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venerdì 29 novembre 2013

Ue sigla accordi con Moldavia e Georgia

da www.ansa.it

Vilnius, a cerimonia presenti anche Letta e altri leader Ue

29 novembre, 10:32

Ue sigla accordi con Moldavia e Georgia (ANSA) - VILNIUS, 29 NOV - La Moldavia e la Georgia hanno siglato gli accordi di associazione con l'Unione europea. Alla cerimonia erano presenti il premier Letta insieme agli altri capi di Stato e di governo dei 28, ai leader delle istituzioni europee e ai presidenti dell'Ucraina Viktor Ianukovich, della Georgia Georgi Margvelashvili, dell'Azerbaijan Ilham Aliyev e dell'Armenia, Serzh Sargsyan. Erano presenti anche il premier della Moldavia, Iurie Leanca, e il ministro degli Esteri della Bielorussia, Vladimir Makey.

lunedì 25 novembre 2013

Ucraina, scontri tra europeisti e polizia

da www.lastampa.it

Esteri
Ancora scontri nel centro di Kiev tra la polizia e i manifestanti che protestano contro la decisione del governo ucraino di sospendere la firma di un accordo di associazione con l’Ue. Centinaia di dimostranti hanno tentato di bloccare la sede del governo e sono stati allontanati dalla polizia con manganelli e gas lacrimogeni. Ieri decine di migliaia di persone hanno dimostrato nella capitale ucraina e in centinaia hanno passato la notte in piazza Europa per continuare «a oltranza» la protesta.

Dopo mesi di attesa per un annunciato accordo politico e commerciale con Ue, il governo ha infine deciso di sacrificare l’intesa per ripristinare le relazioni con la Russia. La scelta è stata considerata una vittoria del Cremlino, che ha minacciato sanzioni per far tornare l’Ucraina nella propria orbita. I manifestanti si sono radunati in tutto il Paese per chiedere al presidente Viktor Yanukovich di cambiare idea e firmare un accordo al vertice di Vilnius, in Lettonia, previsto per la prossima settimana.

Decine di manifestanti già ieri si sono scontrati con la polizia e con attivisti pro-Russia vicini al palazzo del governo e fuori dall’ufficio di Yanukovich. I sostenitori dell’accordo con Bruxelles portavano gigantesche bandiere dell’Ucraina e dell’Unione europea, cantando “Ucraina è Europa”. Ieri intervenendo al termine del corteo, il leader dell’opposizione Arseniy Yatsenyuk, alleato dell’ex primo ministro, ora in prigione, Yulia Tymoshenko, ha detto alla folla: “Dovremmo andare verso l’Europa o verso la Russia? Si tratta di una scelta tra il passato e il futuro”. Ieri al termine del corteo la figlia della Tymoshenko ha anche letto una missiva inviata dalla madre dal carcere. “Non lasciate che tutti noi veniamo umiliati in questo modo - ha recitato Eugenia Tymoshenko con la voce rotta dall’emozione - è la nostra tabella di marcia per ottenere una vita normale”. I manifestanti hanno gridato “libertà per Yulia” e intonato cori contro Yanukovich e il suo governo. Funzionari di Stati Uniti e Ue hanno accolto con disappunto la scelta di Kiev e il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha annullato la visita nella capitale ucraina prevista per l’inizio di dicembre.

Il commissario Ue per l’Allargamento, Stefan Fule, che ha lavorato all’accordo per anni, ha dichiarato che l’intesa è ancora sul tavolo. In un post su Twitter, scritto in inglese, ucraino e russo, Fuele ha dichiarato: “Il nostro impegno per la modernizzazione dell’Ucraina rimane fermo, la porta resta aperta, i benefici per i vicini sono troppi, nonostante la retorica”. 

venerdì 22 novembre 2013

Yulia dal carcere incita l’Ucraina: “Scendete in piazza contro il golpe”

da www.lastampa.it

esteri
Yulia Tymoshenko
L’ex premier ha paragonato la decisione di Kiev di rinunciare all’accordo di associazione con l’Ue al putsch comunista dell’agosto 1991 in Russia
kiev
Yulia Tymoshenko ha fatto appello alla popolazione ucraina affinchè scenda in strada a protestare contro la decisione del governo di abbandonare l’accordo con la Ue. La leader dell’opposizione, attualmente in stato di detenzione, ’’ritiene che la decisione del presidente Viktor Yanoukovych e del primo ministro Mykola Azarov equivale a un colpo di Stato e fa appello agli ucraini a uscire per le strade in tutto il paese’’, ha dichiarato l’avvocato della Tymoshenko, Sergei Vlassenko, dopo averla incontrata nell’ospedale di Kharkiv dove è ricoverata. La 52enne ex pasionaria della Rivoluzione arancione, piantonata 24 ore su 24 perché sta scontando una condanna a sette anni per abuso d’ufficio, ha anche scritto una lettera per chiedere al presidente Viktor Yanukovich di riunire il Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa e di delegargli la decisione sulla prosecuzione dei preparativi per la firma dell’accordo con l’Ue. 

mercoledì 20 novembre 2013

Il Ppe non capisce ma dà l'altolà. A che gioco gioca Berlusconi col governo?

da www.europaquotidiano.it
Se il Cavaliere stacca la spina a Letta, i popolari europei la staccano a Forza Italia. Daul (e Merkel) lo aspettano al varco del voto sulla decadenza. Surreale trattativa (fallita nella notte) tra scissionisti e forzisti, divisi a Roma e uniti a Strasburgo

A che gioco gioca Berlusconi? «Da giorni cerco di capire cos'è successo, cosa succede e cosa rischia di succedere. Ma non l'ho ancora compreso. L'Italia è fatta così…». Joseph Daul, presidente del Ppe succeduto allo scomparso Wilfred Martens, allarga le braccia. Cos'è successo davvero nel Pdl, ma soprattutto la rispolverata Forza Italia di Berlusconi è o no all'opposizione del governo Letta?

Da giorni il francese Daul, bestia nera del Cavaliere, è alle prese con sempre più arzigogolate versioni fornite dagli europarlamentari del "morto apparente" Pdl, divisi in due tronconi – gli alfaniani al seguito di Giovanni La Via, i forzisti guidati dal fittiano Raffaele Baldassarre – ma in trattative, fallite nella notte, per tentare di proseguire la coabitazione a Strasburgo nonostante la scissione a Roma. «Tanto mancano solo sei mesi alle europee…», si dice dai due fronti, tacendo sulla vera paura: ritrovarsi in campagna elettorale fuori dal Ppe, in lista d'attesa quelli di Alfano, un piede dentro e uno fuori quelli del Cavaliere.

Già, perché Forza Italia entrò con un escamotage nel Ppe: nell'estate 1998 nonostante il varo ad hoc di uno statuto che mitigava i poteri assoluti di Berlusconi sul partito, il Ppe (la famiglia europea di Prodi e dei popolari di Marini) si spaccò sull'ingresso forzista, sponsorizzato dal tedesco Kohl e dallo spagnolo Aznar. I berluscones furono accolti, ma con un voto su ciascuno dei venti eletti di Forza Italia. Poi si tirò a campare, facendo finta di nulla.

Tornando all'oggi, se il Pdl – che poi aderì pienamente al Ppe – scomparisse da Strasburgo, nessuno sa cosa capiterebbe a quelli della rinata Forza Italia. Se ufficialmente prevale la diplomazia, nei colloqui riservati Daul è stato netto. Appena insediatosi alla presidenza del Ppe, Daul ha consegnato agli emissari del Cavaliere un messaggio tranchant: non provate neppure per scherzo a far cadere il governo Letta. «Sarebbe un danno per l'Italia e per l'Europa», è stato l'altolà ribadito in un colloquio telefonico con Berlusconi tre giorni prima del consiglio nazionale del Pdl. Del resto già alla vigilia della fiducia del 2 ottobre in senato, prima di passare a miglior vita, Martens s'era sgolato con Berlusconi battendo sullo stesso tasto, mentre il suo vice Daul faceva da sostegno psicologico ad Angelino: «Tieni il punto Alfano, non cedere».

Daul adesso recita la parte dell'ingenuo: «Forza Italia entrerà nel Ppe? Non lo so, un mese fa Forza Italia ancora non c'era, in Italia le cose sono sempre in evoluzione. Dovrò attendere ancora un po', magari potreste spiegarmi voi più precisamente cosa succede prima che prenda delle decisioni», ha scherzato ieri con i cronisti. Ma l'ex sindacalista conservatore francese sa perfettamente qual è il punto.

Il Ppe attende Berlusconi al varco del voto sulla decadenza il 27 novembre: «Prenderò le decisioni al momento opportuno – ha cambiato tono facendosi serio ieri Daul – ci sono delle cose che devono accadere prima della fine del mese. Dunque io aspetto. Come mi dice sempre mia moglie: "Rifletti bene prima di agire"». Un consiglio che Daul di fatto gira al Cavaliere: ci pensi bene prima schierare Forza Italia all'opposizione del governo sorretto da Angelino Alfano.

Berlusconi non aggravi la sua posizione. Angela Merkel, capo della Cdu azionista principale del Ppe, ha preavvertito Berlusconi – dopo la condanna confermata dalla Cassazione nel processo Mediaset – che in quanto interdetto è fuori per statuto dai popolari europei. Sarebbe già un miracolo se il Ppe chiudesse un occhio lasciando stilare al Cavaliere, condannato e incandidabile, le liste di Forza Italia per le elezioni europee del 22 maggio.

Certo Berlusconi potrebbe infischiarsene, tirar dritto, togliere il sostegno al governo Letta per rappresaglia al voto sulla decadenza e, "scomunicato" del Ppe, chiedere ospitalità a Cameron nel gruppo euroscettico dell'Ecr verso cui dirige anche Erdogan. Sempre che tories britannici e islamici turchi aprano le porte ai berluscones. Recep Tayyip farebbe festa: è compare di Silvio, che fu testimone di nozze del figlio. Improbabile invece che il britannico David Cameron screditi la sua creatura europea conservatrice e riformista alleandosi con quel Berlusconi sempre cordialmente detestato, pluri-indagato, condannato interdetto e incandidabile, prossimamente anche decaduto.

venerdì 15 novembre 2013

Indossa un crocefisso in tv, giornalista licenziata

da www.libero.it

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E' andata in onda con al collo una collanina con una croce. Per questo motivo Siv Kristin Sællmann, celebre giornalista norvegese, è stata rimossa dalla conduzione del telegiornale. L'emittente Nrk, dopo aver ricevuto formali proteste da parte di alcuni telespettatori, ha deciso di prendere provvedimenti: "Quel simbolo non garantisce l'imparzialità del canale", secondo i dirigenti televisivi che hanno dato ragione alla formale protesta della comunità islamica di Oslo. La conduttrice si è difesa: "Sono cristiana, che cosa c'è di male? Non ho indossato la croce per provocare".
"I norvegesi adottano una politica chiara, e cioè che gli anchor vestano in modo neutrale. Noi li incoraggiamo ad evitare di esibire gioielli che possano tradursi in simboli politici o religiosi" ha spiegato Anders Sarheim, il capo della Saellmann. La Sællmann si è difesa così: "Non ho mai pensato che questa croce, lunga non più di un centimetro e mezzo e che mi era stata regalata da mio marito durante una recente vacanza a Dubai come semplice gioiello, potesse causare tanto clamore. Non ho indossato la croce per provocare. Sono cristiana ma finora ho visto croci un po' ovunque, anche come oggetti di moda, e non credo che la gente reagisca per questo".