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lunedì 10 dicembre 2012

Il Nobel per la pace ai rappresentanti dell'Europa Monti con Merkel e Hollande, assente Cameron

da www.repubblica.it


Il diploma e la medaglia simbolo del riconoscimento consegnati a Oslo nelle mani di Van Rompuy, Barroso e Schulz. Il premio in denaro, integrato fino a 2 milioni di euro, sarà devoluto in beneficenza ai bambini vittime delle guerre. Presenti i principali leader europei, tranne il premier britannico che ha inviato il suo vice

OSLO - Il premio Nobel per la Pace 2012 assegnato all'Unione Europea è stato consegnato dal presidente del Comitato del Nobel Thornbjoern Jagland, durante la tradizionale cerimonia nel muncipio di Oslo, al presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, il presidente della commissione Europea, Jose Manuel Barroso e il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

"Voglio rendere omaggio a tutti gli europei che hanno sognato un continente di pace e a quelli che lo hanno reso una realtà", ha detto il presidente Van Rompuy al discorso di accettazione del premio Nobel, sottolineando come la pace dopo la seconda guerra mondiale non sarebbe stata forse "così duratura" se non vi fosse stata l'Unione europea.

Nel suo discorso Van Rompuy ha anche voluto riparare con garbo a una gaffe dello staff del Consiglio europeo che in una videostoria preparata ad hoc per la cerimonia in un primo tempo aveva dimenticato di citare l'Italia, tra i Paesi fondatori: "I leader di sei stati si riunirono a Roma 'città eterna' (in italiano, ndr) per cominciare un nuovo futuro", è stata infatti la prima di una serie di 'immagini' sulle origini e la storia dell'Unione citate da Van Rompuy nel suo discorso durante la cerimonia di consegna del Nobel.

L'Unione Europea ha reso noto che devolverà la somma ricevuta con il premio Nobel a progetti umanitari a favore di bambini vittime della guerra e dei conflitti integrandola con un importo equivalente per raggiungere i 2 milioni di euro. Ad assistere alla cerimonia re Harald e la famiglia reale di Norvegia, e molti capi di stato e di governo dei 27. Tra questi il premier Mario Monti, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande, il premier spagnolo Mariano Rajoy.

Presente anche il presidente della Bce Mario Draghi. Ma vi sono anche assenze illustri, che hanno già fatto discutere, come il premier britannico David Cameron, che ha inviato il suo vice più europeista, Nick Clegg, e gli euroscettici Freidrik Reinfeldt e Vaklav Klaus, rispettivamente premier di Svezia e della Repubblica Ceca.

Accanto ai leader della Ue sul palco di Oslo anche i giovani europei che hanno vinto un concorso indetto dalla Ue per i migliori tweet sul tema "Pace, futuro, Europa", tra i quali la 16enne milanese Elena Garbujo.
 
(10 dicembre 2012)

Elezioni in Romania, trionfa il centrosinistra. Ponta: pronto a guidare il Governo

da www.ilsole24ore.com

Elezioni in Romania, trionfa il centrosinistra. Ponta: pronto a guidare il Governo. Nella foto Victor Ponta (Reuters)Elezioni in Romania, trionfa il centrosinistra. Ponta: pronto a guidare il Governo. Nella foto Victor Ponta (Reuters)
La coalizione di centrosinistra, Unione social-liberale (Usl), che raggruppa i socialdemocratici del primo ministro uscente Victor Ponta e i liberali di Crin Antonescu, ha vinto le elezioni legislative di ieri in Romania, ottenendo circa il 57% delle preferenze. Secondo i sondaggi pubblicati nella notte dalla televisione nazionale, l'opposizione di centro-destra che fa riferimento al presidente Traian Basescu, ha ottenuto invece il 19% dei voti. «Si tratta di una vittoria contro il regime di Basescu», ha esultato Antonescu. Sulla base di questi risultati, l'Unione social-liberale dovrebbe poter contare di una maggioranza dei due terzi del Parlamento.

«Come ho promesso ai rumeni durante la campagna elettorale, mi assumo la responsabilità di continuare a guidare il Governo dell'Usl», ha affermato Ponta davanti ai suoi sostenitori a Targu Jiu. «L'orientamento del Governo che andrò a dirigere sarà filo-europeo e filo-atlantico. Siamo membri dell'Unione europea e della Nato e il nostro futuro è all'interno della famiglia europea», ha aggiunto Ponta.

Ma il braccio di ferro con il presidente Basescu non è destinato a finire qui. Durante la campagna elettorale, il capo dello Stato ha fatto capire chiaramente che l'incarico di premier a Ponta non è automatico anche in caso di vittoria dell'Usl e ha dato al primo ministro del "mitomane". Da parte sua, appena conosciuti i risultati, Ponta ha lanciato un appello alla classe politica e al presidente affinché comprendano che «la Romania ha bisogno di pace, di un periodo di ricostruzione». "Serve superare la lotta politica, l'odio e la vendetta», ha affermato.

martedì 4 dicembre 2012

Insediamenti, si muove l'Europa

da www.ilsole24ore.com


Come era accaduto in passato, continua la punizione israeliana all'Autorità palestinese colpevole di aver chiesto e ottenuto all'Onu la sua piccola dose di indipendenza. Diversamente dal passato, tuttavia, la risposta di Israele non avviene nel consueto silenzio generale di una diplomazia distratta dai suoi sensi di colpa.
Forse non era mai accaduto che, con una mossa identica e coordinata, il Governo francese convocasse l'ambasciatore israeliano a Parigi e l'inglese quello a Londra, per manifestare la loro disapprovazione. L'esempio è stato seguito dalla Svezia, dalla Danimarca e dalla Spagna. Altri europei come Germania e Russia ci stanno pensando. L'Italia «non intende fare ulteriori passi».
Il tema, che ha suscitato una reazione così dura e nuova, è l'area "E1". È così che la burocrazia degli accordi di Oslo - scarsamente applicati ma pieni di codici, postille e mappe - chiama la zona politicamente sensibile dove Israele ha deciso di costruire 3mila nuove case e accelerare l'autorizzazione per altre mille. Si tratta di una specie di corridoio fra Gerusalemme sulle colline a Ovest e l'insediamento ebraico di Ma'aleh Adumim a Est, che garantisce la continuità territoriale fra Cisgiordania del Nord e del Sud. Se venisse interrotto, lo Stato palestinese non potrebbe nascere.
Ieri il Governo di Bibi Netanyahu aveva anche deciso di congelare 120 milioni di dollari di tasse, soprattutto dazi doganali, che Israele riscuote per conto dei palestinesi. Poiché la Palestina non ha alcun controllo sulle sue frontiere (che non esistono), è l'occupante che decide se, come, quando e cosa può transitare da e per la Cisgiordania, tenendo la sua economia per il collo. Ma la punizione più grave resta la decisione di costruire nell'area E1, alle spalle di Gerusalemme. È la risposta più dura al riconoscimento mondiale, quasi plebiscitario, della Palestina come "Stato osservatore non membro" dell'Onu. Chiedendo questa promozione alle Nazioni Unite, secondo Israele, l'Autorità palestinese avrebbe violato le prescrizioni degli accordi di Oslo. Anche Israele ha spesso violato quell'accordo senza mai essere sanzionato.
«Continueremo a costruire a Gerusalemme e in tutti gli altri luoghi che sono sulla mappa degli interessi strategici di Israele», è stata la spiegazione piuttosto dura di un portavoce del Governo. Il giorno precedente era stato Bibi Netanyahu a ricordare che il voto all'Onu era stato una delle più gravi minacce all'esistenza dello Stato d'Israele. È questa retorica che almeno l'Europa incomincia a fare fatica ad accettare: gli Stati Uniti si sono per ora limitati a criticare la decisione di costruire nell'area "E1" e non hanno aggiunto altro.
La Germania sempre cauta e attenta a fare i conti con il suo passato, non ha convocato l'ambasciatore israeliano a Berlino: giovedì, tra l'altro, ci sarà un vertice bilaterale fra i due Paesi. Il portavoce del Governo tedesco ha comunque chiarito quale sarà l'atmosfera che attende Netanyahu a Berlino: «Israele sta compromettendo la nostra fiducia sulla sua volontà di negoziare. Lo spazio geografico per un futuro Stato palestinese sta scomparendo» dalle mappe. Sono la preoccupazione e i dubbi sollevati da tutti gli atri Paesi. La Gran Bretagna è sempre più perplessa sull'«adesione dichiarata» da Israele di «raggiungere la pace con i palestinesi». Dubbi che ha seriamente anche l'amministrazione americana, rinunciando però a farsi sentire pubblicamente.
La diplomazia occidentale ha sempre dubitato e diffidato di Netanyahu e del suo ministro degli Esteri Avigdor Lieberman. Ma delle opinioni reali fino ad ora c'erano stati solo dei fuori onda, carpiti da telecamere e microfoni involontariamente accesi. Dato un messaggio forte e chiaro, gli europei non vogliono eccedere se non sarà Israele a eccedere nella zona E1. Più cauta è la diplomazia italiana. Giulio Terzi ha fatto sapere di essere sulle posizioni di Catherine Ashton, l'inutile rappresentante dell'inesistente politica estera della Ue, che ha «esortato» Israele a «riconsiderare» i progetti delle nuove abitazioni. Ma nessuno, nemmeno i meno cauti, per il momento vogliono andare oltre. Durante l'incontro con Mario Monti a Lione, François Hollande garantisce che la Francia «non ricorrerà mai alla politica delle sanzioni» contro Israele.