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domenica 16 ottobre 2011

Francia: Hollande è l'anti-Sarkozy, la Aubry ammette la sconfitta

(da www.ilsalvagente.it)

Netto il vantaggio del segretario del Partito socialista. Grande afllusso alle primarie.

Maddalena Tulanti

Sembra smepre più probabile che sarà Francois Hollande a sfidare, alle presidenziali del 2012, il presidente Nicholas Sarcozy.

Man mano che lo scrutinio del turno decisivo delle primarie procede, la concorrente Martine Aubry sembra, infatti, segnare il passo.

Quando sono state scrutinate 486.000 schede, di oltre 2.600 seggi, Hollande è al comando col 56,5%, mentra la Aubry è al 43,5%. La tendenza sembra consolidarsi con l'avanzare dei bollettini scrutinati.

A metà scrutinio, Martine Aubry ha ammesso la vittoria di Hollande e ha riconosciuto di aver perso.

sabato 8 ottobre 2011

Polonia alle urne, il premier Tusk tenta un'inedita conferma

(da www.ilsole24ore.com)

di Guido De Franceschi

Il premier Donald Tusk (Reuters)Il premier Donald Tusk (Reuters)

Nelle elezioni di domenica per il rinnovo del Parlamento polacco, il premier Donald Tusk punta a entrare nella storia. Se riuscisse a vincerle, sarebbe infatti il primo capo del governo di Varsavia "post 1989" a ottenere una riconferma. L'impresa acquisirebbe ulteriore valore se si considera che il primo mandato di Tusk, iniziato nel 2007, ha coinciso con lo scoppio e lo sviluppo di quella crisi economica internazionale che in tutta Europa ha comportato finora grandi difficoltà nelle urne per i premier uscenti.

D'altronde, il bilancio in campo economico-finanziario del governo di Donald Tusk, pur tra luci e ombre, è stato piuttosto positivo. Basti pensare che nel 2009, anno in cui tutti gli Stati dell'Unione europea videro una contrazione del proprio Pil (dal catastrofico -18 per cento della Lettonia al contenuto -1,9 di Cipro), la Polonia fu l'unico dei 27 a crescere (+1,6 per cento), per poi accelerare nel 2010 (+3,9 per cento) e nell'anno in corso, che dovrebbe chiudersi anch'esso con un avanzamento del Pil di poco inferiore al 4 per cento.

Fino a poche settimane fa, Tusk era autorizzato dai sondaggi a dormire fra soffici guanciali in vista dell'appuntamento elettorale di domani. Sembrava infatti ormai irreversibile il vantaggio accumulato da Piattaforma civica, il partito di centrodestra liberale e moderato che è guidato da Tusk e attualmente governa in coalizione con il piccolo Partito popolare polacco. Eppure, giunti quasi in zona Cesarini, ha ripreso improvvisamente lena Legge e Giustizia, il partito ultraconservatore dell'ex premier Jaroslaw Kaczynski, il cui fratello gemello Lech, che era presidente della Repubblica, è morto l'anno scorso in un incidente aereo in Russia, che ha ucciso insieme con lui numerosi componenti dell'establishment polacco. Le successive elezioni presidenziali hanno premiato Bronislaw Komorowski, candidato del partito di Tusk, Piattaforma civica.

Nei sondaggi più recenti, resi sempre più incerti dalla repentina impennata di Legge e Giustizia, il distacco tra le due principali formazioni politiche si è consistentemente ristretto. Nelle varie indagini sulle intenzioni di voto, la distanza tra Piattaforma civica e Legge e Giustizia varia da dieci a un solo punto percentuale, ma il partito di Kaczynski non è mai dato per vincente. Eppure gli analisti più attenti ricordano che quest'ultimo è spesso sottovalutato nei sondaggi e che, in ogni caso, sarà determinante per il risultato finale la maggiore o minore affluenza alle urne.

D'altra parte, non va dimenticato che quasi sicuramente né l'uno né l'altro dei principali partiti potrà avere una maggioranza assoluta di seggi al Sejm (il Parlamento polacco) e che, mentre per Piattaforma civica sarà assai facile trovare alleati di governo, lo stesso non può dirsi per Legge e Giustizia. Un'ipotetica coalizione "tutti-tranne-Kaczynski", che pure non viene scartata, sarebbe però piuttosto debole e probabilmente troppo turbolenta per continuare con efficacia il percorso intrapreso finora da Tusk.

In questa campagna elettorale Jaroslaw Kaczynski era partito in sordina. In un primo momento, infatti, non aveva fatto eccessivo ricorso alla sua tradizionale retorica ultraconservatrice, ultranazionalista e ultracattolica, intrisa di un profondo euroscetticismo e molto diffidente, se non direttamente ostile, nei confronti di Germania e Russia, sospettate di un sempiterno desiderio di dominio sulla Polonia. Un po' a sorpresa, Kaczynski sembrava deciso ad abbandonare il piglio provocatorio e incendiario e a sostituire la sua consueta propaganda con nuovi toni propri di un movimento centrista.

Nonostante il suo recente passato, Legge e Giustizia si stava accreditando come un'alternativa alla liberale Piattaforma civica, presentandosi come un partito quasi altrettanto moderato ma più genuinamente polacco, più appassionato e più incline all'intervento statale in campo economico. Da ultimo però, anche grazie all'uscita di un suo libro che ha sollevato numerose polemiche ("La Polonia dei nostri sogni"), Kaczynski sembra aver ritrovato l'antica verve, che è insieme la sua arma più efficace e il suo maggior limite. Nel volume fresco di stampa l'ex premier attribuisce alla Germania "ambizioni imperiali", teorizza l'esistenza di un "asse russo-tedesco", naturalmente in funzione antipolacca, e arriva al punto di adombrare torbidi retroscena nell'ascesa di Angela Merkel al cancellierato, a cui non sarebbe estraneo, nientemeno!, il manovrare della Stasi, il servizio segreto della fu Germania Est. Tanto per segnare le distanze, Tusk si è limitato ad affermare sobriamente che "nessuno è più amico della Polonia di Angela Merkel".

Non c'è dubbio che negli ultimi anni, dopo le frizioni dell'era Kaczynski e l'arrivo di Tusk alla premiership, i rapporti della Polonia sia con la Russia sia con gli altri Stati dell'Unione europea (di cui proprio in questi mesi Varsavia riveste la presidenza a rotazione) siano sensibilmente migliorati, come testimonia anche l'elezione di Jerzy Buzek alla presidenza del Parlamento di Strasburgo. Eppure, benché molti polacchi siano consapevoli di ciò e dei vantaggi derivanti da rapporti di buon vicinato, la retorica identitaria e quasi isolazionista di Legge e Giustizia ha una certa presa sull'elettorato. Tanto più che Piattaforma civica, a parte l'esibizione della buona performance economico-finanziaria della Polonia sotto la guida di Tusk, non ha un "brand" politico definito e riconoscibile quanto quello kaczynskiano.

Il premier uscente spera quindi che domani gli elettori non cedano a sentimentalismi patriottici e guardino più che altro al portafogli. In quel caso, benché Varsavia non sia il paradiso, Piattaforma civica dovrebbe poter contare su una larga vittoria. Certo la Polonia, che è la settima economia dell'Unione europea, ha qualche magagna: la disoccupazione, attualmente intorno al 12 per cento, è un po' cresciuta negli ultimi anni e soprattutto i giovani stentano a trovare un lavoro di loro gradimento e sono solleticati da desideri migratori; l'eccessivo indebolimento dello zloty ha avuto contraccolpi sull'inflazione; nei prossimi anni non sarà facile ricondurre alla normalità il rapporto tra deficit e Pil, che quest'anno sfonderà per la quarta volta consecutiva il limite del 3 per cento (dopo il 7,9 per cento del 2010, il dato previsto per il 2011 è 5,5 per cento).

Eppure, dopo il sorprendente +1,6% del 2009, dopo il +3,9% del 2010 e dopo il +4% previsto per quest'anno, il Prodotto interno lordo polacco promette di crescere tra il 3 e il 4 per cento anche nei prossimi anni. E benché il Pil pro capite rimanga bassino, pari al 62 per cento della media europea, i polacchi durante il quadriennio del governo Tusk hanno visto aumentare il loro reddito medio del 18 per cento. In più, il debito pubblico, circa 55% del Pil, è sotto controllo e l'economia polacca ha potuto godere di un mercato interno abbastanza grande da sopperire a qualche difficoltà nell'export dovuta al calo della domanda in molti altri paesi europei.

La Polonia può mettere a bilancio anche i vantaggi derivanti dal consistente afflusso di fondi Ue (di cui Varsavia è la maggiore beneficiaria), che hanno finanziato soprattutto lo sviluppo di infrastrutture. Negli ultimi anni ha ottenuto buoni risultati anche il programma di privatizzazioni avviato da Tusk, anche se è stato più lento del previsto. Le privatizzazioni sono osteggiate da Kaczynski, che in campo economico propone ricette assai più stataliste e ricerca il voto dei molti che sono rimasti indietro nel percorso della Polonia verso una maggiore prosperità. Il premier uscente non ha invece affrontato riforme più impopolari, ma che molti si aspettavano da un governo di matrice liberale, come, ad esempio, l'innalzamento dell'età per andare in pensione e una revisione complessiva del settore previdenziale.

La partita di domani in Polonia si gioca tra due destre, per quanto Piattaforma civica e Legge e Giustizia siano radicalmente differenti tra loro. Dovrebbero entrare in Parlamento anche il centrista e rurale Partito popolare polacco, attuale alleato di governo di Tusk che galleggia poco sopra la soglia di sbarramento del 5 per cento che regola l'ingresso al Parlamento, e l'Alleanza democratica di sinistra che arranca invece intorno al 10 per cento.

A complicare il quadro (e in particolare le prospettive del partito di Tusk), c'è una nuova forza politica creata da un parlamentare che è uscito proprio da Piattaforma civica: Janusz Palikot. Quest'ultimo, ex produttore di vodka, ha lanciato negli ultimi mesi un proprio partito che rappresenta un inedito assoluto in Polonia e che rappresenta la più radicale alternativa al kaczynskianesimo. Palikot si batte contro l'eccesso di burocrazia, per una legge più permissiva sull'aborto, per i matrimoni tra coppie dello stesso sesso, per la legalizzazione della marijuana e manifesta un accesissimo anticlericalismo che nessun politico polacco ha mai mostrato. È piuttosto probabile che il partito di Palikot riesca a portare alcuni suoi rappresentanti in Parlamento e alcuni sondaggi gli attribuiscono un 10% che sarebbe clamoroso.

Ucraina, divampa incendio nella riserva naturale del Danubio

(da it.peacereporter.net)


La zona paludosa complica l'intervento dei vigili del fuoco

Da due giorni un incendio sta divorando la Riserva naturale del Danubio, nei pressi dell'isola di Belgorodski.

Le fiamme si estendono per un raggio di sei chilometri, mentre il fumo è arrivato fino ad Odessa, che dista ben 180 chilometri dal punto in cui il disastro ha avuto origine.

Sul posto, avverte il Ministero delle Emergenze ucraino, sono presenti i vigili del fuoco, ma l'accesso alla zona è complicato dal tipo di terreno paludoso, che impedisce agli operatori di avvicinarsi con i mezzi adatti per intervenire.

Agli abitanti è stato raccomandato di rimanere in casa e di tenere porte e finistre chiuse per scongiurare possibili pericoli d'intossicazione.

L'area che è luogo di riproduzione per molte specie di animali e di pesci, è spesso soggetta a questi episodi. Nell'arco dell'anno sono stati registrati venti incendi, la maggior parte dei quali di natura dolosa.