Il mio blog principale: http://mikelogulhi.blogspot.com
Il blog centrale in italiano (dove puoi vedere, a destra, quali sono gli ultimi blog in italiano aggiornati): http://ilmondofuturo.blogspot.com

lunedì 30 aprile 2012

Junker lascia l'Eurogruppo: troppe ingerenze franco-tedesche

da www.ilsole24ore.com


Jean-Claude Juncker ha deciso di lasciare la carica di presidente dell'Eurogruppo perchè «stanco» delle ingerenze franco-tedesche nella gestione della crisi. Parigi e Berlino «si comportano come se fossero i soli membri del gruppo», ha detto Juncke durante un discorso ad Amburgo, secondo quanto riferisce Bloomberg.
Juncker «appoggerà in pieno» una eventuale candidatura del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble come suo successore alla presidenza dell'Eurogruppo. Schäuble «ha requisiti eccezionali» per un ruolo che richiede «una grande capacità di ascoltare gli altri».
Secondo Juncker, non tutte le regole funzionano bene in ogni Paese: «Con l'uniformazione distruggiamo l'Europa», ha detto rispondendo a un'intervista di Spiegel. Per Juncker la causa principale della difficile situazione attuale è stata una mancanza di coordinamento, in passato, nelle politiche economiche, dovuta anche all'opposizione tedesca e dei Paesi Bassi nelle trattative per i trattati di Maastricht.
I Paesi dell'eurozona molto probabilmente decideranno di adottare gli eurobond nei prossimi anni, ha poi sottolineato Juncker. L'emissione dovrà avvenire in base a «regole molto rigide» e sarà «la logica conseguenza di una ulteriore integrazione» europea, ha affermato Juncker.
L'Eurozona ha bisogno di crescita economica ma non a spese del consolidamento dei conti pubblici, ha poi chiarito Juncker, che si è inoltre detto favorevole al potenziamento delle risorse a disposizione della Banca Europea per gli Investimenti, posizione condivisa, tra gli altri, anche dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Commissario agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn. A tale proposito, Juncker ha definito «concepibile» un aumento di capitale da 10 miliardi di euro.

martedì 24 aprile 2012

Iulia Timoshenko in sciopero della fame Opposizione occupa i banchi del governo

da www.repubblica.it

L'ex premier, detenuta nel carcere di Kharkiv, protesta contro il ricovero impostole con la violenza nella notte tra il 20 e il 21 aprile. Evento confermato dalla Procura generale che lo ritiene "perfettamente legale". L'avvocato: "Presa a calci nello stomaco". In Parlamento, i deputati hanno esposto uno striscione indirizzato al presidente Ianukovich: "Non uccidere Iulia"

KIEV - La leader dell'opposizione ucraina, Iulia Timoshenko, detenuta nel carcere di Kharkiv, ha iniziato uno sciopero della fame per protesta contro il ricovero coatto subito nella notte tra il 20 e il 21 aprile, durante il quale sarebbe stata picchiata da due inservienti della struttura. Lo ha annunciato il suo avvocato, Serghei Vlasenko, spiegando che si tratta di "uno sciopero della fame illimitato: Iulia chiede che si ponga fine alla repressione politica nel Paese".

In concomitanza con l'iniziativa della Timoshenko, i deputati dell'opposizione hanno occupato la zona del Parlamento ucraino riservata ai membri del governo per protestare contro il trattamento riservato in carcere alla loro leader. Iulia Timoshenko, eroina della "rivoluzione arancione" nel 2004, primo ministro nel 2005 e poi ancora dal 2007 al 2010, sta scontando la condanna a sette anni di reclusione, confermata in appello, per abuso di potere: da premier, firmò con la Russia un contratto di fornitura di gas giudicato sfavorevole all'Ucraina.

"Iulia Timoshenko ha dichiarato lo sciopero della fame" il 20 di aprile, ha annunciato Vlasenko, deputato e avvocato dell'ex premier, uscendo dal carcere. Secondo il legale, la Timoshenko avrebbe le braccia piene di "lividi ed enormi ematomi" dopo le violenze subite nella notte tra venerdì 20 e sabato 21, quando due impiegati del carcere l'hanno prelevata dalla sua cella e ricoverata con la forza all'ospedale delle Ferrovie di Kharkiv. Vlasenko ha denunciato di non aver
potuto vedere la Timoshenko per due giorni, allo scopo - sostiene - di nascondergli lo stato di salute della ex premier. Che, secondo la gravissima accusa del legale, sarebbe stata "presa a calci nello stomaco" durante il trasferimento in ospedale.

Durante la protesta in Parlamento, i deputati dell'opposizione hanno agitato un enorme striscione con la scritta "Ianukovich (il capo di Stato ucraino, acerrimo rivale della Timoshenko, da lui sconfitta nelle presidenziali del 2010, ndr) non uccidere Iulia" e hanno chiesto che il procuratore generale d'Ucraina, Viktor Pshonka, riferisca in aula su quanto avvenuto. La richiesta è stata accolta dal presidente del Parlamento, Volodimir Litvin, che esige dal servizio penitenziario e dai ministeri degli Interni e della Salute una relazione scritta sul ricovero coatto della Timoshenko.

Una conferma di quanto è accaduto la notte tra il 20 e il 21 aprile, il ricovero coatto di Iulia Timoshenko, è arrivata dal procuratore della regione di Kharkiv, Ghennadi Tiurin, secondo cui però quanto avvenuto sarebbe perfettamente legale. "Una persona - ha spiegato il procuratore - ha preso le sue cose, la signora si è vestita e dopo si è sdraiata sul letto dicendo che non sarebbe andata da nessuna parte. Secondo il codice di procedura penale, il servizio penitenziario ha il diritto di usare la forza. Così l'abbiamo presa, caricata in macchina e portata in ospedale".

Una volta arrivata all'ospedale delle Ferrovie di Kharkiv, la Timoshenko, che soffre di ernia al disco da diversi mesi, avrebbe rifiutato le cure perché non aveva fiducia nei medici scelti dal ministero della Salute. Così domenica scorsa è stata riportata in cella. La Procura generale ha dato alla Timoshenko il permesso di farsi curare fuori dal carcere solo a inizio aprile, dopo un tira e molla durato mesi, obbedendo, di fatto, alla richiesta avanzata il 16 marzo scorso dalla Corte europea dei diritti umani.
(24 aprile 2012) © Riproduzione riservata

sabato 21 aprile 2012

Francia, la carica dei dieci candidati Domani primo turno delle presidenziali

da www.repubblica.it

ELEZIONI

Tre donne e sette uomini in corsa per l'Eliseo. Il più anziano ha 71 anni, il più giovane 42. Ci sono due avvocati, un magistrato, un economista, un operaio. Lo schieramento più affollato è quello di sinistra 

dalla nostra inviata ANAIS GINORI
PARIGI - Dieci candidati, tre donne e sette uomini. Quarantacinque milioni di francesi sono chiamati a eleggere il settimo presidente della Quinta République. I due candidati che avranno raccolto più preferenze al primo turno di domani, andranno al ballottaggio che si terrà tra due settimane, il 6 maggio. Da ieri sera è in vigore il silenzio elettorale: niente più sondaggi, né comizi. Già oggi sono aperti i seggi nei Territori d'Oltremare. Domani la chiusura delle urne è prevista in due tempi, alle 18 in alcune città di provincia e alle 20 nelle grandi metropoli. Le prime proiezioni ufficiali ci saranno alle 20, ma i media francofoni di Svizzera e Belgio romperanno prima l'embargo, come hanno già fatto in passato. Quest'anno ci potrebbero essere fughe di notizie anche su Internet, nonostante la minaccia di sanzioni della commissione elettorale.

Se il 2007 aveva "ringiovanito" il panorama politico, aprendo la strada ai cinquantenni Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal, nel 2012 il dato anagrafico è stabile. Gran parte dei candidati ha tra i 50 e i 60 anni. Il più anziano è Jacques Cheminade, 71 anni, candidato gollista di sinistra. La più giovane è Nathalie Arthaud, 42 anni, per Lutte Ouvrière, il partito trozkista. Alcuni casi di omonimia: du "Nicolas" (Sarkozy e Dupont-Aignan) e due "François" (Hollande e Bayrou). Un magistrato, Eva Joly, candidata dei Verdi, che è pure di nazionalità norvegese.
Un operaio metalmeccanico, Philippe Poutou, candidato della sinistra radicale con il Nouveau Parti Anticapitaliste. Due avvocati di formazione, Sarkozy e Le Pen, anche se hanno esercitato poco. Molti padri di famiglia, il record spetta al centrista e cattolico praticante François Bayrou, con sei figli. Qualche single come Arthaud e Joly. Molti, anche, i divorziati. Le Pen e Sarkozy, al terzo matrimonio. Hollande, invece, non è mai stato sposato anche se ha avuto quattro figli con Ségolène Royal, dalla quale si è separato nel 2007.

Lo schieramento a sinistra è più affollato di quello a destra. Sarkozy ha come potenziali rivali Le Pen (tra il 14 e il 17% delle intenzioni di voto) e il candidato "sovranista" Nicolas Dupont-Aignan (sotto al 2%). Dall'altra parte, Hollande deve vedersela con Jean-Luc Mèlenchon (tra il 12 e il 14%), Eva Joly (sotto al 4%), Nathalie Arthaud e Philippe Poutou che dovrebbero ottenere meno del 2%. In mezzo ai due schieramenti, Bayrou è previsto intorno al 10%.

Sarkozy che ha annunciato la sua ricandidatura il 15 febbraio. In poco più di due mesi di campagna elettorale, è riuscito a recuperare qualche punto nei sondaggi. Per qualche giorno, ha anche superato François Hollande nei pronostici sul primo turno. Secondo le ultime ricerche, potrebbe essere domani a parità o sotto al rivale socialista, mentre il distacco al secondo turno continua a essere importante: Hollande ha un vantaggio compreso tra cinque e dieci punti a seconda degli istituti di ricerca. Rispetto al 2007 Sarkozy, 57 anni, sostiene di essere "un uomo cambiato". Ha riconosciuto i suoi errori di stile, ammettendo di aver sottovalutato la "funzione simbolica" del Presidente. Ma continua a correre da una parte all'altra, interviene su tutto, ha mantenuto i suoi tic: l'alzata di spalla, la mascella che si tende. Le feste di lusso, i viaggi sugli yacht, i tradimenti e le litigate dei tempi di Cécilia sono alle spalle, almeno ufficialmente. Appena può, passeggia con Carla Bruni e la piccola Giulia nei giardini dell'Eliseo. E' diventato persino nonno. I temi della sua campagna sono stati gli stessi del 2007: identità nazionale, sicurezza, immigrazione.

Tanto è rapido l'uno, quanto sembra lento l'altro. "Slow-Hollande", 58 anni, designato come candidato socialista alle primarie socialiste dello scorso ottobre, è un motore diesel. Ha fatto le migliori scuole, incontrando durante gli studi Ségolène, con la quale ha condiviso quasi trent'anni di vita. E' entrato nelle retrovie del partito socialista, dei governi, fino a prendersi la guida del Ps dal 1997 al 2008. Si è fatto eleggere deputato, poi sindaco, in Corrèze, il feudo gollista di Jacques Chirac. Da giovane aveva partecipato a un gruppo teatrale, è molto ironico, a volte troppo. Non ha avuto incarichi ministeriali importanti ma questo gli permette di presentarsi come un "outsider", cosa che non è. Il suo biografo dice: "Tutti commettono lo stesso errore: sottovalutarlo". Anche lui ora è felicemente accasato con la giornalista Valérie Trierweiler che lo segue passo passo, finora abbastanza in silenzio. Non incanta con le parole, non travolge con la sua presenza scenica, è difficile ricordarsi qualcosa di lui. Se sarà eletto, è anche perché i francesi avranno voglia di normalità.

Due debuttanti all'elezione presidenziale si contendono la terza posizione al primo turno di domenica. Marine Le Pen, all'anagrafe "Marion", 44 anni, è stata tra le quattro figlie, quella prediletta del padre. La madre la chiamava "il clone" tanto assomigliava a Jean-Marie. E' cresciuta portando un cognome non facile, si è forticata davanti a insulti e cattiverie. E' rimasta anche lievemente ferita da un attentato contro il padre. "Ho imparato a ingoiare molti rospi". Divorziata due volte, madre di tre figli, ora convive con Louis Aliot, numero due del partito. La politica per lei continua a essere affare di famiglia.

Il faccia a faccia tra Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, altro possibile terzo finalista al voto di domenica, è rimasto famoso. "Sei una demente". "Non voglio dibattere con quest'uomo". Sono gli opposti, e non solo in senso politico. Mélenchon, 61 anni, nato a Tangeri, in Marocco, ha fatto il Sessantotto, è cresciuto sognando la Rivoluzione nelle fila del partito socialista, tra i più giovani senatori della République. Nel 2008 ha abbandonato il Ps, creando il Front de la Gauche che ora invita tutti a "l'insurrezione civile". Segni particolari: la sciarpa rossa che indossa in omaggio a François Mitterrand. Le sedute di agopuntura per rilassarsi. Ha una figlia di 38 anni. Divorziato, della sua vita privata si sa molto poco. Ai comizi arriva sempre da solo.

Coetaneo di Mélenchon, François Bayrou, era stato la sorpresa dell'elezione del 2007, quando aveva ottenuto oltre il 18% delle preferenze al primo turno. Questa volta dovrebbe essere appena al di sopra del 10%. Uomo del "terroir", è proprietario di un'azienda agricola nei Pirenei. Un classico di ogni campagna elettorale è la sua foto alla guida di un trattore. Ma è la passione per la politica, che lo ha portato a essere ministro diverse volte in governi di destra, che gli ha permesso di superare la balbuzie. Durante i comizi, come per miracolo, il disturbo è scomparso.

Infine, due personaggi politici nuovi. L'economista Jacques Cheminade, che è diventato famoso per aver previsto la crisi del 2008 già nel 2002. E' nato in Argentina, ha la doppia cittadinanza, propone di "reinventare un sistema che ha fallito", il capitalismo, ma senza avere nessun partito alle spalle. L'altra novità è Philippe Poutou, operaio dello stabilimento Ford in Gironda, un po' goffo e a disagio in televisione, ha creato i migliori video elettorali della campagna: uno su un falso gioco a premi e l'altro con la parodia di The Artist.
(21 aprile 2012) © Riproduzione riservata

martedì 17 aprile 2012

Ucraina, l’ombra del Cremlino

da www.eilmensile.it
17 aprile 2012versione stampabile

Alberto Tundo

Che cosa può fare un presidente isolato, paranoico, ai ferri corti col suo stesso partito e consapevole che le prossime elezioni politiche potrebbero notificargli l’avviso di sfratto, privandolo della maggioranza in parlamento? In un Paese democraticamente maturo, l’uomo si preparerebbe a una vita da boiardo di Stato, senza onori, senza oneri e con molti soldi. In Ucraina accade che il soggetto in questione invece si prepari a resistere, oliando la macchina repressiva e affidandosi a un protettore di lusso: Vladimir Putin. Su Kiev, insomma, si starebbe allungando l’ombra del Cremlino. È una storia che si articola intorno a vicende tra lo stravagante e l’inquietante. Per raccontarla, conviene partire da due date, collegate a due nomi, o meglio, a due nomine che risolvono la battaglia interna, cruciale, per il controllo dell’apparato di sicurezza ucraino. È il 3 febbraio di quest’anno: il presidente Viktor Yanukovich, che è in carica da due anni, rimette mano alla composizione del suo gabinetto e, a sorpresa, chiama alla guida dell’Sbu, il potente servizio segreto, Igor Kalinin. Cinque giorni dopo, nomina ministro della Difesa Dmytro Salamatin. Due veri e propri outsider che hanno in comune la nazionalità: sono russi.

Kalinin si forma nel Kgb, arriva a guidare l’Udo, il IX Direttorato, si trasferisce in Ucraina, entra nell’Sbu dove diventa il responsabile dell’addestramento delle unità Alpha (teste di cuoio dell’Antiterrorismo). Salamatin, kazako di nascita in realtà, costruisce la sua carriera a Mosca (si dice che sia il figlioccio dell’ex vicepremier russo Oleg Soskovets) ma nel 1999 si trasferisce in Ucraina, aderisce al Partito delle regioni, quello di Yanukovich, la cui vittoria alle presidenziali del 2010 gli garantisce la nomina alla guida Ukrstetsexport, l’agenzia ucraina che sovrintende all’export di armi, che terrà fino al febbraio 2012. Perché mettere due stranieri in posizioni chiave per la sicurezza nazionale con una carriera costruita al di fuori di quelle istituzioni? Perché i due sono uomini adatti alle operazioni sporche. Kalinin in particolare è risultato coinvolto in aggressioni a sostenitori dei partiti anti-Yanukovich e in episodi di disturbo dei relativi comizi, mentre Salamatin, secondo quanto ricostruito dalla rivista Intelligence Quarterly, da numero uno di Ukrstetsexport aveva portato nelle mani de “la Famiglia” (così è noto il clan Yanukovich) il flusso di denaro legato alla vendita di armi, al quale prima avevano accesso diversi oligarchi.

Tutti e due sono fedelissimi del clan, la cui eminenza grigia è il figlio del presidente, Oleksandr. Ma non sono i soli. Sempre fedeli al presidente, e sempre russi, sono anche Igor Shuvalov, responsabile per i media e la “tecnologia politica” dell’amministrazione presidenziale e Viacheslav Zanevskyi, il capo delle guardie del corpo di Yanukovich. Rientrebbero nell’orbita russa anche due ministri (Esteri e Istruzione, quest’ultimo sponsorizzato dal Patriarca russo, Cirillo) e l’ex ministro della Difesa, Mykhailo Yezhel, colui che nel 2010 annullò l’espulsione della flotta russa di stanza nel mar Nero dal porto di Sebastopoli, in Crimea, decisa dall’amministrazione filoccidentale del presidente Viktor Iushchenko. Con gli accordi di Kharkiv, Mosca ha recuperato libertà di manovra per la sua flotta del mar Nero in un’area dall’alto valore strategico. Putin vorrà tutelarli: il modo migliore per farlo è tutelare Yanukovich, che ne è il garante.

Ma c’è di più: sul tavolo c’è la cooperazione nel settore degli armamenti, campo nel quale i due Paesi per un certo periodo si sono fatti concorrenza, e naturalmente la partita del gas, con Gazprom che da un paio d’anni cerca la fusione con la società statale Naftogaz Ukrayini. In ballo c’è il controllo della rete di pipeline ucraine per le quali passa l’80 per cento del gas che la Russia vende all’Europa occidentale. Se Gazprom ci riuscisse, la Russia si garantirebbe un potere di vita e di morte sull’Europa in campo energetico. Quindi, tutto lascia pensare che Putin voglia salvaguardare quel Yanukovich per il quale non ha mai avuto simpatia e stima, almeno a leggere alcuni cablogrammi diffusi da Wikileaks. Ma Yanukovich ha fatto i giusti passi nel momento giusto, come quando ha accettato l’invio di consiglieri russi per il repulisti operato nelle file dell’Sbu e di altre agenzie, con liste di candidate approvate direttamente dal Cremlino, secondo quanto riferiva la Gazeta Wyborcza del primo marzo.

Il presidente però è sempre più isolato, anche nel partito, la sua popolarità cala a vista d’occhio, e a ottobre il suo sistema di potere potrebbe subire uno scossone. Che in due posti chiave per il controllo degli apparati di sicurezza abbia messo uomini suoi, che rispondono solo e soltanto a lui, potrebbe voler significare che in caso d’imprevisti, l’uso della forza diventerebbe un’opzione percorribile. D’altronde, che volesse un riavvicinamento alla Russia, non l’ha mai nascosto durante la campagna elettorale. Ma adesso è andato oltre, mutuando il sistema di potere putiniano basato sui siloviki, gli uomini dell’intelligence a lui fedeli e piazzati nei gangli vitali dell’amministrazione russa. In queste condizioni, l’Ucraina si avvicina ad elezioni che, è molto probabilmente, riproporranno la stessa polarizzazione di sempre tra filorussi e filoccidentali.

lunedì 16 aprile 2012

Crisi: progetto agenzia europea rating vicino al fallimento (Ftd)

da www.borsaitaliana.it

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 16 apr - Il progetto di sviluppo di un'agenzia europea di rating, come contrappeso alle potentissime concorrenti statunitensi, e' vicino al fallimento. Lo rivela il 'Financial Times Deutschland', spiegando che Roland Berger, l'agenzia di consulenza incaricata del progetto, non crede piu' alla sua fattibilita' a causa delle difficolta' nel reperire finanziamenti dalle banche private europee potenzialmente interessate al piano. Secondo il 'Ftd', Roland Berger sperava soprattutto nel sostegno da parte dei grandi istituti di credito francesi e tedeschi che hanno mostrato pero' poco interesse. Per l'avviamento sono necessari all'incirca 300 milioni di euro. A Roland Berger e' stata affidata la fase iniziale del progetto che, in seguito, doveva essere finanziato da investitori e non dagli emittenti delle azioni, garantendo cosi' l'indipendenza delle valutazioni. Attualmente il settore dei rating finanziari e' dominato da Standard and Poor's e Moody's e dalla piu' piccola Fitch Ratings. Il portavoce del Governo tedesco, Steffen Seibert, si e' detto "dispiaciuto" di un eventuale fallimento del progetto. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha piu' volte ribadito che una piu' ampia concorrenza nel settore sarebbe auspicabile, ma che ogni iniziativa deve essere avviata dai privati. Della stessa opinione il ministero delle Finanze tedesco: bene qualsiasi nuova iniziativa, ma "senza una presenza dello Stato" che deve invece attivarsi sul fronte delle regole.

Red-mir-

(RADIOCOR) 16-04-12 14:59:35 (0240) 5 NNNN

sabato 7 aprile 2012

Hollande guarda all'Italia "Spero nel suo aiuto per la crescita"

da www.repubblica.it

Il candidato socialista all'Eliseo: "Se verrò eletto presidente ho la speranza di trovare un sostegno per chiedere nuove politiche". "La Torino Lione deve essere fatta"

PARIGI - In Italia le previsioni di crescita economica sono "preoccupanti". "Per questo, se verrò eletto presidente, ho la speranza di trovare in Italia un sostegno per chiedere politiche di crescita". Francois Hollande, il candidato socialista alle presidenziali volge lo sguardo al nostro Paese. Da mesi, il candidato socialista chiede di inserire la dimensione della crescita nel patto di bilancio Ue (Fiscal compact), approvato a Bruxelles ai primi di marzo. Una prospettiva che davvero non piace a molti leader europei, a partire dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che nelle presidenziali francesi appoggia Sarkozy. Per Hollande "la soluzione alla crisi dell'Europa non sarà mai ripiegarsi su stessi". Meno che mai dicendo no alla Tav Torino-Lione: "Per rilanciare l'attività economica in Europa e bloccare l'aumento della disoccupazione, abbiamo bisogno di questo tipo di investimenti, che rendano il nostro continente più attrattivo e coeso".

Per Hollande gli interventi della Banca centrale europea (Bce) guidata da Mario Draghi saranno "decisivi" per la Francia, l'Italia, ma anche la Spagna il Portogallo e altri". Più in generale, parlando del modo in cui attrarre maggiori investimenti in Europa, Hollande suggerisce di trovare nuovi "finanziamenti con l'emissione di project-bonds (attraverso la Banca europea d'investimento) per i grandi progetti nell'industria, nell'energia e nelle infrastrutture, ma anche ricercare nuove risorse, come la tassa sulle transazioni finanziarie e la carbon-tax".

"Per ricreare dei posti di lavoro e un'attività economica, dobbiamo anche riorientare gli strumenti esistenti come il fondo sulla globalizzazone e i fondi di coesione". E "so che la mia proposta, favorevole alla crescita, risponde alle preoccupazioni di un buon numero di Paesi europei", continua Hollande. Che chiude con un riferimento al Pd e al sentimento antipolitico in Italia: "Mi sembra indispensabile un discorso di verità per ritrovare la fiducia degli elettori"

(07 aprile 2012) © Riproduzione riservata

mercoledì 4 aprile 2012

Serbia, Tadic si dimette Presidenziali il 6 maggio

da www.repubblica.it

AL VOTO

L'annuncio prima della scadenza del mandato. Tadic, numero uno del partito democratico, si ripresenterà. "Sono assolutamente sicuro che vinceremo"

BELGRADO - Il presidente serbo Boris Tadic si è dimesso, con alcuni mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, prevista il 15 febbraio 2013. Le elezioni presidenziali si terranno con ogni probabilità il 6 maggio prossimo, in contemporanea con quelle legislative e municipali. Tadic è il numero uno del partito democratico, prima forza dell'attuale governo filo-europeista: correrà per il terzo mandato alla prima carica dello stato.

"Mi candiderò alle presidenziali con pieno ottimismo per favorire sviluppi positivi nel nostro paese", ha detto Tadic ai giornalisti annunciano le sue dimissioni. "Le elezioni - ha aggiunto - saranno difficili, ma offriranno al tempo stesso ai cittadini l'occasione per pronunciarsi su quale strada intendono seguire. "Sono assolutamente sicuro che vinceremo. Ora nessuno mi potrà accusare di essere attaccato alla poltrona", ha aggiunto scherzando.

Subito dopo ha ricordato la politica che intende seguire. "Io propongo la strada dell'integrazione europea e del mantenimento dell'integrità territoriale" del nostro paese, ha detto il presidente dimissionario. "Non riconosceremo l'indipendenza del Kosovo", ha aggiunto.

(04 aprile 2012) © Riproduzione riservata