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venerdì 30 agosto 2013

Le quote rosa arrivano alla Bce

da www.ilsole24ore.com


La Bce punta a raddoppiare le quota rosa nel suo management attraverso un «piano d'azione per la diversità di genere». L'obiettivo, secondo una nota dell'istituto, è avere entro la fine del 2019 un 35% di quota spettante alle donne nelle posizioni di middle management (capi e vicecapi di divisione, capi di sezione, consiglieri) rispetto all'attuale 17% e un 28% di donne nelle posizioni senior (direttori generali, vicedirettori generali, direttori e consiglieri principali) rispetto all'attuale 14 per cento.
Nel consiglio dell'Eurotower non c'è più alcuna figura femminile da quando, nel 2011, ha lasciato l'austriaca Gertrude Tumpel-Gugerell, membro del comitato esecutivo.
L'addio della Tumpell-Gugerell e l'avvicendamento con colleghi maschi all'interno del comitato esecutivo avevano suscitato molte polemiche. Lo scorso ottobre la riunione plenaria del Parlamento europeo era arrivata a respingere la candidatura di Yves Mersch, poi passata, chiedendo che fosse rispettato l'equilibrio di genere nella composizione dei vertici dell'Eurotower. La polemica però aveva per mesi tenuto in sospeso la nomina del lussemburghese Mersch: Jörg Asmussen, consigliere tedesco nell'esecutivo Bce nominato prima di Mersch e poco dopo l'ingresso di Mario Draghi come presidente, lo aveva difeso affermando che non poteva finire vittima delle quote rosa.
Dopo le polemiche, nei mesi scorsi la Bce ha deciso un cambio di rotta per aumentare il numero delle donne impiegate. Con la decisione di ieri non vi saranno obblighi specifici, ma un impegno ad aumentare in modo significativo le posizioni più importanti assegnate a donne.
Prima di Gertrude Tumpell-Gugerell, il comitato esecutivo Bce ha avuto una sola donna come membro, la finlandese Sirkka Hamalainen, entrata nel 1998 alll'Eurotower.
C'è anche un'italiana fra le donne arrivate a ricoprire posizioni di rilievo alla Bce: è Lucrezia Reichlin, fino al 2008 direttore generale della ricerca economica a Francoforte.

giovedì 29 agosto 2013

Il Parlamento europeo difende l’Ukraina nella guerra commerciale con la Russia

da it.euronews.com

28/08 17:50 CET

Minacciando una guerra commerciale con l’Ukraina, la Russia sta violando il diritto internazionale. E’ l’opinione della Commissione affari esteri del Parlamento europeo riunita in seduta straordinaria a Bruxelles. Spiega il suo presidente Elmar Brok: “Decidere se firmare l’accordo di associaziane con l’Unione Europea spetta solo a Kiev, non a Mosca, né a Bruxelles. In commissione c‘è stato ampio consenso tra gli eurodeputati su questo punto. Il comportamento della Russia è inaccettabile”
Se Mosca teme l’invasione di prodotti europei tramite la vicina Ukraina, il premier ukraino Azarov ha preso le distanze e invitato la Russia ad accettare la realtà di un’Ukraina rivolta ormai piu’ verso l’Europa. Una linea difesa anche dal campione di boxe Vitali Klitschko, uno dei leader dell’opposizione: “L’Ukraina deve firmare l’accordo di associazione con l’Europa. Capisco che ci sia un dibattito sul rilascio di Yulia Tymoshenko ma questa decisione spetta al governo”
L’accordo potrebbe essere firmato a Vilnius a fine novembre, non è chiaro quanto peserà sulla sua conclusione, il caso dell’ex premier Tymoshenko che l’Europa vuole fuori dal carcere.

sabato 24 agosto 2013

Ventotene: 70 anni fa i confinati lasciavano isola. Qui nacque l'Europa

da www.asca.it

(ASCA) - Roma, 23 ago - Era il 23 agosto del 1943 quando gli ultimi confinati dal regime fascista di Benito Mussolini, a un mese di distanza dalla caduta della dittatura, lasciavano l'isola di Ventotene che, insieme a Ponza e molte altre piccole isole, era stata terra di confino per quasi 2300 avversari del regime, molti i comunisti, ma anche tutti i soggetti considerati in qualche misura deviazionisti rispetton alla vigente ideologia fascista. Ponza e Ventotene ospitarono, nel corso degli anni, alcune migliaia di confinati. Un confino preventivo, quello mussoliniano, perche' non avveniva come punizione in seguito a un'azione considerata illegale ma sul semplice presupposto di essere considerati avversari del regime. A Ventotene finirono molti politici noti: Sandro Pertini, socialista e futuro presidente della Repubblica, Pietro Secchia, dirigente del Partito comunista italiano, Altiero Spinelli, considerato uno dei promotori del federalismo europeo, Luigi Longo futuro segretario del Pci, Umberto Terracini futuro presidente dell'Assemblea costituente, Giorgio Amendola, Lelio Basso, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Eugenio Colorni, Camilla Ravera, Giuseppe Di Vittorio. Proprio a Ventotene, negli anni '40, infatti, Spinelli, insieme ad Ernesto Rossi, giornalista e antifascista italiano, scrisse il cosiddetto 'Manifesto di Ventotene'. 'Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto', questo il titolo originario, e' il primo documento ufficiale in cui si delinea l'esigenza dell'istituzione di un'Unione Europea di stampo federalista, con una sola moneta unica, un unico esercito europeo e una sola politica estera europea. Il testo venne pubblicato nel 1944 da Eugenio Colorni che ridusse a 3 i 4 capitoli iniziali: il primo (La crisi della civilta' moderna) e il secondo (Compiti del dopoguerra. L'unita' europea) interamente elaborati da Spinelli, come anche la seconda parte del terzo (Compiti del dopoguerra. La riforma della societa'), mentre la prima parte di quest'ultimo e' stata definita da Rossi. Il documento spingeva verso la creazione di una forza politica al di fuori dei partiti classici: questo fu uno dei motivi che spinse alcuni politici, tra cui Pertini, a rimuovere la propria firma dal testo su pressione del proprio partito. Questa forza politica venne poi fondata dallo stesso Spinelli nel 1943 e prese il nome di Movimento federalista europeo. red/rus/lus

Dalla Ue 30 miliardi all'Italia, siamo secondi solo alla Polonia. Al Sud 20 miliardi (più che all'intera Germania)

da www.ilsole24ore.com

Dalla Ue 30 miliardi all'Italia, siamo secondi solo alla Polonia. Al Sud 20 miliardi (più che all'intera Germania)
Vanno alla Polonia le maggiori allocazioni del budget Ue 2014-2020 per le politiche di coesione, pari a 72,57 miliardi. Seconda beneficiaria dei 28 è l'Italia, con 29,24 miliardi. Risulta dalle tabelle pubblicate dalla Direzione delle Politiche regionali. I dati potrebbero però variare in base agli accordi finali Consiglio-Parlamento.
Alla fascia delle Regioni italiane meno sviluppate viene allocato un totale di 20,262 miliardi. Un miliardo per le Regioni in transizione. Alle Regioni più sviluppate 6,982, mentre 994 milioni sono di cooperazione territoriale. Per un totale di 29,238 miliardi.
Terzo Paese beneficiario è la Spagna, con 25,03 miliardi di euro, seguita da Romania 21,75 miliardi. Tra gli altri Paesi destinatari di uno stanziamento che supera i 16 miliardi troviamo la Repubblica Ceca (20,51); Ungheria (20,43); Portogallo (19,53) e Germania (17,15).

giovedì 22 agosto 2013

La vera forza dell'«Alternativa» che minaccia il futuro dell'euro

da www.ilsole24ore.com

Il Sole 24 Ore, 22 agosto 2013

di Carlo Bastasin

Sotto una superficie ingannevolmente piatta, le elezioni tedesche del 22 settembre potrebbero rivelarsi le più importanti degli ultimi 80 anni. Molti pensano che il voto federale sia già scritto e che l'unico dubbio riguardi il tipo di coalizione guidato nuovamente dalla cancelliera Merkel. Ma dentro il 39% di tedeschi ancora indecisi su come votare, si nasconde una minaccia che grava sulla più grande democrazia europea e sull'intera Unione europea. Si teme infatti che i sondaggi ufficiali che vedono il partito anti-euro, "Alternativa per la Germania", al 2% non siano corretti e che il partito sia invece vicino alla soglia del 5% che determina l'accesso al Bundestag. Un tale risultato potrebbe segnare il destino dell'Europa.

La Legge fondamentale tedesca e varie sentenze della Corte costituzionale prevedono che le istituzioni politiche, tra cui i membri del parlamento e i partiti se rappresentati al Bundestag abbiano potere di opporre obiezione di incostituzionalità alle leggi federali e alle iniziative del governo che hanno conseguenze su di esse, avendo diritto di ottenere dalla Corte di Karlsruhe un giudizio di merito. Una volta entrato al Bundestag, "Alternativa" potrebbe sfruttare questa prerogativa per paralizzare l'attività europea del governo di Berlino. Ogni salvataggio verrebbe rimandato di mesi. I dubbi sulla tenuta dell'euro crescerebbero. L'intero edificio potrebbe cadere. La cancelliera Merkel, o il suo successore, andrebbero ancora a Bruxelles ai consigli europei a prendere le decisioni con gli altri capi di governo. Una volta tornati avrebbero l'obbligo di informare le commissioni parlamentari nelle quali siederebbero i rappresentanti di Alternativa. Dopo poche ore il partito euro-scettico potrebbe presentare obiezione di incostituzionalità alla Corte paralizzando ogni decisione fino al pronunciamento di Karlsruhe, di fatto scardinando i meccanismi decisionali europei. Sarebbe la fine dell'Europa per mano delle istituzioni che reggono una democrazia nazionale: partiti, Parlamento e Corte costituzionale. Un conflitto insanabile tra Nazione e resto d'Europa, come negli anni Trenta, ma questa volta nel nome della democrazia.

Alternativa è stato fondato da un gruppo di economisti, giuristi e opinionisti conservatori, molto critici di come Berlino partecipa al salvataggio dell'euro-zona. Dopo aver constatato che anche tra i propri sostenitori il ritorno al marco non era popolare, il leader del partito, Bernd Lucke, ha chiesto che i Paesi del Sud escano dall'euro. Il 30% dei tedeschi si dice d'accordo con Alternativa.
Ma come è possibile che i sondaggi non riflettano quello che sta succedendo? All'inizio di luglio a Berlino si parlava di sondaggi addomesticati. In effetti, molte rilevazioni ufficiali si occupavano solo dei partiti già rappresentati al Bundestag, stimando gli altri come residuo. Sondaggisti privati vedevano invece Alternativa al 6-7% con un picco del 9%. Anche chi lavora sui meta-dati, incrociando i sondaggi ufficiali con i social media e le rilevazioni private, stima il nuovo partito al 7%. Mentre i consensi degli altri partiti cambiano di continuo, i sondaggi vedono invece Alternativa inchiodata da cinque mesi al 2,5%. Questo immobilismo insospettisce perché il partito cavalca un enorme potenziale emotivo: la fine dell'Europa; il ritiro della solidarietà ai paesi del Sud; la costruzione di un'identità nordica attorno a Berlino; la difesa della ricchezza dei tedeschi.

La diga dei sondaggisti ha però cominciato a incrinarsi pochi giorni fa. Manfred Guellner, il capo di Forsa, uno dei maggiori istituti demoscopici tedeschi, ha ammesso che molti elettori di Alternativa non dichiarano pubblicamente il proprio voto. «Ho pensato a lungo che non avessero alcuna possibilità di entrare al Bundestag, ma ora non ne sono più tanto sicuro». Renate Koecher, dell'Istituto demoscopico di Allensbach, ritiene che oltre al 3% di elettorato deciso a votare Alternativa, ce ne sia un altro 5% che vorrebbe votarlo. Quasi il 40% dei tedeschi non sa ancora chi scegliere e Koecher non esclude un risultato sorprendente.

L'allarme alla Cancelleria è scattato già sei mesi fa, ufficialmente perché qualsiasi voto per Alternativa riduce le chances dei liberali di superare la soglia del 5%. Le autorità monitorano la presenza in Alternativa di elementi vicini ai movimenti nazisti. Pur senza toni xenofobi, ci sono d'altronde analogie con gli anni Trenta nel potenziale del nuovo partito di far deragliare dalla politica tradizionale una classe media con opinioni radicali contro la globalizzazione e la politica.

Per togliere consensi al partito anti-europeo, da un semestre la cancelliera ha assunto una linea più critica nei negoziati europei. Ha imposto la sospensione delle trattative sull'accesso di Serbia e Turchia. Ha frenato l'unione bancaria. Ha bloccato le decisioni sulle emissioni nocive delle auto. Ha cancellato dall'agenda l'unione politica europea e affossato le relative road maps che dovevano essere presentate a giugno. Ha messo una sordina imbarazzante sulla crisi dell'euro.

È possibile che la strategia di Angela Merkel abbia successo. Se Alternativa dovesse fallire, sarà facile dichiarare che l'elezione era un referendum sull'euro che ha visto la vittoria degli europeisti. Per l'euro-area si aprirebbe una stagione nuova. Ma se l'esito dovesse essere infausto, la strategia di contenimento dovrà essere allestita in fretta. Prima di tutto scegliendo di governare con una grande coalizione e poi esercitando pressioni sulla Corte di Karlsruhe. E a questo proposito, si dice che un fronte composto dalla Corte di giustizia europea e dalle corti costituzionali non tedesche sia pronto a stringere i ranghi contro le nuove tentazioni di isolamento nazionale che tornano in Germania 80 anni dopo.

venerdì 16 agosto 2013

Rep.Ceca: presidente, voto 25-26 ottobre

da www.ansa.it

Zeman, se Parlamento prossima settimana deciderà di sciogliersi

16 agosto, 12:05

Rep.Ceca: presidente, voto 25-26 ottobre (ANSA) - PRAGA, 16 AGO - Le elezioni legislative anticipate nella Repubblica Ceca si terranno il 25 e 26 ottobre, se il Parlamento la prossima settimana deciderà l'auto- scioglimento per risolvere la crisi politica apertasi in giugno con la caduta del governo di Petr Necas: lo ha comunicato il presidente della repubblica, Milos Zeman."Se il Parlamento è d'accordo a sciogliersi, fisserò la data delle elezioni il 25 e 26 ottobre, ha detto Zeman al quotidiano Halo Noviny. Due terzi dei cechi auspica le elezioni.

giovedì 8 agosto 2013

Bce: ci sono cauti segnali di stabilizzazione dell'economia

da www.ansa.it

Francoforte si attende che tassi di riferimento rimangano su livelli pari o inferiori ad attuali

08 agosto, 10:21
Bce: ci sono cauti segnali di stabilizzazione dell'economia Nell'insieme l'economia dell'area dell'euro dovrebbe stabilizzarsi e registrare una lenta ripresa. Lo afferma la Bce nel Bollettino mensile, precisando che ''i rischi per le prospettive economiche dell'area dell'euro continuano a essere orientati al ribasso''.
La Bce conferma che l'orientamento di politica monetaria resterà accomodante finché sarà necessario e ''di attendersi che i tassi di interesse di riferimento rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo''. Lo afferma la Bce nel Bollettino mensile.
La Bce riscontra una ''cauta conferma all'aspettativa dello stabilizzarsi dell'attività economica'', alla luce dei ''recenti indicatori del clima di fiducia basati sui risultati delle indagini'' che ''mostrano qualche ulteriore miglioramento, a partire da bassi livelli''. Lo afferma la Bce nel Bollettino mensile.
CRISI: SPREAD BTP-BUND STABILE A 256 PUNTI  - Avvio di giornata stabile per lo spread tra btp e bund tedeschi che segna quota 256 punti, agli stessi livelli di ieri in chiusura di giornata. Il rendimento del titolo decennale italiano e' al 4,25%.
PARTE BENE BORSA MILANO - Avvio in leggero rialzo per i mercati azionari europei, spinti dai dati commerciali cinesi e in attesa delle richieste di disoccupazione dagli Stati Uniti del primo pomeriggio che potrebbero indirizzare le scelte della Fed. Londra, Francoforte e Parigi salgono tra lo 0,2% e lo 0,3% ma la migliore, come ieri, è Milano (Ftse Mib +0,5%), seguita da vicino da Madrid. In Piazza Affari vola Tod's (+5%) dopo la semestrale, bene le banche (Unicredit +2%) tranne Mps che cede il 3%.
Mps parte debole in Borsa (-2%) dopo semestrale - Partenza difficile per Monte Paschi in Piazza Affari dopo la semestrale resa nota ieri a mercati chiusi che ha registrato una perdita di 380 milioni, peggiore delle stime degli analisti: il titolo ha aperto in calo di quasi il 3% per poi attestarsi su un ribasso attorno al 2% a quota 0,20 euro in controtendenza rispetto all'Ftse Mib che sale di quasi mezzo punto. Forti gli scambi, pari dopo pochi minuti a 20 milioni di azioni contro una media quotidiana dell'ultimo mese di 86 milioni.
I listini azionari asiatici e del Pacifico stanno chiudendo oscillando tra segno positivo e negativo in attesa dei dati sulla disoccupazione Usa, che potrebbero influire anche sulle scelte della Fed. L'unica Borsa con una direzione precisa è stata quella di Tokyo, scesa di un altro 1,59% dopo lo scivolone di ieri. Sul mercato giapponese pesano anche i dati commerciali in frenata e tra i titoli principali si accusano cali anche pesanti, con la Tepco che cede il 5% e Isuzu il 4,3%.

lunedì 5 agosto 2013

Su Gibilterra torna la tensione tra Madrid e Londra

da www.ilsole24ore.com

Su Gibilterra torna la tensione tra Madrid e Londra
LONDRA - «Preoccupazione». Per il momento il Foreign Office affida a una parola e a una sensazione, la risposta ufficiale a Madrid sui destini di Gibilterra, "the Rock" nell'immaginario e nel lessico britannico. La tensione fra due Paesi amici s'è improvvisamente alzata, nuovo atto di una tenzone ciclica che cresce e si placa a seconda dei toni della voce, dettati spesso dalle esigenze di politica interna di ambo le parti. I guai del governo Rajoy non aiutano i destini del Partido popular e mettere l'accento sulle intonazioni nazionalistiche può essere un utile distrazione.
Interpretazioni a parte, i fatti sono chiari nell'indicare il riesplodere dell'antica querelle sul territorio britannico in terra di Spagna. A dar fuoco alle polveri è stato il ministro degli esteri spagnolo Jose Garcia Margallo, che in un'intervista al giornale conservatore Abc ha detto che per Gibilterra «la festa è finita», ovvero che la politica di appeasement dei socialisti iberici va archiviata come peraltro era indicato nel manifesto elettorale del partito popolare. Parole giunte pochi giorni dopo la decisione delle autorità inglesi di Gibilterra di creare una barriera marina artificiale che interferisce con i pescherecci spagnoli. Atto considerato ostile da Madrid, stigmatizzato dalla reazione del ministro, seguita ora dalla «preoccupazione» del Foreign office. Motivi di ansia in realtà ci sono, se è vero che il governo spagnolo vuole imporre una tassa di 50 euro a carico di ogni veicolo che passa da Gibilterra alla Spagna. Una gabella insostenibile per i frontalieri britannici che risiedono nella Rocca e lavorano oltreconfine. Non solo. Madrid intenderebbe ostacolare il transito aereo, imporre alle società di gioco online di usare server spagnoli e non britannici registrati a Gibilterra e lanciare un'indagine fiscale sulle proprietà in Spagna dei britannici residenti a Gibilterra. Il gettito di tutto ciò andrà a indennizzare i pescatori danneggiati dalla barriera creata attorno alle acque della Rocca. Basterà la minaccia per mettere fine alla creazione del reef artificiale che tanto limiterebbe la pesca spagnola ? Lo scenario è in evoluzione, ma la tensione si alza, avvicinandosi pericolosamente al limite dell'incidente diplomatico fra due grandi partner Ue.

venerdì 2 agosto 2013

Iniziata, in Germania, la produzione delle nuove monete lettoni in euro.

da balticanews.wordpress.com

E’ la Staatliche Münzen Baden-Württemberg a coniare gli euro lettoni. Produrrà oltre 400 mila monete, che saranno in circolazione dal prossimo 1° gennaio.

Foto Leta
E’ iniziata in questi giorni la stampa delle nuove monete lettoni dell’euro, che entreranno in circolazione in Lettonia a partire dal 1° gennaio 2014. La produzione degli euro lettoni è affidata alla Staatliche Münzen Baden-Württemberg, ed avviene dunque in Germania, a Stoccarda.
E’ stata infatti l’azienda statale tedesca del Baden-Württemberg ad aggiudicarsi la vittoria nel concorso istituito per la produzione dell’euro lettone. L’azienda tedesca del resto aveva già prodotto anche alcuni esemplari di lats lettoni, l’attuale moneta nazionale che verrà sostituita dall’euro il prossimo gennaio.
Le monete che saranno prodotte sono quelle con tutti i tagli previsti dall’attuale circolazione monetaria dell’euro, 1 e 2 euro e i centesimi da 50 fino a 1. Smentita dunque l’ipotesi che le nuove monete si fermassero ai 5 centesimi.
Il designe per le monete da 1 e 2 euro è stato scelto con un concorso svoltosi nel 2004, vinto da Ilze Kalniņa, che ha raffigurato nelle monete il volto della celebre “tautas meita”, la ragazza del popolo comunemente chiamata “Milda”, che già era stata rappresentata nelle monete da 5 lats della prima repubblica lettone. Nei centesimi invece sarà raffigurato lo stemma nazionale lettone.
Saranno prodotte oltre 400 mila monete che sostituiranno le monete in lats attualmente in circolazione (per un valore di circa 73 milioni id lats), per un peso totale di 1600 tonnellate. Per quanto riguarda le banconote invece sono attualmente in circolazione 57 milioni di banconote in lats, per un valore di 1,16 miliardi di lats, che dovranno essere sostituiti da banconote in euro.
Le monete e le banconote in lats dopo la loro sostituzione con gli euro verranno distrutte. Le banconote saranno distrutte nelle strutture della Banca nazionale lettone, le monete saranno fuse. Dalla fusione delle  monete in lats la Banca centrale lettone ricaverà circa 2,8 milioni di lats, risorse che serviranno per pagare la produzione delle monete in euro lettoni.
Le nuove monete lettoni dell’euro arriveranno in Lettonia in autunno, quando inizierà la distribuzione nelle filiali delle banche, per prepararsi a metterle in circolazione dal 1° gennaio-
Il cambio fra euro e lats è pari allo 0,702804 di lats, ovvero 1 lats sarà cambiato a 1,42 euro.

In Svizzera cambiano l'inno: domande entro giugno, testo in 4 lingue basato sulla Costituzione

da enricobronzo.blog.ilsole24ore.com

Un concorso per "svecchiare" l'inno della Confederazione elvetica è stato annunciato in occasione della
Festa nazionale svizzera, che si è celebrata ieri. L'inno nazionale deve avere un testo conforme allo spirito del tempo e una nuova melodia, ha affermato la Società svizzera di utilità pubblica (Ssup) annunciando date, modalità e condizioni della gara. Alla base del testo per il nuovo inno dovrebbe esserci il preambolo della Costituzione federale e la melodia dell'inno attuale dovrà essere riconoscibile nel nuovo, ha precisato la Ssup. Il concorso prenderà il via il primo gennaio 2014 e si protrarrà fino alla fine di giugno. Nella seconda metà dell'anno una giuria si esprimerà sulle varie proposte e designerà il vincitore. Il progetto selezionato dalla giuria verrà consegnato nel 2015 al Consiglio federale (governo) che dovrà avallare il nuovo testo e la melodia, ha dettagliato la Ssup, associazione fondata nel 1810 per favorire il benessere della popolazione elvetica.
L'attuale inno, il cosiddetto Salmo Svizzero, è stato composto nel 1841 da Albert Zwyssig e ne esistono versioni nelle quattro lingue nazionali. L'annuncio del concorso è stato fatto sul prato del Gruetli, luogo simbolico che commemora il primo agosto 1291, quando i rappresentanti dei cantoni di Svitto, Untervaldo ed Uri si incontrarono sul prato del Gruetli, sovrastante il Lago dei Quattro Cantoni, per sottoscrivere in un patto di fratellanza l'impegno ad unire le forze contro da aggressori esterni. L'evento è considerato l'atto fondatore della Svizzera ed ogni primo agosto è in questo luogo che viene pronunciato il tradizionale discorso del presidente della Confederazione.

giovedì 1 agosto 2013

Grecia, l'Fmi si spacca sugli aiuti

da www.ilsole24ore.com


Cresce il malessere da parte degli emergenti all'interno dell'Fmi nel continuare a versare prestiti alla Grecia.
Undici paesi latino americani, guidati dal Brasile, si sono rifiutati lunedì di sostenere - astenendosi al momento del voto - la decisione presa dal Fondo monetario internazionale di effettuare nuovi pagamenti alla Grecia, sottolineando i dubbi sulla capacità di Atene di rimborsare i prestiti ricevuti.
Il Fondo può concedere crediti ai paesi in crisi solo se esiste la ragionevole certezza di essere rimborsato.
La posizione di questi paesi è stata rivelata pubblicamente dal rappresentante brasiliano all'Fmi, un'iniziativa inusuale che mette in evidenza la crescente frustrazione del fronte dei paesi emergenti per una politica del Fondo concentrata sul salvataggio degli stati europei in crisi.
«I recenti sviluppi in Grecia confermano alcuni dei nostri peggiori timori» ha dichiarato il direttore esecutivo del Fmi per il Brasile Paulo Nogueira Batista, rappresentante a Washington anche di altri dieci paesi del Centro e Sud America e dei Caraibi.
«La realizzazione (del programma di riforme della Grecia) è stata insoddisfacente quasi in tutte le aree; le previsioni su crescita e sostenibilità del debito continuano ad essere eccessivamente ottimistiche», ha rincarato Batista sfidando l'ottimismo del rapporto ufficiale.
Lunedì scorso il board del Fmi ha dato via libera al pagamento di altri 1,7 miliardi di euro alla Grecia, portando il totale dei fondi finora prestati ad Atene alla cifra complessiva di 28,4 miliardi di euro che sommati a quelli europei totalizzano 240 miliardi di euro.
Il Fondo stesso ha detto che il governo di Atene potrebbe avere bisogno di una riduzione del debito che è tornato al 160,5% del Pil più velocemente di quanto preventivato da parte dei partner europei.
Insomma Atene torna nella tormenta finanziaria.
Come se non bastasse secondo l'Fmi alla Grecia mancheranno 11 miliardi di euro entro la fine del 2015, una previsione che è tornata ad alimentare l'ipotesi della necessità di un nuova ristrutturazione o di aiuti supplementari da parte dei partner europei.
Eventualità molto poco popolare di questi tempi in Europa.
L'allarme è contenuto in un documento conclusivo della quarta revisione della Extended Fund Facility, il programma di aiuti dell'Fmi concesso ad Atene e rilasciato ieri.
L'Fmi aggiunge che il deficit di 11 miliardi di euro potrebbe essere ancora più grande: secondo il rapporto, il piano di salvataggio della Grecia deve affrontare un buco di 4,4 miliardi di finanziamento nel 2014 e un altro di 6,5 miliardi nel 2015.
Ma il divario potrebbe essere ancora più grande, secondo il decano e capo missione dell'Fmi in terra di Grecia, il danese Poul Thomsen, se la crescita dovesse essere minore delle attese o se il paese non dovesse raggiungere, come già avvenuto in passato, l'obiettivo delle privatizzazioni.
Atene è nel sesto anno consecutivo di recessione e nel quarto di austerità.
Il rapporto prosegue ricordando che i recenti sviluppi economici registrati in Grecia sono «in linea con le previsioni» per una contrazione del Pil del 4,25% nel 2013.
Il Pil si é contratto del 5,5% nel primo trimestre. Secondo il Fondo «una ripresa é prevista a partire dal 2014», mentre l'evoluzione del debito sarà «in linea con la cornice concordata dalla Grecia con i partner europei».
Il Fondo inoltre prevede «una graduale riduzione del calo del Pil, seguito da una stabilizzazione dell'attività economica verso la fine dell'anno». Le previsioni sono fatte sulla base del contributo dell'export e degli investimenti, il cui effetto positivo é mitigato dal calo dei consumi privati e pubblici.
Nel medio termine, dice l'Fmi, «la ripresa sarà trainata dal settore esterno, a sua volta sostenuto dal miglioramento della competitività, e dagli investimenti».
Tuttavia, avverte l'Fmi, il rischio che le previsioni debbano essere modificate é alto, soprattutto a causa «dei ritardi delle riforme strutturali, delle vulnerabilità dei conti e della potenziale instabilità politica».
La recente storia greca è lastricata di riforme approvate ma non applicate, di promesse fatte e non mantenute. L'insofferenza dei paesi emergenti è un pericoloso segnale di cui Atene deve prendere nota e fare senza indugi quelle riforme che ha promesso alla troika in cambio degli aiuti.