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giovedì 29 maggio 2014

Twitteropolis, come orientarsi nella social Ue

da www.corriere.it





Se avete seguito attraverso i social le elezioni europee, magari seguendo i suggerimenti di @martaserafini pubblicati proprio su 6gradi,  non c’è alcuna ragione per non fare lo stesso con l’attività dell’Europarlamento e della Commissione Europea. Quella vera, intendo, che inizia da oggi.  Il momento del voto riesce infatti a catalizzare l’attenzione, come sempre accade per ogni appuntamento elettorale, perché indipendentemente dal tipo di consultazione – nazionale, locale o, come in questo caso, transnazionale – il responso delle urne viene considerato anche un termometro per misurare lo stato di salute del governo e delle forze politiche in genere. Poi tutto viene un po’ meno. Nel caso dell’Europa, in particolare,  l’interesse generale – e anche mediatico – finisce di solito col scemare molto velocemente e di quanto avviene tra Strasburgo e Bruxelles ad un certo punto ci si disinteressa del tutto.
Ma se non lo fanno, o non lo fanno abbastanza,  giornali e giornalisti (mea culpa!), grazie ai social è possibile seguire da vicino  e in prima persona l’attività di istituzioni che sono tutt’altro che secondarie nella vita dei cittadini, basti pensare  ai vincoli europei su bilanci e politiche di spesa che condizionano fortemente anche l’attività dei singoli governi e di conseguenza la vita delle persone. Per orientarsi tra le tante istituzioni che compongono la galassia social della Ue può essere utile quella che è stata già ribattezzata «Twitteropoli», una mappa interattiva che consente di accedere ai profili twitter di istituzioni, commissioni, gruppi di lavoro, ai servizi ai cittadini e alle news nelle diverse lingue.
L’aspetto è quello di una classica mappa del metrò, con una pagina twitter al posto di ogni stazione.  Cinque le linee tra cui scegliere: Commissioni, Media e Servizi, Il Parlamento vicino al cittadino, Eventi, Novità nella tua lingua. Un tool decisamente utile, da conservare e da ripescare al momento buono ad esempio per andare a curiosare tra l’attività delle diverse commissioni, quando saranno operative. Tra gli account che potrebbe essere utile seguire stabilmente, invece, quello dell’europarlamento in italiano (@Europarl_IT) e l’account ufficiale dell’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo (@PE_Italia), giusto per restare in contatto costante con il mondo europarlamentare che esiste, eccome, anche tra un’euroelezione e l’altra. Personalmente qualche minuto ogni tanto lo dedicherei anche a consultare l’EpNewshub, dove sono riportati tra l’altro i tweet dei parlamentari europei dei vari Paesi, che – perlomeno quando sono espressi in lingue conosciute – possono aiutare ad avere un’idea del sentiment che si respira tra quei palazzi tutto vetro e bandiere, troppo spesso considerati un buen retiro per politici rottamati nelle rispettive nazioni, ripieghi a bocciature e mancate elezioni domestiche o trampolini per carriere ancora tutte da costruire.

Twitter: @lex_sala

mercoledì 21 maggio 2014

I nostri consigli per il rilancio dell’Europa

da www.lastampa.it

Anni di politiche di austerità devastanti non hanno limitato o ridotto la recessione, ma l’hanno resa più profonda e più duratura di quanto sarebbe stata altrimenti. L’Fmi, la Commissione europea e molti governi europei hanno imposto delle politiche sbagliate basate su assunti difettosi e idee ingenue. Queste politiche hanno stabilizzato le banche europee, e poco altro. Hanno peggiorato le condizioni dei Paesi in crisi. Notiamo oggi che il dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale sostiene in gran parte queste conclusioni.

I risultati, oggi, sono sotto gli occhi di tutti. La disoccupazione è deflagrata e ha colpito più duramente i giovani. Circa un terzo dei disoccupati è già intrappolato in una disoccupazione di lungo termine. La povertà e l’esclusione sociale hanno raggiunto proporzioni assolutamente scioccanti. La coesione e la solidarietà, una volta assi portanti dell’integrazione europea, sono scomparse dal dibattito politico. La deflazione è una minaccia. I rapporti debito-Pil continuano a salire. Il calo degli investimenti unito all’emigrazione dei lavoratori qualificati comprometterà la crescita della produttività in molti Paesi europei. La disuguaglianza è in aumento ed è diventata una minaccia per tutta l’Europa. Tra i bambini, la disuguaglianza nelle opportunità di vita ha raggiunto oggi livelli mai toccati negli ultimi 30 anni.

Un’analisi credibile fatta da istituti economici indipendenti, e più recentemente dai servizi economici della Commissione europea, ha dimostrato che un diverso approccio avrebbe evitato la recessione “double-dip” in molti Paesi e le gravissime depressioni nei Paesi in crisi. Inoltre, avrebbe comportato lo stesso debito in rapporto al Pil nel lungo periodo.

In particolare, una politica globale che comprenda la stabilizzazione dei redditi, un approccio più ponderato e orientato alla crescita del consolidamento fiscale, maggiori investimenti nel sociale e nelle infrastrutture, la ristrutturazione del debito e l’assistenza sociale avrebbe prodotto sia una maggiore performance economica, sia un debito e prospettive finanziarie migliori.

Noi riteniamo necessario un cambiamento profondo e ci appelliamo a tutti coloro che vorranno assumersi la responsabilità politica di sostenere tale cambiamento in tutte le istituzioni Ue all’indomani delle prossime elezioni europee.

Prima di tutto, l’Ue deve porre fine alla crisi e rilanciare la sua economia in direzione di una crescita sostenibile e dell’occupazione. Una nuova strategia macroeconomica è possibile e può essere messa in atto rapidamente. Tale strategia deve avere cinque elementi principali: finanze pubbliche orientate alla crescita, una nuova strategia per il debito pubblico che includa la ristrutturazione del debito nei Paesi in crisi, la risoluzione della banche insolventi, politiche per l’occupazione realmente attive e inclusive e un nuovo programma europeo per la solidarietà sociale. Questa strategia deve includere nuovi investimenti pubblici in infrastrutture per un ammontare annuo di 200 miliardi che faccia leva su un aumento addizionale di 10 miliardi del capitale della Banca europea per gli investimenti e che miri alla trasformazione ecologica dell’Europa e alla ricostruzione della sua competitività.

Una volta che una nuova strategia macroeconomica avrà iniziato a rilanciare l’economia e a creare posti di lavoro, l’Ue dovrà rivedere la sua governance economica, tanto nelle regole quanto nell’assetto istituzionale. Un riassetto meticoloso è inevitabile (rendere le norme meno complesse, meno pro-cicliche e più inclini a rispondere rapidamente ed efficacemente agli shock economici, rendere i processi decisionali più democratici) e può essere raggiunto nell’ambito dei trattati esistenti.

In secondo luogo, l’Europa deve rispondere in modo forte al drammatico aumento delle disuguaglianze. Non ci sono prove del fatto che la riduzione delle disuguaglianze comporti in futuro la riduzione delle performance di crescita di una nazione. Di contro, gli attuali livelli di disuguaglianza hanno dimostrato di generare instabilità economica e di provocare effetti negativi per le nostre società sotto diversi aspetti. Lanciamo un appello per una nuova strategia egualitaria. Tale strategia deve portare avanti azioni politiche su più livelli (fisco, salari, assicurazioni sociali e regolamenti) e puntare su una serie di obiettivi volti alla riduzione delle disuguaglianze nei Paesi. In definitiva, l’Ue deve andare verso una vera e propria Unione Sociale Europea che sostenga i welfare state nazionali a livello sistemico, guidando il sostanziale sviluppo di questi welfare state.

Infine, l’Ue deve garantire pari opportunità di vita per tutti i bambini. Sappiamo che quando i bambini provenienti da famiglie svantaggiate hanno un buon accesso a servizi per l’infanzia e a un’istruzione di qualità – così come all’alimentazione quando sono a scuola – le pari opportunità diventano un obiettivo realistico. L’Ue ha un obbligo morale e un interesse economico nel ricostruire, in uno sforzo congiunto degli stati membri, tale uguaglianza di opportunità. Le azioni nazionali ed europee potrebbero essere condotte e coordinate nell’ambito di un Programma europeo per le pari opportunità dell’infanzia.

Noi crediamo che ci sia una via d’uscita, a condizione che le carenze del sistema attuale e gli errori politici fatti siano, con onesta e correttezza, identificati e superati. Ciò potrebbe fornire l’occasione per un nuovo approccio capace di costruire una società europea più egualitaria, prospera, ecologicamente responsabile e stabile. Un tale modello potrebbe, a sua volta, influenzare il modo in cui il mondo si evolverà nei decenni a venire.


Peter Bofinger, Gøsta Esping-Andersen, Jean-Paul Fitoussi, James K. Galbraith, Ilene Grabel, Stephany Griffith-Jones, András Inotai, Louka T. Katseli, Kate Pickett, Jill Rubery, Joseph E. Stiglitz,
Frank Vandenbroucke

Il testo completo dell’Appello per il Cambiamento può essere consultato su: www.progressiveeconomy.eu/callforchange
 

lunedì 12 maggio 2014

Italia distratta, giochi fatti

da http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2634

Elezioni europee

Giampiero Gramaglia

11/05/2014

L’euro divide l’Italia in tre: quasi un terzo gli è
contro, non ne vuole sapere; un terzo lo accetta, ma lo subisce; un po’
più d’un terzo gli riconosce dei meriti, è favorevole. Lo dice un
sondaggio, uno dei tanti, a due settimane da elezioni europee che -
spiega un altro studio dell’opinione pubblica - interessano, poco o
tanto, il 53% degli italiani, appena più della metà.

E la campagna, che sembrava doversi giocare tutta sull’Unione e sull’
euro, sul futuro dell’integrazione e sulle tentazioni dell’
arretramento, s’é rapidamente arroccata nel gioco delle parti consueto
della politica italiana.

Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della Sera, trova “strano”
che d’Europa si parli poco e sempre meno più passa il tempo e più s’
avvicina il voto. Ma, sul che cosa fare nell’Unione e dell’Unione, una
volta esaurito il formulario generico e passe-partout d'un’Europa
"diversa", "democratica", "dei cittadini", "meno tedesca" e/o "anti-
tedesca", pochi candidati e quasi nessun leader sanno davvero che cosa
dire.

Esame per gli euroscettici
C’entra pure, suggerisce Galli della Loggia, la fiacchezza di un
progetto europeo in cui la visione dell’integrazione e il progetto
federalista sono arretrati, mentre s'è fatta più forte l’
identificazione dei cittadini con le loro piccole patrie regionali,
donde separatismi e localismi.

Così, il vero punto politico delle prossime elezioni europee sarà il
risultato dei partiti euro-scettici, nelle loro varie componenti, di
estrema destra (Alba Dorata e i suoi accoliti britannici, ungheresi ed
altri), di destra con coloriture xenofobe (l’Alleanza intorno al Front
National con la Lega, belgi, olandesi, austriaci e altri), di sinistra
(l’Altra Europa di Alexis Tsipras, con la sinistra radicale e
alternativa), autonomista o separatista, senza apparentamenti - per
ora, ad esempio il Movimento 5 Stelle.

Romano Prodi, ex premier ed ex presidente della Commissione europea,
auspica che l’avanzata degli euro-scettici e "la lezione del populismo”
insegnino “agli altri a fare le cose giuste". Purtroppo, però, dalla
campagna elettorale arrivano segnali che il populismo viene più
cavalcato che combattuto - almeno in Italia - e che "le cose giuste"
pochi abbiamo le idee chiare su quali siano.

Solo due candidati alla presidenza della Commissione europea, il
candidato del Partito popolare europeo, Ppe, Jean-Claude Juncker e l’
uomo del Partito socialista europeo, Pse, Martin Schulz, appaiono
sicuri di ottenere dei seggi, qui da noi.

Le liste e le formazioni che sostengono gli altri candidati, il
liberale (e federalista) Guy Verhofstadt, l’euro-critico di sinistra
Alexis Tsipras, la coppia verde José Bové e Ska Keller, puntano a
superare la soglia del 4%, ma non sono affatto sicuri di farcela. Anzi,
per liberali e verdi l’impresa appare quasi disperata. A meno che la
messa in discussione dello sbarramento di fronte alla Corte
costituzionale non cambi le carte in tavola.

Oltre la soglia del 4%
Al momento, oltre la soglia del 4% ci sono il Partito democratico, che
sostiene Schulz, Forza Italia, Fi, e Nuovo centro destra, Ncd, che
appoggiano Juncker, il Movimento 5 stelle e la Lega, che non hanno
candidati per la presidenza dell’Esecutivo comunitario. Nel Ppe, le
sortite anti-tedesche di Silvio Berlusconi hanno creato imbarazzo e
malumore, ma nessuno pensa sul serio di espellere Fi dal Ppe.

A livello europeo, la corsa tra socialisti e popolari al gruppo più
numeroso nel nuovo Parlamento resta aperta: vantaggio (lieve) al Ppe,
ma distanze minime intorno ai 210 deputati (su 751) per gli uni e per
gli altri. Nella campagna e nei dibattiti, Schulz e Juncker, invece di
esaltare le differenze e darsi battaglia, tendono a sovrapporre le
posizioni: una melassa che preconizza l’inciucio prossimo venturo delle
nuove grandi intese europee.

Sostituti di Barroso, Ashton e Van Rompuy
E infatti a Bruxelles e a Strasburgo c’è chi dà i giochi per (quasi)
fatti, quali che siano i risultati delle elezioni europee del 25
maggio, salvo sorprese assolute. Secondo fonti parlamentari, Juncker
sarà il prossimo presidente della Commissione europea, al posto di
Manuel Barroso, e Schulz sarà l’alto commissario per la politica estera
e di sicurezza, al posto di Lady Ashton.

A questo punto, alla presidenza del Consiglio europeo, al posto di
Herman Van Rompuy, ci vorrebbe una donna. Fonti informate danno in
prima fila la presidente lituana Dalia Grybauskaite, una ex
commissaria, e la premier danese Helle Thorning-Schmidt.

Può darsi che le cose vadano davvero così. Ma le incognite restano
molte: i risultati elettorali e l’arrivo dell’attesa e composita ondata
euro-scettica potrebbero spingere il Consiglio europeo verso scelte
diverse.

Subito dopo il voto, il 26 maggio, si riunirà a Bruxelles l’ufficio di
presidenza del Parlamento - quello uscente -; ed il 27 maggio i leader
dei 28 si vedranno a cena su invito di Van Rompuy e valuteranno la
situazione alla luce dei risultati. Non è detto che dal consulto esca
già un’indicazione sul presidente della Commissione.

A metà giugno, avverrà la formazione dei gruppi della nuova Assemblea,
tappa cruciale per valutare i rapporti di forza. La seconda plenaria
della nuova Assemblea, dal 14 al 17 luglio, sarà l’occasione per votare
l’investitura del presidente della Commissione.

Italiani a Bruxelles
Per la composizione dell’Esecutivo, il candidato italiano favorito è
Massimo D’Alema. L’attuale vice-presidente dell’Esecutivo, e
responsabile per l’Industria, Antonio Tajani, capolista di Fi nell’
Italia centrale, può ambire a un ruolo di rilievo nel nuovo Parlamento,
anche alla presidenza.

Magari in un testa a testa con l’altro potenziale candidato italiano,
Gianni Pittella, vice-presidente uscente, cui il Pd ha concesso una
candidatura in deroga, proprio per lanciarlo in pista nella corsa alla
presidenza dell’Assemblea. Un posto che l’Italia non ha mai avuto: l’
ultimo, e unico, presidente italiano del Parlamento europeo fu, dal
1976 al ’79, Emilio Colombo. Ma, allora, l’Assemblea non era elettiva.