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lunedì 29 luglio 2013

«Europa, avanti verso l’unione politica»

da www.corriere.it

PARIGI – Signor ministro, tra un anno si svolgeranno elezioni europee che rischiano di trasformarsi in un trionfo degli euroscettici. Come pensano di affrontarle Francia e Italia? Enrico Letta offre la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, voi francesi siete più freddi al riguardo. Su questo Parigi e Roma restano divise?
«La visione dell’Italia ci obbliga ad andare oltre rispetto a quel che sono disposti a concedere alcuni Paesi. L’Italia è un pungolo importante. Oggi in Europa a un estremo troviamo la posizione italiana, all’altro quella della Gran Bretagna, che addirittura organizza un referendum sulla permanenza stessa nella Ue, probabilmente con l’obiettivo di restare ma in un’Unione indebolita, più leggera. L’equilibrio verrà trovato tra queste due visioni, e magari sarà espresso dalla linea francese: più prudenti sul federalismo ma comunque favorevoli a una maggiore integrazione». Thierry Repentin, 50 anni, savoiardo amante dell’Italia («una passione per il mercato del sabato a Torino»), è il ministro degli Affari europei francese. Lo incontriamo al Quai d’Orsay, alla vigilia della visita a Roma di lunedì 29 luglio.

Il 16 maggio scorso il presidente Hollande ha lanciato l’idea di una vera unione politica europea in due anni. Non le sembra che sia rimasta lettera morta?
«No, è un’idea all’ordine del giorno e in quest’ottica moltiplichiamo gli incontri con i partner a noi più vicini: ecco il senso del mio viaggio in Italia. Parigi e Roma stanno facendo molte cose assieme. Con il vostro ministro Enzo Moavero stiamo cercando di portare su scala europea un nuovo dossier, la strategia macro-regionale alpina, cioè la cooperazione transfrontaliera per gestione del territorio, turismo, agricoltura, università, tra Italia, Francia, Austria, Germania, Slovenia. Vogliamo varare il progetto nel corso del vertice italo-francese di novembre».
Lo shopping francese in Italia (l’ultimo caso è Lvmh che ha comprato Loro Piana) non complica i rapporti?
«Non c’è alcun motivo, dovremmo preoccuparci se questi interventi venissero da Cina o Russia, ma all’interno dell’Europa sono nornali. Di recente con il presidente Hollande abbiamo fatto visita all’acciaieria Rio Tinto in Francia, che verrà ripresa da un investitore tedesco e ne siamo soddisfatti. Nel tessuto economico francese poi l’Italia è molto presente, soprattutto con le piccole e medie imprese. A Saint-Michel-de-Maurienne, nella mia Savoia, è un imprenditore italiano (Gianpiero Colla, ndr) che ha rilevato il fornitore automobilistico Metaltemple, salvando così 150 posti di lavoro».
A Roma parlerete anche di Torino-Lione? Per la Francia non sembra più un progetto prioritario. Ci credete ancora?
«Certamente, sono giudicate non prioritarie solo le linee di accesso alla galleria franco-italiana: finché quella non è in stato avanzato le linee di accesso francesi possono aspettare. Ma la galleria deve essere costruita il prima possibile. A Roma parleremo appunto della ratificazione del Trattato internazionale da parte dei rispettivi Parlamenti. C’è solo una difficoltà».
Quale?
«L’intervento finanziario della Commissione europea è decisivo, ma previsto nel bilancio 2014-2010. Noi vogliamo cominciare i lavori prima, entro il 2013. Contiamo di metterci d’accordo con Bruxelles».
Che pensa delle proteste sul fronte italiano?
«Esistono in Italia e in Francia dei movimenti anti-crescita: li vediamo all’opera in Val di Susa, e contro la costruzione dell’aereoporto a Notre-Dame des Landes. Sono gli stessi. Io penso che la Torino-Lione sia uno snodo essenziale per tutta l’Europa, per togliere il tappo e aprire i collegamenti ferroviari da Londra fino ai Balcani».
È vero che nulla si muove in Europa perché tutti aspettano le elezioni del 22 settembre in Germania?
«C’è una forma di attesa che ha toccato le relazioni esterne: per esempio abbiamo rinviato le discussioni su Serbia e Kosovo e sulla Turchia perché non interferissero con il voto tedesco. Ma al contrario, su altri temi quelle elezioni hanno agito da acceleratore. Per esempio la Germania ha accettato che le politiche economiche in seno all’Eurogruppo vengano decise in base agli indicatori sociali (saranno definiti in ottobre). Sono convinto che Angela Merkel vi è stata spinta anche dalla elezioni vicine. La cancelliera oggi si apre a un dibattito nel quale Francia e Italia finora erano in prima linea senza ricevere particolari echi».
L’unione bancaria è in ritardo. Colpa della Germania?
«La riflessione presso i nostri amici oltre il Reno avanza. Ma nel frattempo l’Europa non si può fermare, c’è un calendario da rispettare: l’unione bancaria andrà varata entro il luglio 2014, quindi tutte le decisioni andranno prese entro la fine di quest’anno».
Non pensa che questi ritardi facciano il gioco degli euroscettici?
«Senza dubbio. Prima delle elezioni europee dell’anno prossimo dobbiamo mettere a punto dispositivi che mettano in sicurezza l’economia e i cittadini. La questione della supervisione bancaria è fondamentale: dobbiamo avere a disposizione un meccanismo che possa rispondere a una bancarotta bancaria. La Banca centrale europea deve essere in grado di vedere che succede realmente nelle banche. E poi norme che mettano in sicurezza i depositi dei risparmiatori banche, perché non si ripeta quel che è accaduto a Cipro».
A Roma parlerete anche delle fughe dei capitali?
«Sì, è un altro problema da affrontare subito. In Europa non possiamo dire ai nostri concittadini che ci sono 1000 miliardi che sfuggono al fisco. C’è stata una decisione importante al summit europeo di maggio per rivedere i rapporti con i paradisi fiscali europei: ce ne sono cinque, sono ben conosciuti (Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra e San Marino, ndr). Ne parliamo assieme per avere la potenza di fuoco necessaria. Poi, sotto la presidenza lituana, dobbiamo andare avanti nella lotta contro il dumping sociale, cioè evitare che i lavoratori di Paesi europei con garanzie sociali molto basse mettano fuori mercato quelli più protetti».
Il premier italiano Enrico Letta propone una procura europea. La Francia è d’accordo?
«Ne abbiamo parlato, la procura europea è un suo forte centro di interessi, da giurista e capo di governo: una procura europea potrebbe lottare meglio contro la delinquenza finanziaria e economica, dobbiamo andare in quella direzione. Se la Francia e Italia sono in fase, si tratta di risultati che possiamo ottenere».
Che propongono di fare Parigi e Roma per il lavoro dei giovani?
«Quella è la priorità più grande. Abbiamo già chiesto e ottenuto che i 6 miliardi di euro previsti dal bilancio 2014-2020 vengano usati subito nel biennio 2014-2015. Poi rilanciare il progetto Erasmus, per gli studenti ma anche per i lavoratori apprendisti. Più in generale, Francia e Italia sono oggi ascoltate sulla necessità di affiancare al rigore anche misure sociali, dare segnali ai giovani».
Come riuscirete a fermare l’ondata populista alle elezioni europee?
«Dobbiamo fronteggiare Ukeep in Gran Bretagna, Grillo in Italia, e Front National in Francia, più molti altri. E per sua natura, il voto alle elezioni europei non favorisce mai i governi in carica. Ma io non sono disfattista. Dobbiamo riuscire a spiegare ciò che l’Europa porta quotidianamente ai nostri concittadini. Molte cose non si potrebbero fare senza i fondi strutturali europei. Nelle grandi città francesi, tutte le azioni di accompagnamento degli strati deboli della popolazione si fanno grazie ai fondi sociali europei. Senza l’Europa avremmo regioni intere senza più agricoltura, sarebbe un disastro. Non sono pessimista, a condizione che troviamo il modo di raccontare bene tutti i meriti dell’Europa».
 Stefano Montefiori

giovedì 25 luglio 2013

Spagna, strage sul treno dei pellegrini: 78 morti Farnesina: «Verifiche su un italiano a bordo»

da www.corriere.it

LA TRAGEDIA VICINO A SANTIAGO DI COMPOSTELA

Il treno viaggiava a 190km/h in una curva dove il limite è 80. A bordo 218 passeggeri. I sopravvissuti: «È stato l'inferno»

Un treno dell'alta velocità della compagnia statale Renfe con a bordo 218 passeggeri è deragliato alle 20.42 mercoledì vicino a Santiago di Compostela, in Galizia, nel nord della Spagna (GUARDA il video dell'istante dell'impatto). A bordo, secondo El Mundo online, anche «un gruppo di giovani italiani». Il treno viaggiava sulla linea Madrid - Ferrol e, al momento del deragliamento, si trovava a quattro chilometri dalla stazione di Santiago. Dieci vetture sono uscite dai binari dopo una lunga curva: alcune si sono capovolte e si sono incendiate, altre sono state scaraventate su un muro accanto ai binari, un vagone, secondo El Pais, sarebbe volato a 5 metri di altezza. Il bilancio dell'incidente, il più grave disastro ferroviario avvenuto in Spagna negli ultimi 40 anni, è ancora provvisorio: almeno 78 morti e 131 feriti, di cui almeno 20 in condizioni molto gravi e 5 in coma. A causare l'incidente è stata l'eccessiva velocità in una curva ritenuta dai tecnici «pericolosa»: il conducente del treno è stato messo sotto inchiesta formale. Il governo regionale di Galizia ha dichiarato sette giorni di lutto, in Spagna le giornate di lutto nazionale saranno tre. La più grande arena sportiva di Santiago di Compostela è stata trasformata in un obitorio temporaneo per raccogliere le vittime.

«GIRI DELLA MORTE» - I testimoni hanno raccontato scene terribili. Il treno «andava molto veloce e alla curva ha cominciato a girarsi, mentre i vagoni sono finiti una sopra l'altro», ha riferito Ricardo Montesco, uno dei superstiti. «Un sacco di gente è finita schiacciata sul fondo, ho visto molti cadaveri», ha aggiunto, raccontando il terrore vissuto quando ha capito, cercando di districarsi tra le lamiere, che il suo vagone «stava bruciando». Di vero e proprio «girone dantesco» ha parlato il presidente della giunta regionale della Galizia, Alberto Nunez Fijoo. «Ho dinanzi agli occhi la scena di una catastrofe», ha riferito al Pais online un altro viaggiatore. Altri hanno descritto la sensazione di «una serie di giri della morte» vissuti a bordo di un vagone dopo il deragliamento.
Spagna, deraglia treno, diverse vittime Spagna, deraglia treno, diverse vittime     Spagna, deraglia treno, diverse vittime     Spagna, deraglia treno, diverse vittime     Spagna, deraglia treno, diverse vittime     Spagna, deraglia treno, diverse vittime
ITALIANI A BORDO - Secondo El Mundo on line sul treno vi sarebbe stato un gruppo di giovani italiani, ma la circostanza non trova alcuna conferma ufficiale. L'Unità di crisi della Farnesina, attraverso la rete diplomatico-consolare in Spagna, ha avviato contatti con le autorità locali. «Non ci risulta - precisano dal ministero degli Esteri - come riportato da fonti stampa, la presenza di un gruppo di italiani, stiamo verificando la presenza di eventuali connazionali. Le autorità locali non hanno ancora stilato la lista delle vittime». L'ambasciatore italiano è sul luogo del disastro ferroviario.
L'IPOTESI DELL'ATTENTATO - Mari, una donna che abita vicino al luogo del disastro, è stata fra i primi a prestare soccorso: ha assistito alla scena mentre stava stendendo i panni. Alla radio Cadena Ser ha raccontato di avere sentito «un'esplosione» poco prima del deragliamento. È partita forse da qui la voce che a provocare l'incidente fosse stato un attentato: un'ipotesi subito scartata.
Treno deraglia a Santiago: le vittime e i soccorsi Treno deraglia a Santiago: le vittime e i soccorsi    Treno deraglia a Santiago: le vittime e i soccorsi    Treno deraglia a Santiago: le vittime e i soccorsi    Treno deraglia a Santiago: le vittime e i soccorsi    Treno deraglia a Santiago: le vittime e i soccorsi
TROPPO VELOCE - Uno dei macchinisti, ferito lievemente, ha raccontato al Pais Online che il treno, un Alvia 151 che utilizza gli stessi binari dell'alta velocità e può raggiungere i 250 km/h, stava viaggiando a 190 km/h in un tratto in cui il limite è 80 km/h. Dati confermati dal racconto dei testimoni: «In nessun momento ho pensato che si trattasse di un attentato», ha detto Sergio, passeggero reduce dall'incubo. «Quando il treno ha imboccato la curva ho avuto la netta sensazione che stesse andando troppo veloce». Il treno è uscito dai binari in un «curva complicata, difficile», hanno spiegato i tecnici, alafine di un lungo tunnel, dove inizia una pendenza che termina con un curvone. Una tragedia annunciata, forse, visto che all'inaugurazione del tratto Ourense-Santiago, un tecnico dell'ente locale aveva messo in guardia: «Bisognerà fare attenzione a quella curva, è pericolosa».
Treno deragliato in Spagna, soccorritori cercano i corpi

DUE INCHIESTE - Sul disastro ferroviario di Santiago di Compostela «si stanno svolgendo due inchieste», una giudiziaria e l'altra guidata da una commissione che «dipende dal ministero delle Infrastrutture», con «l'obiettivo di capire cosa abbia causato l'incidente». Lo ha detto il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy durante una conferenza stampa da Santiago di Compostela, sua città natale.
IL CORDOGLIO DI PAPA FRANCESCO - «Molti dei morti e dei feriti erano pellegrini che andavano a Santiago de Compostela per la festa di San Giacomo», ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Il 25 luglio è infatti il giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra il patrono di Spagna, il «Giorno di Galizia»e proprio a Santiago si trovano le reliquie del Santo. I festeggiamenti sono stati annullati. «Il Papa è stato subito informato di questo incidente. E naturalmente è vicino a quanti stanno soffrendo».
(modifica il 25 luglio 2013)

mercoledì 24 luglio 2013

Bulgaria, assedio al Parlamento

da www.ilsole24ore.com

A Sofia cresce la protesta

Manifestanti in piazza da 40 giorni. Politici «in ostaggio» per 8 ore, negli scontri una ventina di manifestanti. La protesta contro «l'oligarchia» e la richiesta di tornare alle urne

E' cominciata a metà giugno. A fine luglio, un mese dopo, non accenna a fermarsi. Anzi: la protesta, in Bulgaria, cresce sempre più. L'ultimo episodio, e per ora il più significativo, riguarda il blocco del Parlamento: martedì pomeriggio una folla di oltre 2mila persone ha assediato l'edificio nel centro di Sofia, dove erano al lavoro tre commissioni sul bilancio statale per il 2013. La protesta è continuata per ore, e solo alle 3.30 di notte (le 2.30 ora italiana) la polizia è riuscita ad aprire un varco per far uscire dal palazzo i politici. Tra parlamentari, esperti e giornalisti all'interno del Parlamento c'erano 109 persone (tra le quali anche tre ministri): sono rimaste chiuse nell'edificio per oltre otto ore, mentre fuori la folla continuava la manifestazione di protesta.
Bulgaria, il Parlamento assediato

LA PROTESTA - La protesta, che tiene la piazza da 40 giorni, ha preso di mira la «oligarchia» accusata di tenere in mano le sorti della Bulgaria. A scatenare la manifestazione è stata la decisione del governo di nominare il magnate dei media, Delyan Peevski (già coinvolto in scandali di corruzione) a capo dei servizi di sicurezza. La retromarcia dell'esecutivo, però, non è bastata a calmare gli animi, che ora chiedono le dimissioni del governo guidato dai socialisti a poche settimane dal suo insediamento. Se la principale richiesta dei manifestanti è lo scioglimento del governo tecnico guidato da Plamen Orecharski (e il conseguente ritorno alle urne) la protesta va però ben oltre. La Bulgaria, il paese più povero dell'Unione europea, dall'inizio dell'anno vive una grave impasse politica, provocata dalla crisi economica globale. A febbraio il governo del premier di destra Boiko Borisov è caduto a seguito delle continue manifestazioni di piazza contro le misure di austerità. Dalle elezioni anticipate del 12 maggio è uscito un governo di tecnocrati sostenuto dalla sinistra, ma le manifestazioni sono continuate. Fino a ieri si trattava di proteste pacifiche, ma durante la notte tra martedì e mercoledì lo scontro si è inasprito: i manifestanti hanno respinto un primo tentativo di portar via i politici lanciando delle pietre contro l'autobus sul quale sarebbero dovuti salire. E in seguito al lancio sette dimostranti e due poliziotti sono finiti all'ospedale con ferite alla testa. Negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine sono rimaste ferite in tutto circa venti persone.
Bulgaria, l'assedio al Parlamento Bulgaria, l'assedio al Parlamento    Bulgaria, l'assedio al Parlamento    Bulgaria, l'assedio al Parlamento    Bulgaria, l'assedio al Parlamento    Bulgaria, l'assedio al Parlamento
LE CONSEGUENZE - La prima conseguenza degli scontri è stata la cancellazione della seduta parlamentare che era in programma per mercoledì mattina. Mentre l'ex premier Borisov, stando a quanto riportano i media bulgari, è già sceso in campo per chiedere le dimissioni dell'attuale governo. Anche il commissario europeo alla Giustizia, Viviane Reding, martedì Sofia per un dibattito pubblico, ha espresso «solidarietà ai cittadini bulgari che stanno protestando contro la corruzione» in un tweet. Sugli scontri davanti al Parlamento è intervenuto anche il presidente Rosen Plevneliev, che ha cercato di calmare le acque rivolgendosi direttamente ai dimostranti e chiedendo sia a loro che alla polizia di non alimentare tensioni.

martedì 23 luglio 2013

Rientra la crisi di governo in Portogallo

da www.ilsole24ore.com


Come non detto. La crisi di governo portoghese rientra dopo venti giorni di forti tensioni, a Lisbona e sui mercati finanziari. Tutto viene superato tra le chiacchiere, così come erano stati gli annunci e le promesse a sfaldare la maggioranza.
Il presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva ha dovuto rinunciare al suo proposito di coinvolgere l'opposizione dei socialisti in un «patto di salvezza nazionale» e dopo una settimana di inutili negoziati, ha deciso di affidare l'incarico di formare un nuovo governo conservatore al premier uscente Pedro Passos Coelho: una soluzione temporanea che certo non cura i mali del Paese.
I mercati hanno accolto con molto favore - pur con qualche perplessità degli analisti - il discorso alla Nazione con il quale Cavaco Silva ha dato il via libera al rimpasto di governo scartando l'ipotesi di indire elezioni anticipate e chiudere la legislatura prima della sua scadenza naturale: i rendimenti dei titoli decennali del debito sono scesi intorno al 6,4% esattamente ai livelli di fine giugno, dopo essere rimasti per più di una settimana sopra il 7 per cento.
Cavaco Silva - come Passos Coelho esponente del Partito socialdemocratico, che in Portogallo è una formazione conservatrice, liberale e cristianodemocratica - ha ricordato che il governo «si è sempre mantenuto nella pienezza delle sue funzioni», che la sua maggioranza è «indiscutibile» e che occorre sia chiaro tanto ai portoghesi quanto ai partner della Ue «che il Portogallo è un Paese governabile». Il presidente portoghese ha tuttavia avvertito che i due partiti di governo - quello socialdemocratico e il Centro democratico sociale-Partito popolare - «devono essere sintonizzati in maniera duratura e inequivocabile per portare a compimento fino al giugno del 2014» il programma imposto da Unione europea e Fondo monetario dopo il salvataggio da 78 miliardi di euro del maggio del 2011. E ha sollecitato il governo a «dare priorità alle misure per rilanciare l'economia e ridurre la disoccupazione».
Non cambia dunque la guida di un esecutivo: la fiducia delle Camere è scontata. Restano, anche più marcate, le divergenze interne alla maggioranza di centro-destra, che si erano manifestate con le dimissioni del ministro delle Finanze Vitor Gaspar, il principale sostenitore della linea del rigore. E poi con le dimissioni - «irrevocabili» e poi ritirate - del ministro degli Esteri, di Paulo Portas, leader dei popolari che ha inteso con il suo gesto prendere le distanze dalle misure di austerity del suo governo.
Quest'anno l'economia si contrarrà, è il terzo anno consecutivo, almeno del 2% e la disoccupazione è ormai sopra il 18 per cento. Sempre più lontani gli obiettivi di risanamento che prevedono per il 2013 un deficit al 5,5% del Pil. Il Portogallo continua a «camminare sul ghiaccio molto sottile», spiegano gli analisti di Barclays. E questa inutile crisi politica ha reso solo più precari i passi di Lisbona per evitare un nuovo bail-out o una ristrutturazione del debito.

sabato 13 luglio 2013

Notte di scontri a Ankara e Antiochia

da www.ansa.it

Fra polizia e manifestanti

13 luglio, 10:15

Notte di scontri a Ankara e Antiochia (ANSA) - ANKARA, 13 LUG - Ci sono stati di nuovo scontri fra polizia e manifestanti questa notte ad Ankara e Antiochia, che hanno fatto diversi feriti, uno dei quali e' grave, riferisce la stampa turca. Nella capitale le unita' antisommossa hanno disperso con la forza diversi gruppi di manifestanti nella zona centrale di Kizialy usando anche gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Incidenti sono stati segnalati pure ad Antiochia, vicino al confine con la Siria, dove giovedì si erano svolti i funerali di un giovane.

martedì 9 luglio 2013

Dieci cose da sapere in vista dell’adozione dell’euro in Lettonia

da balticanews.wordpress.com

Dal 1 gennaio 2014, dopo il via libera finale dell’Ecofin, in Lettonia il lats verrà sostituito dall’euro. Cosa accadrà nei prossimi mesi con il cambio della moneta.

Foto: Evija Trifanova, LETA
Un breve riassunto delle dieci cose da sapere sui passaggi che porteranno la Lettonia a sostituire il lats con l’euro, dopo che l’Ecofin ha dato il via libera definitivo all’ingresso della Lettonia nell’eurozona.
1. L’euro sarà la moneta ufficiale in Lettonia a partire dal 1 gennaio 2014.
2. Il cambio è 1 lats = 1,42 euro.
3. Dal 1° ottobre 2013 fino al 30 giugno 2014 i prezzi nei negozi saranno indicati in entrambe le valute, euro e lats.
4. Dal 1° gennaio fino al 14 gennaio saranno accettati pagamenti sia in euro che in lats. Il resto in ogni caso sarà dato in euro. Dopo il 14 gennaio non sarà più possibile effettuare pagamenti in lats.
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5. Finora il taglio più piccolo di moneta è il centesimo di lats. Dal 1° gennaio la moneta più piccola in circolazione saranno i 5 centesimi di euro. Come in ogni altro paese dell’eurozona, una faccia delle monete avrà simboli della Lettonia.
6. La Lettonia è il diciottesimo paese che ha adottato l’euro. Il secondo fra i paesi baltici, dopo l’ingresso dell’Estonia nel 2011.
7. Dall’adozione dell’euro, per sei mesi si potranno cambiare i propri lats in euro nelle banche e alla Banca centrale lettone, senza spese. Dopo il 30 giugno sarà possibile cambiare i lats solo presso la Banca centrale lettone, senza limiti di tempo.
Fino al 31 marzo sarà possibile cambiare i lats in euro anche nelle filiali delle Poste lettoni, solo però nelle cittadine dove non ci sono banche nelle vicinanze.
8. Dal 10 dicembre nelle banche commerciali lettoni ci sarà la possibilità di acquistare un set di monete in euro, al costo di 10 lats.
9. Per i fondi depositati in banca il passaggio da lats ad euro avverrà automaticamente il 1° gennaio 2014. Già adesso la maggior parte delle transazioni bancarie in Lettonia avviene in euro.
10. Cambierà la fisionomia anche delle buste paga. Dal 1° gennaio 2014 in busta paga i lettoni avranno stipendi in euro.

Dal 1° gennaio 2014 l’euro sarà la moneta ufficiale in Lettonia

da balticanews.wordpress.com

La decisione finale l’ha presa l’Ecofin oggi: l’Unione Europea ha approvato l’adozione dell’euro da parte del paese baltico. Resta alto però nel paese la percentuale di contrari alla moneta unica

L'euro lettone
E’ stata la riunione dell’Ecofin (il consiglio dei ministri delle finanze europei) a pronunciare la parola definitiva sul lungo percorso di avvicinamento all’eurozona della Lettonia, approvando la decisione di invitare il paese baltico ad aderire all’eurozona a partire dal 1° gennaio del 2014.
Il tasso di conversione del lats all’euro è di 0.702804 lats per 1 euro, ed è uguale al tasso di conversione fisso già esistente in questi ultimi anni.
La Lettonia diventa così il diciottesimo paese europeo che entra nell’eurozona, il secondo paese baltico dopo l’ingresso dell’Estonia nel 2011. La Lituania potrebbe essere il prossimo, nel 2015.
Il tweet con cui il ministro delle finanze lettone Andris Vilks ha dato la notizia della decisione dell’Ecofin favorevole all’ingresso della Lettonia nell’eurozona: “La decisione dell’Ecofin positiva, in Lettonia ci sarà l’euro! Si è conclusa l’integrazione della Lettonia in Europa! Un maggiore stimolo per la crescita, il benessere, la stabilità”.
La decisione dell’Ecofin giunge dopo una serie molto lunga di esami e delibere da parte dell’UE.
Da notare che la riunione dell’Ecofin di oggi è stata la prima riunione di un organismo della UE presieduta dalla Lituania, che ha iniziato da pochi giorni il suo semestre di presidenza UE. La riunione di oggi dell’Ecofin è stata anche la prima a cui ha partecipato la Croazia, neo paese membro dell’UE.

Nei sondaggi la maggioranza dei lettoni ancora contraria all’euro.

I lettoni restano comunque in maggioranza contrari a sostituire l’amato lats con l’euro. Secondo l’ultimo sondaggio effettuato da SKDS il 53% dei lettoni si dichiara contrario all’adozione dell’euro.
Solo il 22% dei cittadini è favorevole all’euro, mentre un altro 21% dichiara di avere una posizione sostanzialmente neutrale sulla questione.
Nell’ultimo anno i contrari all’euro sono diminuiti, erano intorno al 60%, mentre i sostenitori della moneta unica europea erano intorno al 15%, ma il governo lettone è ancora lontano dal suo obiettivo di arrivare almeno al 50% di sostenitori dell’euro, mediante campagne di informazione nel paese.

Tutte le tappe del percorso della Lettonia verso l’euro:

1- Il parlamento lettone ha approvato la legge per l’adozione dell’euro
2 – La Banca centrale lettone: la Lettonia non entrerà nell’eurozona se verrà modificato il cambio attuale fra euro e lats
3 – Il governo lettone ha inviato a Commissione Europea e BCE la richiesta ufficiale di adesione all’euro
4 – Dombrovskis a Parigi, incontra Hollande e incassa il sostegno francese per la Lettonia nell’euro
5 – La Lettonia sempre più vicina all’euro: la Commissione Europea ha dato il via libera
6 – La Commissione affari economici della UE appoggia l’ingresso della Lettonia nell’euro
7 – A Bruxelles i leader europei appoggiano l’ingresso della Lettonia nell’eurozona
8 – Il Parlamento europeo ha approvato l’adozione dell’euro in Lettonia dal 2014

venerdì 5 luglio 2013

Arriva Dalia la bionda cintura nera di judo L'Europa è avvisata

da www.corriere.it

La leader lituana presidente di turno Ue

Dal nostro corrispondete  Luigi Offeddu


Dalia GrybauskaitéDalia Grybauskaité
BRUXELLES - «Magnolia d'acciaio», l'hanno soprannominata così. O più banalmente «Signora di ferro», perché nei negoziati politici le accreditano pugno blindato e mascella a squadra. Ma chi ha inventato questi soprannomi non ha scoperto granché. Perché Dalia Grybauskaité, 56 anni, chioma bionda scolpita, occhi color mercurio e giacche color lampone, l'acciaio e il ferro li mostra anche in altre cose: nella vita è cintura nera di judo, ha ribaltato tanti campioni maschietti nella sua carriera. Oggi, la sua palestra la trova nell'Unione Europea, di cui è presidente di turno fino al 31 dicembre, e nella sua Lituania di cui pure è presidente dal 2009: la prima presidente, o presidentessa, in gonnella nella storia del Paese baltico. Anzi - come spiega compitamente un sito Internet tutto in «lumbard» - «a l'è la prima donna a quattà quella carega chì», a occupare quella sedia. Detta invece in volgare italiano: questa «magnolia» è una delle donne più importanti del continente. E non solo perché è stata insignita dell'«Ordine del Falcone» in Islanda o dell'«Ordine di Vytautas con la Catena d'oro» in Lituania. Nell'Europa di oggi, un'onorificenza non si nega a nessuno, ma poi ti chiedono anche il libretto degli esami. E la signora Grybauskaité non è in fuoricorso. Laurea con lode in economia politica, più master conquistati anche negli Usa, viceministro degli Esteri e poi ministro delle Finanze nel suo Paese, commissario europeo alla Cultura (con Romano Prodi presidente della Commissione) e al Bilancio. Né marito né figli (il suffisso "aité" nei cognomi femminili lituani indica appunto la condizione di nubile) ma senza alcun rimpianto per l'abbraccio totale alla professione. «Lei è dura e dolce a fasi alterne - dice uno sherpa di Bruxelles che più volte se l'è trovata all'altro capo del tavolo in un negoziato - ma estremamente precisa, oltre che preparata. Attenzione: meglio non distrarsi con lei, se in mezzo c'è un protocollo da finalizzare». Ha tagliato spese e raddrizzato bilanci, ma poco tempo fa ha anche detto: «Sono per l'austerità, sì: cominciamo a tagliare i salari dei leder politici...». E, in fondo, la Lituania è oggi il Paese dalla più rapida crescita economica, nell'intera Ue.
Ma come quasi tutti coloro che passeggiano su questa terra, anche la signora Grybauskaité ha avuto due vite differenti. Gliele ha riservate la storia e le spiegano i suoi altri due soprannomi: «Dalia la rossa», «Compagna Dalia». Lei è infatti nata a Vilnius, oggi capitale lituana ma fino al 1991 città dell'Unione Sovietica. E ha iniziato i suoi studi universitari all'allora università Zhdanov di Leningrado (oggi San Pietroburgo): Andrej Zhdanov, l'orco della cultura sovietica sotto Stalin, il persecutore di scrittori e artisti. Tutto ciò vuol dire solo che Dalia è nata e cresciuta nell'acquario comunista e non è colpa sua. Ma durante qualche campagna elettorale, certi maligni hanno insinuato che la sua carriera di studi, prima a Leningrado e poi Mosca, fosse stata agevolata da amici di partito. E ancora nel 2003 a Vilnius, secondo l'opposizione, un programma televisivo che stava per raccontare queste cose è stato cancellato, e la sua troupe licenziata in tronco. Forse è purtroppo vero, forse no: ma con l'abbondanza di indecisi al timone dei governi europei, una come «Magnolia d'acciaio» potrà magari sistemare qualcosa, con la sua cintura nera sotto la giacca color lampone.

Carney allontana subito l'ipotesi di una stretta

da www.ilsole24ore.com


LONDRA. Dal nostro corrispondente
Quattro giorni dopo il formale insediamento sulla poltrona di governatore, Mark Carney ha dato la prima inattesa svolta alla strategia monetaria della Banca d'Inghilterra. Inattesa nei tempi, non nella sostanza di una colomba annunciata, quale promette di essere quella che comincia a volare sui tetti di Threadneedle street. La prima riunione del comitato di politica monetaria sotto la guida del successore di Mervyn King ha confermato i tassi e non ha dato ulteriore impulso al quantitative easing. E questo era previsto. Non calcolato era invece il comunicato diffuso subito dopo la riunione ed esplicito abbastanza per far cadere la sterlina sul dollaro ai minimi delle ultime settimane. In un prologo della cosiddetta "forward guidance" che Mark Carney intende adottare, fornendo una dettagliata comunicazione ai mercati sulla strategia che l'istituto centrale vuole perseguire, dalle auguste stanze della Banca è stato lanciato un altolà. Un possibile rialzo dei tassi nel 2015 come le piazze finanziarie già immaginano «non è garantito dai recenti sviluppi dell'economia nazionale». In altre parole: non date affatto per scontata l'idea che nel medio periodo si vada di sicuro verso una stretta, se così si può dire, visto l'allentamento eccezionale che detta l'azione dei banchieri centrali in questi anni di crisi. Parole che alcuni analisti hanno interpretato come il possibile viatico ad un nuovo round di quantitative easing per stimolare l'economia che potrebbe essere deliberato nelle prossime riunioni del direttorio della BoE.
Mark Carney, 48 anni, ex governatore dell'istituto del Canada, per 15 anni in quella fabbrica di banchieri centrali che continua ad essere Goldman Sachs, ci ha messo pochissimo a confermare la sua fama, anticipando quanto illustrerà nei dettagli in agosto in occasione della seconda riunione del comitato di politica monetaria. E lo ha fatto andando contro ogni tendenza. Il suo insediamento è infatti giunto nelle stesse ore in cui una serie di dati macro - a cominciare dall'indice Pmi sul manifatturiero - indicavano un rimbalzo già in corso per l'economia di Sua Maestà. Strumento principe che il neo governatore adotterà è proprio la forward guidance anche se in passato aveva lasciato intendere di volere considerare - qualora il Tesoro fosse disponibile a mutare il mandato della Banca - obiettivi diversi dalla sola inflazione, dalla crescita del Pil alla disoccupazione, per orientare la politica monetaria. La fama di colomba ha indotto molti analisti a prevedere un progressivo calo della sterlina (ieri dopo la riunione era già scesa a 1,51 sul dollaro) già nel corso del mese di luglio e almeno fino alla fine dell'anno.
È evidente invece ciò che si attende il cancelliere dello Scacchiere George Osborne dal nuovo governatore: un aiuto per rilanciare l'economia. La determinazione del Tesoro di non cedere sul fronte dell'austerità, lascia di fatto alla Banca centrale il compito di adottare misure di politica monetaria capaci di stimolare la ripresa. Mark Carney, forte del suo solido record in Canada, è stato scelto per questo. George Osborne lo ha salutato come «un fuoriclasse» e come tale lo ha trattato garantendogli fra l'altro un mandato più breve - cinque anni - e uno stipendio che sfiora il milione di sterline, un multiplo del suo predecessore Mervyn King.
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lunedì 1 luglio 2013

A Bruxelles i leader europei appoggiano l’ingresso della Lettonia nell’eurozona

da balticanews.wordpress.com

Dombrovskis alla riunione dei capi di governo della UE incassa un altro via libera all’adozione della moneta unica previsto per il 1° gennaio 2014.

Foto Valsts Kanceleja
I leader dei paesi dell’Unione Europea hanno espresso il loro parere favorevole all’entrata della Lettonia nell’eurozona, durante la due giorni di Bruxelles che si conclude oggi.
Mārtiņš Panke, portavoce del premier lettone Dombrovskis, ha informato la stampa del consenso riscosso dal paese baltico per il suo ingresso nell’eurozona a partire dal 1° gennaio 2014. La Lettonia sarà il 18° paese aderente all’eurozona.
Panke ha anche raccontato che Dombrovskis ha ricevuto le congratulazioni dei leader europei e del presidente della UE Van Rompuy per il raggiungimento dell’obiettivo dell’ingresso nell’eurozona.
La Lettonia aveva già ottenuto il lasciapassare dalla BCE, dalla Commissione Europea e dalla commissione per gli affari economici del parlamento europeo.
Adesso i prossimi passi importanti per il via libero definito all’ingresso della Lettonia nell’eurozona, sono il voto del parlamento europeo e la decisione finale dell’Ecofin, il comitato dei ministri delle finanze dei paesi europei. Il dibattito nel parlamento europeo sull’ingresso della Lettonia nell’euro dovrebbe essere in programma per il 2 luglio, con il voto che dovrebbe avvenire il 3 luglio, mentre il 9 luglio è prevista la riunione dell’Ecofin. Quel giorno sapremo se la Lettonia diventerà il 18° paese membro dell’eurozona.