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giovedì 31 ottobre 2013

L’Ue proroga di un anno le sanzioni contro la Bielorussia

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  31 ottobre 2013  alle  6:00.

L’Unione Europea () ha prorogato di un anno le sanzioni contro la , dal momento che il paese non ha rilasciato tutti i prigionieri politici e non ha registrato miglioramenti nel rispetto dei diritti umani e nello stato di diritto.bielorussiaLukashenko
I Ventotto hanno preso questa decisione dopo la revisione annuale delle sanzioni contro , con la quale hanno anche aggiornato la lista delle persone cui è vietato viaggiare nei paesi Ue e che si sono viste congelare i propri beni.
In questo modo, l’Ue mantiene sanzioni contro 232 persone e 25 entità bielorusse.
Il Consiglio dell’Ue ha annunciato tramite un comunicato la sua decisione di prorogare le sanzioni fino al 31 ottobre 2014, perché “non tutti i prigionieri politici sono stati messi in libertà e quelli che sono stati liberati non sono stati riabilitati”.
Inoltre, “il rispetto dei diritti umani, lo stato di diritto e i principi democratici non sono migliorati in Bielorussia”.

martedì 29 ottobre 2013

Fmi lancia l'allarme Slovenia: ricapitalizzate subito le banche

da www.ilsole24ore.com

Antonio Spilinbergo (Afp)Antonio Spilinbergo (Afp)
Che succede in Slovenia, la piccola repubblica alpina dietro l'angolo del nostro Nord-Est? Succede che l'Fmi si è stancato della prudenza di Lubiana e ha lanciato un monito, se non un vero e proprio allarme, al governo a far presto per risolvere il problema dei fondi necessari per aumentare il patrimonio delle banche.«La ricapitalizzazione del sistema bancario è per la Slovenia una necessità urgente e il tema va affrontato immediatamente», ha detto senza mezzi termini Antonio Spilimbergo, numero uno della missione slovena Fmi alla Reuters.
Appesantita da sofferenze pari a circa 7,9 miliardi di euro (pari a circa un quinto del Pil sloveno) in un sistema bancario il cui capitale fa in maggioranza capo allo Stato, la piccola repubblica alpina sta cercando di non diventare il prossimo paese (il sesto, dopo Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro) della zona euro a chiedere un pacchetto di salvataggio ai creditori internazionali. Sarebbe il colmo, per la commissione di Bruxelles - in un momento dove tutti auspicano che la crisi dei debiti sia finita e l'Irlanda prevede di tornare nel 2014 sui mercati - veder riapparire nell'eurozona il pericolo del contagio.

«La ricapitalizzazione delle banche è un'emergenza da affrontare subito» dice alla stampa il capo della missione del Fondo monetario internazionale con il proposito di fare pressione sul governo di Lubiana che evidentemente cerca di rinviare le decisioni impopolari. A parere di Spilimbergo, inoltre, Lubiana non può permettersi i costi dell'attuale sistema pensionistico e deve avviare un processo di riforme delle compagnie partecipate dallo Stato. «Siamo del parere che per la Slovenia sia fondamentale procedere sulla strada delle privatizzazioni» ha concluso Spilimbergo.

Tutto questo mentre il governatore della Banca centrale slovena, Bostjan Jazbec, in un'intervista al quotidiano austriaco Der Standard, getta acqua sul fuoco e cerca di abbassare i toni. Il governatore ha detto che ci sono ancora margini per la Slovenia di riuscire a risolvere da sola i problemi del sistema bancario.
Secondo Jazbec i risultati degli stress test, attesi per la seconda metà di novembre, non dovrebbero discostarsi più di tanto dai dati, di cui si è già in possesso. Insomma non è il caso di drammatizzare.

L'ultima valutazione della banca centrale slovena, che è stata pubblicata a fine settembre e che si riferisce al periodo di agosto, parla di 7,87 miliardi di euro di "bad loans". Alla domanda se basterà per il salvataggio del settore bancario la somma di 1,2 miliardi di euro, che il governo ha previsto nella legge finanziaria 2014, Jazbec ha osservato che per avere una risposta definitiva si dovrà aspettare ancora un pò.
Il governatore centrale sloveno ha però espresso la convinzione, che se ci fosse bisogno di una maggiore iniezione di liquidità, la Slovenia si potrebbe rivolgere ai mercati finanziari internazionali. Una mossa che presuppone però la fiducia dei mercati verso la politica di austerità del governo sloveno e la sua capacità di portarla avanti, nonostante le eventuali proteste popolari.

L’Ue stanzierà 85 milioni di euro in aiuti al popolo siriano

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  29 ottobre 2013  alle  6:00.

La Commissione Europea () ha annunciato che stanzierà 85 milioni di euro in aiuti umanitari alle persone coinvolte nel conflitto siriano.turchiarifugiati siriani
Con questo fondo l’Unione Europea () risponde all’appello fatto in giugno dalle , che hanno chiesto ai paesi membri lo stanziamento di 400 milioni di euro in favore delle vittime della crisi siriana.
Quasi la metà della cifra elargita dall’Ue (40 milioni di euro) andrà al Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (), che li distribuirà in programmi per la sanità e l’istruzione in , mentre altri 40 milioni serviranno a soccorrere i circa 500 mila rifugiati siriani in . I rimanenti 5 milioni di euro permetteranno agli studenti siriani di seguire dei corsi presso le università europee.
Finora, l’Ue afferma di avere stanziato 1,9 miliardi di euro in aiuti umanitari al popolo siriani.

lunedì 28 ottobre 2013

Svolta in Groenlandia: porte aperte all'estrazione di uranio e terre rare

da www.ilsole24ore.com


(Corbis)(Corbis)
Dall'Australia alla Cina, le grandi compagnie minerarie probabilmente non aspettavano altro. In Groenlandia è svolta sulla cosiddetta "tolleranza zero", il divieto di estrazione di materiali radioattivi, come l'uranio. Una politica ereditata dalla Danimarca, Regno di cui questa nazione autonoma sull'Artico fa parte, e che ora dovrà dare il proprio assenso.
Ma intanto il Parlamento di Nuuk ha fatto la sua scelta, per quanto sofferta dal momento che la decisione è passata con 15 voti contro 14 ed è promossa da un Governo, affidato dal marzo scorso alla socialdemocratica Aleqa Hammond, che ha vinto le elezioni promettendo una maggiore attenzione all'ambiente. Ma in questa nazione di 57mila abitanti, il premier deve fare anche i conti con le difficoltà dell'economia: «Non possiamo accettare che disoccupazione e costo della vita aumentino - ha detto la signora Hammond durante il dibattito in Parlamento - mentre l'economia è bloccata. È dunque necessario che superiamo la "tolleranza zero" verso l'uranio».
La Groenlandia apre dunque agli investitori stranieri lo sfruttamento dei suoi depositi di uranio e delle terre rare, metalli utilizzati nei cellulari, nei monitor e nelle tecnologie per l'energia pulita di cui finora la Cina detiene un controllo quasi totale (il 90%) sulla produzione mondiale. Ed è proprio la Cina uno dei Paesi più interessati a una regione strategica per le risorse minerarie ma anche per l'apertura di nuove rotte commerciali. Non a caso, nelle stesse ore in cui il Parlamento votava a Nuuk, il ministro dell'Industria Jens-Erik Kirkegaard affidava alla britannica London Mining quello che ha definito il più grosso progetto commerciale avviato in Groenlandia, l'investimento in un gigantesco deposito di minerali di ferro a 150 km da Nuuk, nel quale la compagnia britannica intende coinvolgere altri partner stranieri, probabilmente proprio cinesi.
Il progetto Isua, scrive London Mining nel proprio sito, è destinato «a produrre ogni anno 15 milioni di tonnellate di concentrato di minerale di ferro di altissima qualità per l'industria siderurgica». «Questo è davvero un momento storico per la Groenlandia», ha detto Kirkegaard. Malgrado le perplessità degli ambientalisti e l'attesa di 3.000 lavoratori stranieri: «Spero davvero che il Governo si sia venduto a caro prezzo, in modo che London Mining rispetti requisiti più severi di quanto avesse intenzione di fare», è stato il commento di Gitte Seeberg, segretario generale di Wwf Danimarca.

mercoledì 23 ottobre 2013

L’Ue riprenderà i negoziati per l’ingresso della Turchia

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  23 ottobre 2013  alle  7:30.

L’Unione Europea () ha deciso di riprendere il prossimo mese i negoziati per l’adesione della al blocco comunitario. I negoziati erano in stallo da oltre tre anni. La decisione arriva dopo l’ok della , che finora si era opposta ad un nuovo round di negoziati.unioneeuropea
La repressione del governo turco nelle proteste in giugno a Istanbul e in altre città è stata fortemente criticata da . Tuttavia, la Commissione Europea (Ce) ha elogiato le nuove leggi nel paese pensate per salvare il processo di pace con i ribelli curdi. La Turchia ha chiesto per la prima volta nel 1987 di fare parte dell’Ue, quando ancora si chiamava Comunità Economica Europea ().

Ucraina sceglie Bruxelles e molla la Russia. Che minaccia: “Farà la fine della Grecia”

da www.ilfattoquotidiano.it

Kiev è pronta ad aprire il suo mercato all'Ue, progetto che urta contro l'Unione doganale tra Mosca, Bielorussia e Kazakistan. Putin avverte: "Da noi misure protettive e niente sconti sul gas", ma non è esclusa anche la chiusura dei rubinetti. Pressioni da leader europei: "Scarcerazione per l'ex premier Timoshenko"

Ucraina sceglie Bruxelles e molla la Russia. Che minaccia: “Farà la fine della Grecia”
“L’Ucraina farà la fine della Grecia o di Cipro”. A sostenerlo, in vista della firma a novembre dell’accordo di associazione e libero scambio tra Kiev e Bruxelles, è il premier russo Dmitri Medvedev. Secondo il presidente russo Vladimir Putin e il suo entourage, aprendo il suo mercato all’Ue il Paese governato da Viktor Yanukovich andrebbe incontro ad un default. L’integrazione dei paesi dell’ex Urss con Bruxelles promossa nell’ambito del Partenariato orientale viene vista dalla Russia come una sfida politica e una minaccia al suo dominio sul territorio ex sovietico. Questo perché andrebbe a urtare contro i progetti d’integrazione eurasiatica promossi da Putin, in particolare l’Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakistan.
A trovarsi tra l’incudine e il martello è proprio l’Ucraina, che subisce pressioni dai due confinanti. Mosca ha fatto capire a Kiev che deve scegliere tra l’associazione con Bruxelles e l’Unione doganale eurasiatica. Un uomo forte di Putin, il consigliere Sergei Glazyev, ha ribadito qualche giorno fa al Forum eurasiatico di Verona la posizione del Cremlino: “La firma dell’Ucraina sarà un freno al dialogo eurasiatico. Il governo ucraino ha fatto la sua scelta, che è politica”. Per convincere Yanukovich a rimettere nel cassetto il sogno europeo e a venire tra le braccia della Madre Russia, Mosca alterna minacce ad avvertimenti. “La conseguenza della firma (dell’accordo con Bruxelles, ndr) sarà la diminuzione del credito russo e un possibile default per cui occorreranno 15 miliardi di dollari e per la stabilizzazione dell’economia non meno di 35 – ha detto il consigliere, lanciando, poi, una domanda provocatoria – l’Unione europea sarà in grado di sostituirsi alla Russia?”
Il primo ministro di Kiev Micola Azarov è sicuro: in caso di necessità Bruxelles tenderà una mano. Lo stesso premier ha dichiarato recentemente che saranno necessari tra i 100 e i 160 miliardi di euro di investimenti in dieci anni perché l’Ucraina possa adottare gli standard europei nei diversi settori industriali. Procedimenti necessari per aderire all’area di libero scambio con l’Ue. Kiev si attende in tal senso un aiuto economico da parte dell’Europa, per poter far fronte a queste sfide difficilmente sostenibili dall’economia ucraina. “Kiev spera ad ottenere un prestito dal Fondo monetario internazionale”, spiega Aleksei Vlasov, il vicepreside della facoltà di storia dell’Università statale di Mosca ed esperto del contesto ex sovietico.
Visto che gli ammonimenti non funzionano, Mosca è passata alle minacce esplicite. “I paesi dell’Unione doganale dovranno pensare all’introduzione di misure protettive” nel caso Kiev aprisse il mercato all’Ue. Lo ha detto recentemente il presidente russo Vladimir Putin. In realtà, Mosca ha già testato questa tecnica l’estate scorsa, ingaggiando una guerra doganale con Kiev e chiudendo il suo mercato ad alcune merci ucraine. Anche se il prezzo più caro che l’Ucraina pagherà per l’accordo con l’Ue è quello relativo al gas russo. Mosca ha promesso in cambio dell’adesione di Kiev all’Unione doganale di scontare le forniture di quasi tre volte: da attuali 410 dollari per mille metri cubi del gas a 160 dollari. Ma se va con Bruxelles niente sconti. Addirittura si teme che la Russia possa chiudere i rubinetti come era avvenuto a gennaio del 2009, quando anche l’Europa – che riceve la gran parte del gas russo attraverso la rete dei gasdotti ucraini – ha rischiato di rimanere al freddo.
Se dalla Russia Kiev subisce pressioni economiche, dall’Ue si fanno forti le pressioni politiche. Infatti il Consiglio Esteri Ue che si riunirà il 21 ottobre attende un’azione chiara dall’Ucraina rispetto al caso di Yulia Timoshenko, ex premier e eroina della Rivoluzione arancione, per dare l’ok alla firma dell’accordo di associazione al vertice del Partenariato orientale che si terrà a Vilnius a fine novembre. La condizione posta al presidente Yanukovich dai leader europei è quella di scarcerare la rivale politica condannata a sette anni di reclusione per un controverso accordo sulle forniture di gas russo e poterle consentire di curarsi a Berlino. Proprio venerdì scorso al parlamento ucraino è stata presentata una proposta di legge per permettere ai detenuti di essere curati all’estero. Yanukovich si è detto disponibile a firmare tale provvedimento. Passo, questo, che confermerebbe la tesi di Mosca secondo cui l’associazione con l’Ue vorrebbe dire per Kiev una perdita di sovranità rispetto alle decisioni di Bruxelles, come nel caso della Grecia.

mercoledì 9 ottobre 2013

Londra e Teheran più vicini alla riapertura delle ambasciate

da www.atlasweb.it

    di  .  Scritto  il  9 ottobre 2013  alle  7:00.

Il ministro degli Esteri del , William , ha dichiarato che il suo paese e l’ hanno avviato un processo che potrebbe condurre alla riapertura delle rispettive ambasciate.POLITICS Hague 142477
Il Regno Unito ha chiuso la sua ambasciata a nel 2011 nel mezzo del deterioramento delle relazioni bilaterali.
Hague ha detto al parlamento britannico che entrambi i paese nomineranno a breve un incaricato non residente.
Dall’elezione del presidente Hassan Rouhani in giugno, assicura Hague, il tono delle discussioni con Teheran “è cambiato”.
Ma il ministro ha subito chiarito che l’Iran dovrà apportare “cambiamenti sostanziali” al suo programma nucleare se desidera che l’Occidente ammorbidisca le sanzioni contro il paese.
Nel novembre 2011 un gruppo di manifestanti iraniani aveva fatto irruzione all’interno dell’ambasciata britannica a Teheran. I contestatori avevano rotto le finestre, bruciato la bandiera e lanciato bombe molotov in segno di protesta contro una serie di sanzioni imposte da alla Repubblica Islamica.