissione a Belgrado. Bene dialogo con Pristina

    Barroso ha elogiato i notevoli progressi compiuti dalla Serbia nel processo di integrazione europea. Riferendosi al dialogo fra Belgrado e Pristina, il presidente della commissione ha elogiato l'impegno delle due parti, che hanno dato prova di coraggio e di visione.

sabato 28 giugno 2014

Lituania 19° Paese dell'Eurozona

Il Consiglio Europeo del 27 giugno ha confermato l'ingresso della Lituania nella zona Euro dal
1° gennaio 2015. Così tutt'e tre gli Stati baltici avranno l'Euro portando a 19 il numero dei Paesi dell'Eurozona.

venerdì 27 giugno 2014

Niente nuova Urss per Putin. Ucraina, Georgia e Moldova firmano accordi con l'Ue

da www.ilsole24ore.com


(Reuters)(Reuters)
L'Ucraina, la Georgia e la Moldova, tre Paesi dell'ex blocco sovietico (Urss), hanno firmato accordi di associazione con l'Unione europea. Svanisce il sogno del presidente russo Putin, accarezzato in questo ultimo anno con la vittoria diplomatica e d'immagine sugli Stati Uniti nella crisi siriana e l'annessione della Crimea a marzo, di riformare un blocco con i vecchi confini dell'Unione sovietica ad egemonia russa. Non a caso oggi 27 giugno 2014 è definito «un giorno storico per il mio Paese, il più importante dall'indipendenza» dal presidente ucraino Petro Poroshenko al suo arrivo al vertice Ue dove ha firmato la seconda e ultima parte del pacchetto dell'Accordo di associazione con l'Ue. Pacchetto che aveva scatenato la rivolta di piazza del febbraio scorso culminata con la cacciata del presidente filorusso Yanukovich, il cambio di governo e le tensioni Russia-Ue-Usa che hanno portato l'esclusione di Mosca dal G8 divenuto ora G7.
La firma di oggi ovviamente non farà cessare i problemi economici dell'Ucraina e la guerriglia separatista a est né verrà meno la leva energetica a disposizione del Cremlino che già ha mostrato tutta la sua irritazione. La sottoscrizione di accordi di associazione (AA) e di cooperazione economica (DCFTA) non spalanca poi, automaticamente, le porte di Bruxelles, e Kiev ha di fronte come prima una strada in salita con i soliti problemi, politici ed economici da risolvere con la Russia.
Tensione fra Mosca e Kiev
Mentre a Bruxelles si firma l'accordo, infatti, in Ucraina i filorussi liberano quattro osservatori Osce, sempre a est i separatisti prendono base militare a Donetsk, e da Mosca arrivano nuovi segnali di tensione: Sergei Glazyev, influente consigliere del presidente Putin, definisce Poroshenko un «nazista» e la firma dell'accordo con l'Ue «illegittima»; il viceministro degli esteri russo Grigory Karasin minaccia «gravi conseguenze» dopo la firma. «La conclusione di un tale accordo» ha detto Karasin «impatta significativamente sul concetto di sovranità».

Nonostante questi attacchi, Poroshenko, che ieri s'era detto pronto a concludere un accordo di pace con Putin , ha sottoscritto oggi la parte economica dell'intesa, dopo che quella politica era stata già siglata a marzo dal primo ministro Arseni Yatseniuk.
Si conclude così formalmente il travagliato capitolo iniziato alla fine di novembre 2013, quando l'allora capo di stato Yanukovich aveva dato lo stop al processo di avvicinamento all'Europa, scegliendo la collaborazione con la Russia e scatenando le proteste che hanno portato alla rivoluzione di febbraio.

Le parole di Glyziev confermano però il patto con l'Ue porterà ulteriori problemi con la Federazione russa, che con l'ingresso dell'Ucraina nello spazio economico europeo potrebbe reagire imponendo restrizioni alle esportazioni di Kiev verso Mosca, mettendo in difficoltà presidente e governo impegnati nel tenere a galla il Paese.

mercoledì 25 giugno 2014

Unione Europea: accordato all’Albania lo status di paese “candidato”

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  25 giugno 2014  alle  6:00.

Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno deciso ieri di accordare lo status di paese “candidato” a far parte dell’Unione all’Albania. Per l’adesione diventi concreta, il governo di Tirana dovrà adesso varare una serie di riforme. La notizia è stata data direttamente dalla Commissione europea e la decisione è stata presa nel corso di una riunione dei ministri per Affari europei tenuta in Lussemburgo.Edi Rama Prime Minister of Albania meets European Commission President Jose Manuel Barroso in Brussels
Non sono stati indicati dei tempi per l’adesione; i tempi saranno in realtà flessibili e dipenderanno dalla capacità dell’Albania di rispondere alle indicazioni europee. Il primo ministro albanese Edi Rama (nella foto) ha accolto la notizia con entusiasmo e si è detto consapevole della strada da seguire.
Oltre alle raccomandazioni fatte, i ministri europei hanno preso atto degli sforzi condotti dal governo albanese nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata.

lunedì 23 giugno 2014

Vertice Ue e semestre Italia, tutti gli appuntamenti

da www.ansa.it

BRUXELLES - Prende il via domani, con la riunione a Lussemburgo dei ministri degli Esteri dell'Ue che deve preparare il vertice europeo di giovedì e venerdì prossimi, una fase particolarmente importante per il futuro degli assetti istituzionali dell'Unione alla luce dei risultati delle elezioni europee e dell'esigenza di voltare pagina rispetto a politiche basate solo sul rigore e l'austerità. Ecco la cronologia dei principali appuntamenti previsti per i prossimi giorni e durante il semestre di presidenza italiana dell'Ue.

* 23 giugno - Riunione dei ministeri degli Esteri Ue.

* 24 giugno - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi illustra alle Camere il programma del semestre di presidenza italiana dell'Ue. Scade il termine per la formazione dei gruppi politici dell'Europarlamento. * 26 e 27 giugno - Consiglio Europeo con all'ordine del giorno la designazione del futuro presidente della Commissione europea, il relativo documento programmatico e la risposta all'emergenza immigrazione.

* 1 luglio - La presidenza di turno dell'Ue passa dalla Grecia all'Italia. A Strasburgo il nuovo Parlamento elegge il presidente dell'assemblea. Dimissione dell'attuale commissario europeo italiano, Antonio Tajani, eletto al Pe nelle fila di Forza Italia.

* 2 luglio - Renzi interviene a Strasburgo alla prima seduta plenaria del nuovo Parlamento europeo per presentare il programma di lavoro e le priorità della presidenza italiana.


* 15-17 luglio - Sessione plenaria dell'Europarlamento e possibile votazione sul nuovo presidente della Commissione europea.

* Luglio-agosto. Designazione dei nuovi componenti della Commissione.

* 15-18 settembre - Sessione plenaria del Parlamento Ue che potrebbe pronunciarsi sulla nomina dei nuovi commissari.

* 23-24 ottobre - Il Consiglio Europeo si riunisce per discutere dei cosiddetti accordi di partnership tra Ue e singoli Stati membri per aiuti e flessibilità in cambio di riforme.

* 31 ottobre - Scade formalmente il mandato della Commissione Barroso.

* 30 novembre - Scade formalmente il mandato del presidente del presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy.

* 19-20 dicembre - Consiglio Europeo di fine anno che chiude il semestre di presidenza italiana dell'Ue.

giovedì 19 giugno 2014

Juncker alla Commissione, la sconfitta di Cameron

Scritto da: Luca Barana 19 giugno 2014
La probabile, quasi certa, ascesa di Jean-Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea è stata oggetto delle discussioni ieri a Roma fra il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e il Primo Ministro italiano Matteo Renzi. Il rappresentante del PPE vincitore delle ultime elezioni è il candidato prescelto dal Parlamento Europeo. Sin qui tutto chiaro. Se non che il nuovo Presidente deve essere nominato dal Consiglio Europeo, composto dai leader nazionali, tenendo conto del risultato elettorale.
E qui si sono create grandi difficoltà intorno al nome di Juncker. Il premier britannico David Cameron si è messo infatti di traverso, esprimendo sin dal principio la propria opposizione alla nomina dell’ex Presidente dell’Eurogruppo. Juncker sarebbe troppo federalista “alla vecchia maniera”, fautore di un’ulteriore integrazione europea e rappresentante della solita tecnocrazia di Bruxelles, che molto britannici vedono come la sabbia negli occhi.
Alla base del no di Cameron si trova il contrastato rapporto fra UE e Gran Bretagna. Il Primo Ministro ha infatti promesso che, in caso di rielezione nel 2015, avrebbe contrattato una nuova ripartizione delle competenze fra UE e Stati membri, a favore di questi ultimi, per poi sottoporre la nuova partnership in un referendum nel 2017. Il timore del Primo Ministro è che Juncker alla presidenza della Commissione spinga pericolosamente i britannici a votare per uscire dall’UE, un risultato che Cameron non vuole affatto.
Fino a pochi giorni fa, Cameron sembrava poter contare sull’appoggio di altri leader europei: l’olandese Mark Rutte e lo svedese Fredrik Reinfeldt, ma soprattutto di Angela Merkel, che, sebbene Juncker fosse il candidato del suo partito, non si era esposta esplicitamente a suo favore. Grandi speranze erano riposte anche in Matteo Renzi, che viene visto a Londra come un utile alleato nella lotta per un’Unione meno burocratica e più flessibile. Non a caso, prima dell’incontro con Van Rompuy, Renzi e Cameron si sono sentiti telefonicamente.
Ma il progetto di Cameron si sta sgretolando velocemente. Il premier britannico è deluso dall’assenza di una presa di posizione chiara da parte di Rutte e Reinfeldt: la speranza era che l’esplicita opposizione britannica a Juncker potesse incentivare altri a uscire dall’ombra ed esporsi, ma così non è stato finora. Non con la forza desiderata da Cameron: “se si è a favore delle riforme, allora bisogna alzarsi e combattere per le riforme”, ha detto nelle scorse ore.
Ora però appare come l’unico leader riottoso che intende opporsi alla volontà popolare rappresentata dal nuovo PE. A Downing Street affermano però di voler andare fino in fondo, perché il Consiglio Europeo è comunque composto da leader eletti democraticamente ed è dunque pienamente legittimato a far sentire la propria voce. La scelta da parte del PE “porterebbe l’UE in un luogo diverso: la Gran Bretagna non accetterà il risultato”, ha sentenziato Ivan Rogers, Rappresentante di Londra presso l’UE.
Il principale problema di Cameron, dopo la defezione di Rutte, è tuttavia Angela Merkel, che ha rivisto la propria posizione. Pur non essendo entusiasta di Juncker (ma i più maligni sottolineano che nemmeno il lussemburghese aspiri poi così tanto alla carica di Presidente della CE), la Cancelliera è stata sottoposta a una forte pressione interna. L’opinione pubblica tedesca infatti pare orientata a sostenere con forza l’esito delle elezioni europee, interpretando l’eventuale abbandono di Juncker come un tradimento della legittimità democratica dell’UE.
Ecco dunque che Renzi torna in gioco: se anche lui dovesse appoggiare Juncker, Cameron sarebbe definitivamente isolato. E a Londra si ventila l’ipotesi che l’Italia potrebbe contrattare l’appoggio al lussemburghese in cambio di maggiore flessibilità sulle politiche di bilancio.
Fantapolitica? Forse, ma certamente la forza crescente di Juncker sentenzia una vittoria storica del PE, la sconfitta altrettanto storica di Londra e apre le danze anche per le nomine successive: si parla con insistenza del polacco Radoslaw Sikorski come prossimo Alto Rappresentante, mentre rimangono ancora da definire i nomi per il Presidente del Consiglio Europeo (che dovrebbe andare a un esponente del PSE), il Presidente del PE (ai liberali?) e i Commissari chiave (il portafoglio sul mercato interno potrebbe andare a un britannico, come ‘risarcimento’).

La Francia mette un tetto al nucleare: dal 75 al 50% della produzione di energia entro il 2025

da www.ilsole24ore.com


(Reuters)(Reuters)
Nucleare, adieu, la Francia volta pagina. Riduce il nucleare e punta sull'auto elettrica. La sorprendente svolta francese è stata annunciata a sorpresa da Segolène Royal, attuale ministro dell'Ambiente, ex moglie del presidente francese François Hollande ed ex sfidante all'Eliseo per il partito socialista contro Nicolas Sarkozy.
La Francia vuole mettere un "tetto" alla produzione di energia atomica, in cui è leader in Europa, riducendolo dall'attaule 75% al 50% entro il 2025.
Il governo francese ha presentato il ddl sulla transizione energetica, descritto da Hollande come «uno dei più importanti del quinquennato», dopo mesi di intensi dibattiti, in particolare con gli ambientalisti.
Un piano (i francesi amano i progetti di lungo termine che prevedono tutto fin nel dettaglio) che rappresenta «una grande sfida per il Paese» e «l'occasione di abbassare la bolletta energetica» della Francia, ha sottolineato il ministro socialista per l'Ambiente, Segolène Royal, al termine di un consiglio dei ministri. Sarà «l'occasione di valorizzare nuove tecnologie per l'efficienza energetica e di migliorare la competitività delle imprese», ha affermato in conferenza stampa.

Uno dei punti più controversi è stato quello della governance sul nucleare (in mano al colosso pubblico Edf), con gli ambientalisti che volevano garanzie concrete sul fatto che lo stato sia convincente nel "pilotare" una sua progressiva riduzione nel "mix" energetico nazionale francese. L'obiettivo è ridurre la componente di nucleare alla metà della produzione di elettricità nel 2025 rispetto all'attuale 75%, numeri che hanno reso la Francia uno dei Paesi al mondo più dipendenti da questo tipo di energia che alcuni paesi vicini, su tutti la Germania, stanno per abbandonare dopo le pressioni dei Verdi in seguito all'incidente alla centrale nucleare giapponese di Fukushima. Un incidente che ha convinto anche la cancelliera Merkel ad abbandonare il nucleare e a puntare sulle rinnovabili. Anche l'Italia ha fatto progressi enormi sulle rinnovabili, al punto che recentemente più della metà della produzione italiana è stata prodotta dalle rinnovabili (energia idroelettrica, eolico, solare).
Il disegno di legge di Parigi è composto da 80 articoli che spaziano dall'auto elettrica alla ristrutturazione di edifici, passando per l'inquinamento dell'aria e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Tra le misure principali: un «assegno energetico» per le famiglie più povere, l'obbligo di rinnovamento energetico in caso di ristrutturazione, nuovi incentivi fiscali (tra cui 10mila euro a chi passa dal diesel all'auto elettrica) o ancora l'ambizione di installare sette milioni di punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2030. Il settore pubblico sarebbe impegnato ad acquistare auto elettriche al 50% dei nuovi acquisti di auto in caso di rinnovamento della flotta. La Renault, uno dei due costruttori di auto francesi con una quota in mano allo Stato, ha pesantemente investito nella costruzione di auto elettriche.
Il testo di legge si prefigge obiettivi ambiziosi: dimezzamento del consumo energetico finale nel 2050 in rapporto al 2012, riduzione del 30% nel 2030 del consumo delle energie fossili in rapporto al 2012 o ancora una parte di energie rinnovabili nel consumo finale energetico del 32 per cento nel 2030, ha indicato l'entourage del ministro dell'Ambiente Segolène Royal.

Il disegno di legge è all'inizio di un lungo iter legislativo che in Parlamento troverà numerosi ostacoli, visto che l'uso del nucleare ha garantito alle imprese transalpine e alle famiglie prezzi dell'energia altamente competitivi in Europa.

martedì 10 giugno 2014

Commissione Ue, su Juncker è scontro tra Merkel e Cameron

da www.ilsole24ore.com


Angela Merkel ribadisce il sostegno a Jean-Claude Juncker, candidato del Partito popolare europeo alla presidenza della Commissione Ue e David Cameron, forte dell'appoggio svedese, ripete il «no» di Londra. Nel vertice informale a quattro - Germania, Gran Bretagna, Svezia e Danimarca - le posizioni tra le parti sono rimaste distanti.
Merkel, nella conferenza stampa, ha criticato la campagna del premier britannico per il no: «Le minacce sono lo strumento sbagliato cui fare ricorso in queste occasioni. Non fanno parte del nostro abituale modo di confrontarci e procedere». Si riferiva, il cancelliere tedesco, alla campagna messa in atto da Cameron secondo il quale un presidente come Juncker, convinto federalista di vecchia data, rischierebbe di alimentare i sentimenti anti Ue dei britannici chiamati nel 2017 a un referendum sull'uscita dall'Unione.
«Ho detto che Juncker era il mio candidato per la presidenza della Commissione, l'ho detto in Germania e lo ripeto anche qui» ha affermato Merkel ad Harpsund, la residenza estiva del premier svedese Fredrick Reinfeldt, che ha invitato anche il primo ministro olandese Mark Rutte.
Poprio lunedì Cameron aveva incassato l'appoggio di Reinfeldt, altrettanto contrario alla nomina "decisa" dal Parlamento europeo. Per la prima volta infatti quest'anno i gruppi parlamentari di Strasburgo hanno indicato un candidato alla presidenza della Commissione.
Il partito che ha ottenuto più voti, quello Popolare, chiede adesso che i capi di Stato e di Governo si attengano alle indicazioni e ha messo in chiaro che l'emiciclo, al quale spetta l'approvazione del candidato, non ne voterà uno diverso da quelli individuati prima del voto. Anche al Parlamento Angela Merkel ha quindi rivolto una critica: «Bisogna rispettare il trattato secondo il quale è il Consiglio a proporre il candidato per la Commissione Ue. Si tratta di trovare un compromesso».
I capi di stato e di governo dovranno mettersi d'accordo su un nome entro il vertice europeo di fine giugno a Bruxelles, poi il Parlamento di Strasburgo dovrà procedere all'elezione a luglio. Difficile per il momento che sul nome di Juncker si trovi un consenso e altrettanto improbabile è che i governi vadano al muro contro muro scegliendo un nome a maggioranza. Il compromesso, da trovare forse al vertice Ue di fine giugno, potrebbe profilarsi su un candidato diverso ma sempre della famiglia dei popolari.


giovedì 5 giugno 2014

Un nuovo paese nel club dell’euro: la Lituania dal 2015 entrerà nell’eurozona

da balticanews.wordpress.com

La Commissione europea ha dato il via libera. Dopo Estonia e Lettonia, è il terzo paese baltico ad adottare la moneta unica europea.

Foto shutterstock.com
La Commissione Europea e la BCE hanno dato ieri il via libera all’ingresso della Lituania nell’euro, valutando positivamente tutti i criteri di Maastricht rispettati dal paese baltico.
La Lituania dunque dal prossimo 1 gennaio 2015 entrerà nell’eurozona, ad un anno di distanza dall’ultimo ingresso di un nuovo paese membro, quello della Lettonia all’inizio di quest’anno.
Con l’arrivo della Lituania saranno 19 i paesi membri dell’eurozona.
Adesso gli ultimi passaggi formali prima dell’ufficialità definitiva saranno quelli dell’approvazione da parte dei singoli paesi del Consiglio d’Europa e dell’Ecofin.
Grande soddisfazione da parte delle istituzioni lituane per questa decisione della Commissione Europea che comunque era attesa. La presidente lituana Dalia Grybauskaitė ha affermato che la Lituania si è guadagnata da tempo il suo ingresso nel club dell’euro.
Già a metà maggio la Banca centrale lituana aveva reso noto che il paese baltico aveva centrato tutti i criteri di Maastricht necessario per l’adesione all’eurozona.
In particolare il rapporto deficit pil al 2,2%, lo 0,8% in meno del limite del 3%, i tassi di interesse a lungo termine al 3,6% (il limite in Europa è quello del 5,5%) e un tasso di inflazione in costante diminuzione, che ad aprile ha toccato lo 0,6%.
La soddisfazione delle istituzioni lituane riguarda soprattutto i benefici economici, soprattutto un minor costo degli interessi sul debito e la possibilità di risparmiare risorse da indirizzare al sistema pensionistico ed altri settori pubblici, come ha affermato la presidente Grybauskaitė.
Non spaventa più di tanto il rischio di un aumento dell’inflazione e del costo della vita. Secondo la presidente lituana i prezzi dovrebbero aumentare intorno ai 20 – 30 centesimi, spostamenti praticamente nulli, e in ogni caso le istituzioni lituane vigileranno sui casi di speculazione.
Con l’ingresso della Lituania si completa il percorso di adesione all’eurozona dei tre paesi baltici, l’Estonia nel 2011 e la Lettonia nel 2014.
Per la Lituania in realtà si tratta del secondo tentativo di ingresso nell’eurozona. Il primo tentativo avvenne otto anni fa, ma il paese baltico allora non riuscì a tenere sotto controllo il dato relativo all’inflazione, che era rimasto al di fuori del criterio fissato a Maastricht.
La Commissione europea ha anche valutato i progressi di altri sette paesi che hanno intrapreso il cammino verso l’adesione all’eurozona: Bulgaria, Rep. Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia. Ma nessuno di loro per il prossimo futuro adotterà la moneta unica europea.