Il mio blog principale: http://mikelogulhi.blogspot.com
Il blog centrale in italiano (dove puoi vedere, a destra, quali sono gli ultimi blog in italiano aggiornati): http://ilmondofuturo.blogspot.com

martedì 31 dicembre 2013

La svolta di Emma Bonino, l’Italia accende i riflettori sull’Africa

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  31 dicembre 2013  alle  6:00.

Guardare l’ da un altro punto di vista senza nasconderne le complessità e gli aspetti negativi ma cercando, finalmente, di valorizzare quegli aspetti positivi su cui anche l’ può dare il suo contributo sul piano dello sviluppo della pace, della democrazia, del rispetto dei diritti umani e sul piano economico. In una sala affollata della Farnesina, ieri il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ha delineato i cardini su cui si svilupperà l’Iniziativa - puntando proprio su questo nuovo concetto del continente. Una chiave di lettura che, come lei stessa ha accennato, può anche incontrare perplessità ma che si sposa con i dati reali: l’ conta un miliardo e 68 milioni di abitanti, africane sono sette delle dieci economice più dinamiche del quinquennio in corso. Pochi numeri che bastano per spiegare questo rinnovato interesse e che, ha sottolineato Bonino, convincono ad “accendere i riflettori” su un continente finora trascurato dall’Italia.IMG_0472
“L’Africa sta facendo registrare innegabili progressi nel campo della pace, della sicurezza, della democrazia, del rispetto dei diritti umani – ha detto il ministro – si sta sviluppando una classe media sempre più solida, il ruolo della società civile è crescente”. Di fronte a questo continente “molto giovane”, in cui le donne hanno “un ruolo fondamentale” l’Iniziativa Italia-Africa vuole “riaccendere nel nostro paese i riflettori sull’Africa” e “mantenerli accesi in futuro al fine di mostrare chiaramente in Italia e in Africa le possibilità offerte da una reciproca collaborazione a tutto campo: politico, economico, sociale e culturale. Il nostro paese intende così inserirsi con la sua capacità di fare e con le proprie eccellenze nelle positive dinamiche in atto nel continente”.
Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha sottolineato che parlare di una nuova Africa non significa metterne da parte i problemi. Non sono così mancati riferimenti al Sud Sudan, al Centrafrica e alla stessa Repubblica democratica del Congo. “Ombre – ha detto il ministro – che certo non possiamo ignorare e che anzi siamo ancor più motivati a cancellare”. Ma, se è radicalmente cambiata l’Africa, deve radicalmente cambiare anche l’approccio dell’Italia all’Africa.
L’Iniziativa Italia-Africa, così come delineata ieri, non vuole essere soltanto una ricognizione di quanto si sta facendo. “Essa vuole dare un impulso ad andare oltre, fornendo una cornice per dare un senso unitario” ha detto Bonino, al cui fianco ieri si trovavano il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge, il ministro dei Beni e delle Attività culturali Massimo Bray, il direttore generale per la mondializzazione e le questioni globali Luigi Marras e il capo servizio per la stampa Aldo Amati.
L’impegno dell’Italia in Africa, ha aggiunto Bonino, dovrà essere un lavoro interministeriale (anche Salute, Sviluppo economico, Agricoltura, Ambiente) così come dovrà svilupparsi lungo il solco di politiche bilaterali, ma anche europee e internazionali.
Citando Expo 2015 come un’occasione da sfruttare, il ministro ha poi indicto i settori economici su cui l’Italia può puntare per crescere in Africa e far crescere l’Africa: l’energia, “perché il nostro modello di distribuzione elettrica e di sviluppo delle fonti alternative può ben rispondere alle condizioni dell’Africa”; la cooperazione culturale, le infrastrutture e l’agricoltura. La presentazione dell’Iniziativa Italia-Africa ha preceduto di pochi giorni un viaggio del ministro Bonino in Ghana e Senegal. Bonino andrà poi il 13 gennaio in Sierra Leone.

martedì 17 dicembre 2013

Prove d’intesa tra Unione Europea e Turchia, si comincia dall’immigrazione

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  17 dicembre 2013  alle  6:00.

L’Unione Europea () e la Turchia hanno firmato un accordo che consente ai governi del blocco comunitario di rimpatriare gli immigrati irregolari che giungono in dalla Turchia.turchiaerdogan
Ieri ad Ankara il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, e il commissario per gli Affari Interni dell’Ue, Cecilia Malmstrom, hanno anche firmato un accordo per avviare colloqui sull’eliminazione dell’obbligo di visto per i cittadini turchi in visita in Europa.
La Turchia, paese candidato all’adesione all’Ue, è un importante luogo di transito dell’immigrazione irregolare in Europa dall’ e dal .
Le conversazioni “sull’accordo di riammissione” per deportare gli immigrati irregolari erano in stallo da anni , soprattutto per la riluttanza di Bruxelles nell’allentare le norme sui visti.
La Turchia ha iniziato i negoziati di adesione all’Ue nel 2005, diciotto anni dopo la sua prima richiesta, ma una serie di ostacoli politici, riguardanti in particolare lo status di e la riluttanza di e Germania, hanno rallentato il processo.

Putin fa lo sconto sul gas a Kiev e compra bond per 15 miliardi di dollari (presi dal fondo per il Welfare)

da www.ilsole24ore.com


(Reuters)(Reuters)
L'Ucraina è tornata all'ovile. Dell'incontro avvenuto martedì a Mosca - il presidente ucraino Viktor Yanukovich con Vladimir Putin - per il momento conosciamo soltanto la metà russa, cioè gli aiuti offerti dal Cremlino «per sostenere il budget dell'Ucraina», come ha detto il presidente russo. Temendo le piazze di Kiev pronte a incendiarsi, le cronache non si soffermano su quello che il presidente ucraino ha promesso in cambio.
Putin si è limitato a dire che non si è parlato dell'ingresso nell'Unione doganale con Russia, Kazakhstan e Bielorussia. Ma la generosità dello zar avrà sicuramente un costo altissimo: qual è il patto tra i due? Per prima cosa Yanukovich torna a casa con uno sconto consistente sul gas. Se dopo il distacco da Mosca, nel 2004, l'Ucraina era arrivata a pagare le più alte tra le tariffe europee, sui 400 dollari per mille metri cubi di gas, da oggi è riaperta l'era dei prezzi di favore. Uno sconto sulle forniture di Gazprom di un terzo, Putin lo ha definito «temporaneo»: da gennaio 2014 gli ucraini pagheranno 268,5 dollari.
Ma la scommessa di Putin appare ancor più clamorosa quanto alla seconda parte dell'accordo. Il presidente russo ha detto che investirà in bond ucraini 15 miliardi di dollari - il massimo delle ipotesi che circolavano in questi giorni: li sottrarrà al Fondo nazionale per il welfare, uno dei due fondi sovrani russi costruiti negli anni con i guadagni del petrolio per garantire la stabilità dei conti dello Stato e il futuro delle pensioni, per proteggerle nelle fasi di calo dei prezzi dell'energia. Secondo i dati dei ministero delle Finanze russo, nel febbraio scorso la disponibilità del Fondo per il welfare era di 88 miliardi di dollari circa. Il futuro non è roseo neppure per l'economia russa: si può permettere un investimento così rischioso?
«Prendendo in considerazione le difficoltà dell'economia ucraina - ha spiegato Putin citato dall'agenzia Interfax - legate in buona misura alla crisi economica e finanziaria mondiale, il governo russo ha preso la decisione di convertire in titoli governativi ucraini una parte delle proprie riserve, con l'obiettivo di sostenere il budget dell'Ucraina».
È esattamente quello di cui Yanukovich aveva bisogno, per affrontare i pagamenti in scadenza il prossimo anno - in parte destinati proprio a Gazprom - e per frenare la caduta della grivna. Per Kiev l'alternativa al pronto soccorso di Mosca potevano essere i 15 miliardi in discussione con il Fondo monetario internazionale, che però li vincolava a una serie di riforme: tra queste l'abolizione dei sussidi sul gas alle famiglie, una misura che Yanukovich non si è mai sentito di affrontare.
Ora il presidente ucraino sarà forse nelle condizioni di abbassare le bollette, ma il rischio che si è assunto è altissimo: c'è solo da attendere la risposta dei dimostranti filo-europei all'abbraccio con Putin.

lunedì 16 dicembre 2013

Turchia: timida apertura verso il riconoscimento della tragedia armena

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  16 dicembre 2013  alle  6:15.

Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha definito “una cattiva pratica” e “qualcosa di disumano” le deportazioni di massa degli armeni nel 1915 sotto l’impero ottomano, un episodio che l’ e la maggior parte dei paesi occidentali qualificano come “”. Davutoglu ha fatto queste osservazioni ieri prima di prendere un volo per , la capitale armena, riportano i media locali.turchiadavutoglu
Secondo Davutoglu, i due paesi possono creare una coscienza collettiva con una “giusta memoria”.
Anche se la ha riconosciuto le sistematiche uccisioni di armeni durante le deportazioni, si rifiuta di ammettere che si sia trattato di genocidio. Tuttavia, le ultime dichiarazioni del ministro sembrano rappresentare un piccolo passo in avanti verso la riconciliazione tra i due vicini.
Davutoglu ha affermato che tra i turchi per decenni è circolata l’idea che gli armeni abbiano tradito l’impero ottomano e che pertanto si siano “meritati” la deportazione, un concetto che, assicura il ministro, “non esiste più”. Per tali ragioni anche “l’Armenia deve cancellare la sua coscienza collettiva” su quanto accaduto.
Turchia e Armenia hanno firmato nel 2009 un protocollo per ristabilire le relazioni diplomatiche e aprire le frontiere comuni, anche se questi piani non hanno mai trovato seguito.
Il genocidio in Armenia avrebbe provocato la morte di 1,5 milioni di persone, uccise dai turchi ottomani nel 1915-1916. riconosce che fino a 500.000 armeni sono morti nei combattimenti e nelle deportazioni di quegli anni, ma ha sempre negato la volontà di sterminio sistematico insita nel termine genocidio.