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martedì 7 gennaio 2014

Bartolomeo convoca i primati delle Chiese ortodosse

da www.asianews.it

di NAT da Polis
Oggetto dell'incontro i lavori e i tempi della commissione preparatoria del Sinodo panortodosso. Ma anche di evidenziare la necessità di uscire dal "localismo" e intraprendere iniziative comuni. Zizioulas: il pericolo maggiore del mondo cristiano di oggi è l'autoenarginazione.


Istanbul (AsiaNews) - Il patriarca ecumenico Bartolomeo ha invitato i patriarchi e gli arcivescovi di tutte le Chiese ortodosse ad un incontro a Costantinopoli, il prossimo marzo, per uno scambio di opinioni sui lavori e i tempi della commissione preparatoria del Sinodo panortodosso, previsto per il 2015. Lavori finora spesso consumati in questioni procedurali.
L'ultimo incontro dei primati della Chiese ortodosse si è tenuto nel 2008, sempre a Costantinopoli.
Oltre che per parlare della commissione preparatoria, l'incontro del marzo prossimo nasce dalla volontà di Costantinopoli di ricordare ai suoi confratelli che non si possono affrontare le sfide di un mondo economicamente globalizzato, ma spiritualmente frazionato - con tutte le conseguenze negative che ne derivano per l'esistenza umana - senza iniziative comuni. Un tentativo, si commentava in ambienti ortodossi, di uscire da una autoemarginazione dovuta a una mentalità localista che ha  caratterizzato le Chiese ortodosse nell'era moderna, a causa anche di un certo filettismo (nazionalismo) retaggio post ottomano.
Costantinopoli cerca, grazie anche alla sua storica mentalità  sovranazionale, di evitare questa introversione del pianeta ortodosso. Perché sono in molti nel mondo ortodosso che paventano una Chiesa ortodossa timorosa di raccogliere le sfide sociali della nuova era, una Chiesa che si contenta di compiere semplici opere di carità e si consuma in discussioni su singole tematiche sociali, evitando di affrontare nel suo insieme la crisi che travaglia l'esistenza umana nella società moderna. Singole Chiese che, con il beneplacito dal proprio sinodo, intraprendono iniziative "locali", senza tenere presenti le necessità e le sfide universali.
In proposito, il metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas, copresidente del dialogo ecumenico tra cattolici ed ortodossi, eminente teologo, ci ha detto che "il maggior pericolo per l'Ortodossia, ma anche per tutto il mondo cristiano, non è l'ateismo, il potere secolare o in genere i suoi vari nemici. Nessuno nel corso della storia è stato capace di far svanire la verità. Il maggior pericolo viene dalla sua autoemarginazione. E questo avviene ogni volta che un movimento, una forza spirituale rifiuta di confrontarsi e venire in dialogo con tutti i movimenti intellettuali e sociali della propria era. Perché occorre ricordarsi sempre che la storia non è monolitica".
"La storia - continua Zizioulas - è lo spazio nel quale si esercita la libertà dell'essere umano. E la libertà nell' arco della vita umana è caratterizzata dall'espressione di diverse opinioni e di conseguenza dalla dialettica del "si" e del "no". Soltanto alla fine (in senso escatologico) la libertà umana verrà espressa come un "si", quello rivolto a Dio e alla verità.
Su questa costatazione s'è consolidata nei tempi la Chiesa. Sin dall'inizio, le prime comunità cristiane si dedicarono al dialogo costruttivo con l'ebraismo e il mondo greco. Esso  toccò il suo punto massimo nel cosiddetto periodo patristico, nel quale la Chiesa osò affrontare un dialogo costruttivo con la cultura del tempo, sigillandola con la propria verità. Soltanto nel mondo contemporaneo è avvenuta nella cultura,  la cosiddetta divisione tra sacro e profano, che ha spinto la Chiesa fuori dal divenire culturale e civile, con conseguenze dannose non solo per la Chiesa, ma per la stessa civiltà".
"Pertanto - prosegue Zizioulas - ogni fuga dalla realtà storica e la continua ricerca della propria identità solo nel passato, senza tener conto del contesto storico, sociale e culturale in cui si è sviluppata quella tradizione identitaria, equivale a mitizzare l' Ortodossia e quindi a emarginarla".
"E' molto importante quindi - conclude il Metropolita di Pergamo - che noi uomini della Chiesa, rinunciamo a quell'autocompiacimento narcisista che porta a sterili contrapposizioni, ma sappiamo, al contrario, offrire al creato l'essenza della vera testimonianza, quella di Nostro Signore".