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venerdì 30 settembre 2011

Vertice UE-Est Europa, fredda Minsk e caso Ucraina

Articolo tratto da Blog Live (http://www.bloglive.it)

Vertice UE-Est Europa, fredda Minsk e caso Ucraina

Oggi, in Polonia, prende il via il vertice tra l’Unione Europea e i sei stati dell’Europa Orientale: Armenia, Azerbajan, Bielorussia, Georgia, Moldova, Ucraina. Varsavia è, infatti, presidente di turno dell’Unione e gli incontri si terranno qui.

L’obiettivo del vertice, il primo dopo quello del 2009 a Praga, è di creare un assetto stabile di relazioni diplomatiche ed economiche con i sei stati orientali, al fine di intensificare i rapporti. Nonostante le buone intenzioni, non sarà assolutamente facile percorrere la strada che Bruxelles vorrebbe intraprendere. Parliamo di sei stati, sorti dal discioglimento dell’ex Unione Sovietica, non come nei casi degli altri stati del Patto di Varsavia, semplicemente di ex regimi comunisti. Anzi, a dirla tutta, in qualche caso di “ex” c’è poco, perchè ne sono rimasti intatti gli apparati sovietici e persino il modo di gestire le istituzioni. Parliamo senza dubbio della Bielorussia, con il presidente Lukaschenko considerato l’ultimo dittatore d’Europa, al potere sin dal 1994. Qui, i servizi segreti continuano a chiamarsi KGB, sono soliti riempire le abitazioni degli avversari politici di cimici e le elezioni politiche e presidenziali sono semplicemente una farsa, dalla quale l’attuale capo di stato trionfa regolarmente con oltre il 90% dei consensi.

Ma più in generale, c’è un problema di consolidamento della democrazia, ancora troppo flebile, come anche in Georgia e Ucraina. C’è una fortissima attrazione innegabile verso l’amico-padrone di sempre, la Russia, che con Putin sta cercando di ricreare su altre basi una nuova Urss.

In Ucraina, ad esempio, la Rivoluzione Arancione del 2005 si è risolta in governi instabili, accuse di corruzione e persino con la ex premier Timoschenko alla sbarra per presunte tangenti. L’Unione Europea parla di caso montato ad arte, ma già ciò rende l’idea di quanto poco semplice sia affrontare il dialogo con Paesi che guardano per almeno la metà delle loro popolazioni ad est.

La Bielorussia non si è presentata nemmeno a livello politico, preferendo inviare un ambasciatore, come dire: ci sono, ma non troppo. E che dire del fatto che una tale iniziativa rischia di esacerbare i rapporti tra UE e Russia, che vede come fumo negli occhi ogni tentativo dell’Occidente di espandersi ad est, a ridosso dei suoi confini. Si tratti di Nato o di UE.

Giuseppe Timpone - © Riproduzione riservata

mercoledì 28 settembre 2011

Europa, una tassa per gli 'amici'

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


La “Tobin tax” europea non sconvolge il mondo della speculazione. Eppure c'è chi comunque rema contro

I mercati finanziari non hanno battuto ciglio di fronte all'atteso discorso del presidente della Commissione Europea Barroso, che ha annunciato una futura tassa sulle transazioni finanziarie che dovrebbe svolgere la doppia funzione di scoraggiare la speculazione e fare cassa per gli Stati e le loro economie in difficoltà.
"È normale che sia così - commenta il trader di Piazza Affari, Niccolò Mancini - la misura è prevista solo a partire dal 2014. Questo è un segnale che viene lanciato, più che una riforma vera e propria: occhio che stiamo mettendo mano alla speculazione, ve lo diciamo per tempo."
E che la paventata "Tobin tax"- che di Tobin ha poco, visto che negli anni Settanta si parlava di tassare solo il mercato azionario - non faccia paura, lo dimostrano anche commenti comparsi in tempo reale su The Hawk Trader, un sito/forum su cui gli operatori di Borsa commentano le loro strategie quotidiane: "Si legge in giro che [la tassa] partirà dal 2014 e sui derivati europei sarà pari allo 0.01 per cento: sul dax 14 euro, stoxx 2.2 euro, ftmib 7.5 euro [sono indici di borsa europei sui futures, ndr]. Se è vero che parte nel 2014, non mi preoccuperei per ora..."

Un avvertimento che la politica fa alla finanza più aggressiva. Ma un avvertimento "da amici", quasi a voler rassicurare più che a imporre regole.
All'atto pratico servirà a ripianare i conti e a scongiurare attacchi speculativi contro lavoro e welfare? Barroso parla di un ricavo di 55 miliardi di euro all'anno, ma sarà tutto da scoprire. Per ora si apprende che la tassa non colpirà il mercato primario, cioè le aste dei titoli di Stato.
"In pratica, più ti muovi, e ti muovi velocemente, più vieni tassato - spiega Mancini - mentre chi investe sul lungo periodo non viene di fatto colpito, perché una tassa dello 0.01 per cento [una delle ipotesi allo studio, ndr] non incide assolutamente".
Una tassa sulla speculazione, dunque, quella delle vendite allo scoperto che in poche ore bruciano o fanno accumulare capitali.
"In realtà ci vorrebbe una riforma più complessiva - continua il trader - bisognerebbe alzare le garanzie che un investitore deve dare per movimentare i prodotti derivati. E poi bisognerebbe fare in modo che i credit default swap, cioè prodotti derivati che in pratica fungono da assicurazione sui propri titoli, possano essere acquistati solo da chi ha effettivamente una posizione da difendere. Per esempio, se uno ha in mano molti titoli portoghesi che sono a rischio."

Perché al G20 non si trova un accordo sulla novella Tobin tax e perché alcuni governi, anche di Stati in difficoltà come il nostro, temporeggiano?
"Perché come diceva il trader intervistato da Bbc - non si sa chi sia e si ipotizza perfino che sia un attore messo lì apposta non si sa da chi - ci sono banche e istituzioni finanziarie, come Goldman Sachs, che hanno una tale potenza a livello di lobby trasversali, che alcuni Stati agiscono in base ai loro interessi e impediscono che si faccia una vera riforma: i casi più evidenti sono Stati Uniti e Gran Bretagna."

Gabriele Battaglia

martedì 27 settembre 2011

Intesa nell'Ue: Tobin tax dal 2014 "Frutterà dai 30 ai 50 miliardi"

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

BRUXELLES

L'accordo supera l'opposizione di britannici e olandesi. La proposta sarà formalizzata da Barroso davanti all'Europarlamento

BRUXELLES - La Commissione Ue ha trovato un'intesa sulla proposta di direttiva per introdurre un sistema comune per la tassazione delle transazioni finanziarie, quella volgarmente riassunta come Tobin tax, a partire dal 2014. Il varo formale dovrebbe avvenire domani in concomitanza con il discorso sullo stato dell'Unione che il presidente Josè Manuel Barroso terrà davanti all'Europarlamento in seduta plenaria.

La Commissione Ue sembra dunque intenzionata ad andare avanti, nonostante le obiezioni all'interno della stessa Unione (Regno Unito e Olanda sono esplicitamente contrari) e dei partner internazionali, in particolare gli Stati Uniti. Secondo quanto si apprende a Bruxelles, infatti, domani Barroso delineerà la proposta europea, rilanciata il mese scorso da Francia e Germania e di cui si è discusso oggi durante la riunione settimanale del collegio dei commissari, a Strasburgo. L'obiettivo sarebbe quello di ottenere attraverso la tassa un contributo dal settore finanziario compreso fra i 30 e i 50 miliardi all'anno, a partire dal 2014.

La proposta Ue, a quanto anticipa l'agenzia Radicor, escluderebbe dalla Tobin tax le transazioni finanziarie sul mercato primario, cioè l'emissione, l'attribuzione o la sottoscrizione di azioni di società, obbligazioni e altri titoli di credito compresi i certificati di deposito relativi a tali titoli, nonché le transazioni spot sulle valute e quelle "fisiche" sulle materie prime.

(27 settembre 2011)

domenica 18 settembre 2011

Turchia congelerà le relazioni con l'Ue se Cipro avrà la presidenza di turno

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Ankara minaccia di sospendere i rapporti con l'Unione nel secondo semestre del 2012, a meno che non si trovi una soluzione alla divisione dell'isola

ANKARA - Il governo turco è pronto a congelare le relazioni con l'Unione europea se Cipro avrà la presidenza di turno dell'Ue, prevista per giugno 2012. Lo ha detto il vice premier Besir Atalay, la cui dichiarazione è stata riportata dall'agenzia Anatolian.

"Se i negoziati di pace (a Cipro, ndr) non saranno conclusi - ha detto Atalay, al termine di un viaggio nel nord dell'isola - e l'Unione europea assegnerà la presidenza di turno a Cipro Sud", prevista per il secondo semestre 2012, "la vera crisi sarà tra Turchia e Ue. Perché congeleremo le relazioni" con Bruxelles. "Si tratta - ha precisato l'esponente di Ankara - di una decisione appena presa dal governo".

La Turchia, contrariamente alla comunità internazionale, non riconosce la Repubblica di Cipro, che rappresenta soltanto i greco-ciprioti. Riconosce invece la Repubblica turca di Cipro del Nord, in cui vive la comunità turca. L'isola è divisa dal 1974, anno dell'invasione turca del Nord che nel 1975 proclamò l'indipendenza. Dal 2004 la Repubblica di Cipro è membro dell'Unione europea.

Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha ripetutamente minacciato di inasprire le relazioni con l'Ue sulla questione cipriota. "Se la divisione di Cipro non troverà soluzione" entro la fine del 2011 "la Turchia congelerà i rapporti con l'Unione durante la presidenza di turno cipriota", aveva detto già a fine luglio. "Lo dico chiaramente - aveva aggiunto - sospenderemo tutte le nostre relazioni con l'Ue. Per noi non è possibile discutere con l'amministrazione greco-cipriota".

Il dossier Cipro ha fatto ben pochi passi avanti dal 2004, quando i greco-ciprioti respinsero in massa con un referendum un piano dell'Onu per la riunificazione che era stato accettato dai turco-ciprioti. Poco dopo la consultazione, l'ingresso della Repubblica di Cipro nell'Unione europea, accompagnato da promesse di aiuti Ue alla parte turca che non hanno trovato riscontro nella realtà.

(18 settembre 2011) © Riproduzione riservata

venerdì 16 settembre 2011

Danimarca, elezioni: vittoria dei socialdemocratici. Helle Thorning Schmidt guiderà il Paese

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


Dopo dieci anni di governo di centrodestra i progressisti tornano alla guida del Paese

Secondo gli ultimi exit poll delle elezioni in Danimarca la coalizione di centrosinistra avrebbe ottenuto il 51.1 percento dei voti contro il 48.9 percento del centrodestra. Il prossimo premier dunque sarà la leader della coalizione Helle Thorning Schmidt. Per la prima volta una donna guiderà il Paese.

La vittoria ormai scontata dei socialdemocratici arriva dopo dieci anni di governo di centrodestra e dopo l'ultima sconfitta elettorale subita quattro anni fa. Secondo le indagini demoscopiche effettuate dalle televisioni del Paese la sinistra radicale sarebbe stata fondamentale per la vittoria della coalizione di centrosinistra.

Secondo gli exit poll ai socialdemocratici dovrebbero andare 90 dei 179 seggi del Parlamento mentre al blocco guidato dal premier Lars Lokke Rasmussen andrebbero 85 seggi. All'appello mancano i conteggi relativi alla Groenlandia e alle Isole Far Oer.

giovedì 15 settembre 2011

Banche centrali, piano coordinato per rifornire gli istituti di eurozona

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

CRISI

Bce, Fed e le corrispondenti istituzioni britannica, svizzera e giapponese forniranno liquidità in dollari attraverso tre operazioni distinte. Le Borse brindano, trascinate dai titoli bancari. La moneta unica recupera. Lagarde: "Nuova, pericolosa fase della crisi"

ROMA - La Banca centrale europea interverrà con la Fed americana, la Bank of England, la Banca nazionale svizzera e la Banca del Giappone per fornire liquidità in dollari alle banche dell'area euro attraverso tre diverse operazioni. L'annuncio ha dato una scossa alle Borse che hanno accelerato nei rialzi, con Milano e Madrid sopra il 4% di guadagni. Cala anche lo spread fra i titoli italiani e il bund tedesco, tornando sotto quota 360 punti base. Effetti anche sul mercato dei cambi, riportando l'euro sopra quota 1,39 dollari.

"La Bce - si legge nel comunicato emesso dall'istituto di Francoforte - ha deciso, in coordinamento con la Fed, la Boe, la Boj e la Snb di avviare tre diverse operazioni per fornire liquidità in dollari con prestiti a tre mesi fino alla fine dell'anno". Le operazioni della Bce saranno condotte a tassi fissi e verranno attuate in aggiunta alle operazioni a 7 giorni annunciate il 10 maggio. La prima operazione è prevista il 12 ottobre con scadenza il 5 gennaio, la seconda il 9 novembre con scadenza il 2 febbraio e la terza il 7 dicembre con maturity il 1° marzo. Si tratterà di aste di rifinanziamento in cambio di collaterale, a tasso fisso con assegnazione completa.

Per le banche dell'eurozona diventava sempre più problematica la provvista in dollari sul mercato interbancario dove la crisi del debito sovrano si ripercuote sul profilo di credito degli istituti di credito. Alcune avvisaglie c'erano state ieri quando due banche avevano ricevuto dalla Bce prestiti a una settimana per 575 milioni di dollari, tasso di interesse annuo 1,1%. Un livello di costo ben superiore al tasso offerto sul mercato interbancario in dollari (0,19%), ma dove ci sono difficoltà di accesso.

La decisione segue tra l'altro la nuova impennata dei prestiti d'emergenza della Bce alle banche dell'eurozona.
Mercoledì Francoforte ha prestato 4,3 miliardi di euro con scadenza overnight al tasso del 2,25%, in deciso aumento dai 399 milioni di martedì. Si tratta dell'ammontare più alto dallo scorso 10 agosto, quando i prestiti d'emergenza erano stati pari a 4 miliardi di euro. Tornano a salire anche i depositi della banche commerciali presso la Bce da 75,5 miliardi a 87 miliardi. Sia l'aumento dei prestiti d'emergenza sia quello dei depositi sono sintomi di tensioni sul fronte della liquidità bancaria e sul profilo del merito di credito delle banche.

Un'iniziativa simile era stata presa nel 2008, dopo il precipitare della situazione innescato dal crack di Lehman Brothers. Ad essere galvanizzati in Borsa sono stati ovviamente soprattutto i titoli del credito. A Piazza Affari, Unicredit e Intesa sono arrivate alla sospensione dal listino dopo uno strappo del 10%.

Dei rischi di instabilità finanziaria ha parlato il direttore generale del Fondo monetarrio internazionale, Christine Lagarde: "C'è incertezza sui debiti sovrani, sulle banche in Europa e sulla famiglie negli Stati Uniti. La crescita debole e i bilanci deboli si alimentano a vicenda, alimentando una crisi di fiducia. Il circolo vizioso sta prendendo slancio ed è stato esacerbato dall'indecisione politica e da disfunzioni politiche". Secondo Lagarde, "siamo entrati in una nuova fase pericolosa della crisi" e la strada per uscirne sta "diventando più stretta" di prima; per questo servono una forte volontà politica e uno sforzo collettivo.

(15 settembre 2011) © Riproduzione riservata