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giovedì 30 agosto 2012

I timori di Angela sui successori dei tecnici "Ora ci preoccupa l'ondata dei populismi"

da www.repubblica.it

Il retroscena

Il faro adesso è acceso sull'Olanda che voterà il 12 settembre, in testa i partiti anti-Ue. Ma il Professore è diventato l'alleato-cardine per la nuova Europa
dal nostro inviato FRANCESCO BEI

BERLINO - "Siamo molto preoccupati per quello che potrà accadere con le elezioni in Italia". Angela Merkel l'ha ripetuto ieri a Mario Monti nella colazione di lavoro al primo piano della bianca "Bundeskanzleramt", davanti alla porta di Brandeburgo. Ma per una volta non è il fantasma del ritorno di Berlusconi quello che agita la Cancelliera, a cui piacerebbe comunque una permanenza del Professore a palazzo Chigi.

Al momento sembra abbiano fatto breccia le rassicurazioni che lo stesso premier ha fornito ai tedeschi riguardo al "principio di responsabilità" che, a suo avviso, avrebbe ormai contagiato irreversibilmente i tre partiti che lo sostengono in Parlamento. "Sono molto fiducioso sul fatto che c'è una maturazione dei partiti politici", ha confermato ieri Monti in conferenza stampa, "inoltre ormai ci sono vincoli europei da rispettare per tutti". No, la principale preoccupazione che si avverte da Berlino a Bruxelles è quella per la crescita impetuosa dei "populismi" di destra e di sinistra che spuntano in Europa come funghi. In Italia e altrove.

Ne hanno discusso due sere fa a Bruxelles anche Josè Barroso e Mario Monti, dopo che il presidente della Commissione aveva analizzato la questione con vari parlamentari europei. E Monti ha riportato le sue valutazioni alla Merkel. Il faro è acceso oggi sull'Olanda, che andrà al voto anticipato proprio il 12 settembre, lo stesso giorno in cui la corte di Karlsruhe farà conoscere il suo verdetto sulla compatibilità del fondo Salva-Stati con la costituzione tedesca. Si avvicina dunque un giorno fatidico, in cui l'intera costruzione elaborata in questi mesi potrebbe vacillare sotto il maglio dei giudici tedeschi, gelosi della sovranità tedesca, e degli elettori olandesi arrabbiati con l'Europa.

I sondaggi, valutati ieri a Berlino, danno infatti in testa i due principali partiti anti-Ue: i populisti di destra di Geert Wilders e il partito socialista di Emile Roemer, la versione arancione della Syriza greca. Qualunque sarà il risultato sarà un guaio per il futuro dell'euro. E la prospettiva in Italia, anche se probabilmente spostata nel tempo, vede comunque una avanzata delle forze che giudicano Bruxelles come una matrigna da cui fuggire, dal Movimento 5 stelle di Grillo fino alla Lega. Per questo Merkel e Monti hanno valutato che non c'è un minuto da perdere, occorre erigere un cordone difensivo intorno all'euro e al processo di integrazione politica. E in queste ultime settimane è stato intenso il lavorio diplomatico dietro le quinte portato avanti dal ministro Moavero con il suo collega tedesco Meyer-Landrut, incentrato anche sul rafforzamento del mercato unico. Un'azione, quella portata avanti dal premier e dal ministro in Germania ed Europa, che ha consentito ieri di incassare comunque la "promozione" dell'Italia da parte della Merkel: l'Italia può farcela da sola. Nonostante i timori per un futuro politico incerto.

La Cancelliera, come prima cosa, ieri ha messo a tacere i falchi di casa sua con un messaggio molto forte in chiave interna: giù le mani da Draghi, via libera alle "misure non convenzionali" per difendere la moneta unica. "La Bce prepara le sue decisioni, la Bce è indipendente", ha scandito durante la conferenza stampa con Monti. E' un altolà indiretto al presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, contrario a "drogare" i paesi in difficoltà con l'aiuto della banca centrale. L'altro fronte su cui accelerare è quello dell'integrazione europea: unione bancaria, supervisione europea dei bilanci nazionali, maggiore potere alla Bce e alla Commissione.

Il commissario Barnier ha lavorato tutto agosto su una bozza di unione bancaria da presentare a metà settembre. Il progetto prevede la centralizzazione in capo all'Eurotower della sorveglianza sulle banche. Barroso ha anticipato il piano martedì sera a Monti, chiedendogli una mano a convincere la Merkel. La Germania infatti vorrebbe che la Bce controllasse soltanto i 25 istituti bancari più grandi del Continente, senza arrivare alle potenti casse di risparmio regionali. "Si sono fatti passi avanti su tutto", riferiscono fonti della delegazione italiana.

L'altra questione su cui si sarebbe trovato un compromesso è quella della revisione dei trattati europei. Secondo la Merkel è necessario un nuovo trattato per fissare la futura costituzione di quella che sembrerà sempre più simile a una vera federazione. Monti, anche per formazione, è più pragmatico, conosce bene i rischi legati alla riscrittura dei trattati, sa che in alcuni paesi un referendum potrebbe far saltare tutto. "Ci siamo accordati - riferisce uno sherpa presente a Berlino - che dobbiamo intanto portare a casa la sostanza dell'integrazione e soltanto in un secondo momento preoccuparci della questione di un eventuale nuovo trattato". Fare in fretta, perché la casa brucia. Anche con la questione più difficile, quella della Grecia, l'intesa tra Monti e Merkel ha il sapore del compromesso dettato dal realismo politico.

"I greci - spiega un diplomatico - non parlano più di proroga di due anni, hanno capito che è controproducente. Intanto facciano anche loro i compiti a casa e poi valuteremo sulla base del rapporto della Troika ai primi di ottobre". Si dà insomma per scontato un approccio più soft con Atene, ma senza dirlo.
L'importante è spegnere l'incendio in fretta.
 
(30 agosto 2012)

martedì 21 agosto 2012

Gli innovatori per l'Europa unita

da www.corriere.it

LA CAUSA FEDERALISTA

Ernesto Galli della Loggia (4 e 20 agosto), Angelo Panebianco (il 13) e Michele Salvati (il 15) hanno posto sul Corriere importanti domande sui rapporti fra sovranità nazionali e sopranazionalità europea, sul «ragionevole» equilibrio fra europeismo e patriottismo e sul rapporto tra sacrifici e democrazia. Cerco di spiegare la posizione di un militante della causa federalista educato alla scuola di Altiero Spinelli. Nella partita dell'Europa vi è chi si schiera per la sovranità nazionale o chi si lascia trascinare dalla retorica dell'europeismo. Panebianco sollecita la classe politica italiana a «lavorare per la causa comune (europea, ndr) e tutelare insieme i propri interessi (nazionali, ndr)» in un esercizio periglioso nel quale si perde chi è convinto che il declino si possa fermare con sole azioni nazionali o chi è convinto che quel che viene da Bruxelles, Lussemburgo, Strasburgo e Francoforte sia un lavacro che tutto purifica.
Galli della Loggia ha posto tre questioni sulle quali vale la pena di riflettere. La prima riguarda la schizofrenia fra dimensione monetaria europea e dimensioni politiche nazionali. Essa si risolve o tornando a monete nazionali o unificando - come proponeva Tommaso Padoa-Schioppa - ventisette national political constituencies in un'unica European political constituency nelle sole materie a dimensione europea che coincida con la European economic constituency .
La seconda riguarda le condizioni di parità al cui rispetto devono essere chiamati tutti i partner europei, sia quelli «viziosi» sia quelli «virtuosi». Le asimmetrie devono essere sanzionate da regole comuni che dovrebbero essere previste nell'Unione fiscale e di bilancio. I giuristi sanno che esiste nei trattati la clausola della cooperazione leale fra Stati membri introdotta nel 1957 su proposta della Germania, una clausola che deve essere applicata dalle istituzioni sovranazionali che si ispirano all'interesse collettivo (Corte di Giustizia, Parlamento europeo, Banca centrale europea, Commissione europea) nei limiti dei poteri loro attribuiti dai trattati.
La terza questione riguarda le condizioni politiche che rendono accettabili cessioni di sovranità. Esse lo saranno solo all'interno di una democrazia sovranazionale. Ha ragione Habermas: ci vuole una Convenzione costituente o meglio un'assemblea eletta dai cittadini sottoponendo il risultato del suo lavoro a un referendum paneuropeo - e non a referendum nazionali - eventualmente insieme alle elezioni europee del 2014. Avremo così uno spazio pubblico europeo all'interno del quale potranno confrontarsi le concezioni politiche sull'Europa in una competizione che potrà anche essere aspra, generando divisioni, ma anche inedite convergenze. Per giungere a questo risultato serve l'azione di istituzioni sovranazionali (penso al Parlamento europeo) e di leader nazionali con quello scatto che Salvati si attende dal premier Monti.
Nella battaglia per l'Europa ci troveremo di fronte a una minoranza di immobilisti, che vorranno irragionevolmente conservare tutto il potere nelle mani degli Stati nazionali, e una minoranza di innovatori, che vorranno trasferire al superiore livello europeo poteri che gli Stati sono incapaci di gestire in settori - come la sicurezza energetica, lo sviluppo dell'industria europea, la lotta alla disoccupazione, i flussi migratori, l'azione contro la criminalità organizzata, il controllo degli armamenti, la cooperazione con i Paesi vicini - difendendo il principio secondo cui ogni cessione di sovranità richiede un rafforzamento della democrazia sopranazionale.
Fra immobilisti e innovatori ci sta una palude e vincerà chi saprà conquistarne per sé una parte sostanziale. Io sto dalla parte degli innovatori!
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Presidente Movimento europeo - Italia