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sabato 30 luglio 2011

Turchia, si sono dimessi tutti i capi delle forze armate

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


A maggio un generale era stato incolpato di aver partecipato a un tentativo di golpe

Tutti i capi dell'arma turca si sono dimessi. Lo ha annunciato la Cnn di Ankara. Insieme al capo di Stato maggiore interarmi Isik Kosaner si sono dimessi i capi dell'esercito, della marina e dell'aeronautica. Non sono ancora stati precisati i motivi della decisione comune, ma non è un mistero che i rapporti tra il premier Tayyip Erdogan e i militari sono spesso stati tesi. Un recente motivo di attrito è stata la promozione di generali detenuti per aver partecipato, si presumeva, ad un complotto antigovernativo.

venerdì 22 luglio 2011

Esplosione a Oslo vicino alla sede del governo "E' stata una bomba. Ci sono morti e feriti"

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Lo scoppio sarebbe avvenuto all'interno del palazzo che ospita 'VG', il più grande tabloid norvegese. La maggior parte dei vetri delle finestre dell'immobile è andata in frantumi. Il primo ministro non era nel suo ufficio. Voci di una seconda esplosione vicino al Parlamento

OSLO - Una grandissima esplosione, avvenuta alle 15 e 20 davanti al palazzo sede del più grande tabloid norvegese 'VG', ha investito l'ufficio del primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg, nel cuore della capitale Oslo (mappa 1), facendo saltare la maggior parte delle finestre dell'edificio. La polizia ha confermato che la deflagrazione è stata causata da una bomba. Le autorità hanno anche affermato che ci sarebbero morti e feriti. Fino a questo momento una sola vittima è stata confermata.

VIDEO - Esplosione nel centro di Oslo 2 / I danni 3

Gran parte del centro della città è stata evacuato e la polizia ha invitato il pubblico a non restare in zona e a limitare l'uso dei telefoni cellulari per non ostacolare i soccorsi.

Il primo ministro norvegese in quel momento non si trovava all'interno del suo ufficio e la tv ha confermato che Stoltenberg sta bene. Anche la polizia ha parlato di "morti e feriti" in seguito alla deflagrazione. Il palazzo davanti al quale è avvenuta l'esplosione è sede anche di altri ministri, incluso quello del Petrolio, dove è scoppiato un incendio. I rottami di un'auto distrutta sono stati visti al di fuori dell'edificio.

Le prime immagini mostrano le strade ricoperte di detriti e vetri rotti, con una colonna di fumo che sale verso il cielo. "L'intero edificio ha tremato, pensavamo fosse un terremoto", ha riferito un giornalista dell'emittente pubblica Nrk che si trovava nell'area al momento dello scoppio. La polizia ha chiuso l'accesso alla zona colpita.

Una seconda esplosione si sarebbe verificata nel centro di Oslo, vicino al Parlamento. Lo riferisce sempre l'emittente Nrk.

(22 luglio 2011) © Riproduzione riservata

Ritorno ad Atene

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Tassisti in sciopero e il centro città militarizzato: scene dalla capitale

Osservare Atene dopo cinque settimane di assenza e proprio mentre a Bruxelles si sta decidendo il default selettivo della Grecia è certamente avvincente.

Già arrivati in aeroporto e poi in autostrada ci si rende conto che mancano loro, quella ‘'tribù gialla'' tanto invisa agli ateniesi per la guida spigliata e fantasiosa: sono i circa ventimila taxi ateniesi in sciopero da giorni e chissà fino a quando. I tassisti reagiscono all'apertura della professione, il traffico viene alleggerito dalla loro assenza, eppure i guai iniziano subito per i malcapitati turisti che, arrivati in aeroporto o al Pireo, scoprono che gli accessi alla metropolitana sono bloccati, per molte ore al giorno, da scioperanti ‘'decisi a tutto'', come dichiarano gli autisti dei taxi.

Il conducente dell'autobus di linea è un ragazzo di circa trent'anni. Occhiali neri, barba incolta, radio accesa ad ascoltare musica che senz'altro riporta ai suoni scelti dalle firme estive delle notti danzanti di qualche isola cicladica. Un tipo sorridente, insomma, protetto dall'aria condizionata del mezzo che guida. E dagli occhiali da sole. Alla domanda, improvvida è vero, del perché la polizia abbia chiuso l'accesso al centro della città a tutti i motorizzati, mezzi pubblici compresi, si indovina lo sguardo sbalordito con cui accompagna la disarmante frase ‘'ma vieni da un altro pianeta?''. Ci si scusa con l'aria mortificata di uno che si deve far perdonare l'imperdonabile, facendo presente che sono poche ore che si è arrivati; si aggiunge, tanto per ritrovare la dignità di un ateniese avvezzo a tutto: ‘'sono i tassisti?''. ‘'Proprio loro'', risponde con malcelato disprezzo per gli invasori cronici delle corsie preferenziali che, per anni, si sono giovati di sgravi fiscali rilevanti. Ma, insomma, i tassisti chiacchierano con i clienti, disprezzano o amano partiti politici senza timidezza e i governi greci pare che abbiano sempre trattato la categoria con un riguardo speciale.

‘'Qui devi scendere'', annuncia implacabile il conducente dell'autobus. Devi scendere, tu alieno cui ora tocca camminare per circa un chilometro verso piazza Syntagma sotto il sole bollente di mezzogiorno. Sul viale i pedoni sono pochi; le auto sono del tutto assenti tranne che per decine di volanti e furgoni della polizia. Dopo una decina di metri come non sussultare spaventati? Agenti anti sommossa avanzano con i mitra spianati, ricoperti di chili caldi di plastica a proteggere il corpo. Sono tanti, in gruppi di una ventina circa. Verso la piazza centrale di Atene, la presenza delle forze dell'ordine è ossessiva, eppure non sta succedendo proprio nulla. Di tassisti neanche l'ombra, qualche turista di fronte ai gabbiotti delle guardie presidenziali, tanti piccioni, i turni diurni degli Indignati, le tende, gli striscioni in attesa del tramonto, della brezza serale e della prossima assemblea popolare di Syntagma.

La commessa del negozio in cui si entra cercando il refrigerio dell'aria condizionata mentre si fa finta di essere interessati alle merci, non ha neppure un attimo di esitazione: gli affari vanno male. Anzi, malissimo, presto sarà licenziata e la colpa, a suo dire, non è della crisi, ma del centro. ‘'Troppe manifestazioni, troppe pietre, troppi lacrimogeni. Nessuno viene più, preferisce i centri commerciali. Questa è una catena di negozi e altrove vanno molto bene''. La ragazza conclude dicendo che, nella vita, quello che conta è la buona salute, a tutto il resto c'è rimedio: ‘'Semmai vado a distribuire volantini per otto euro all'ora. Non importa''. Chissà se è vero che non importa.

Ancora qualche metro ed ecco una vetrina nuova al posto di un negozio ‘'storico'' per il paesaggio urbano di questa parte del centro di Atene prossimo a piazza Syntagma. Ci si avvicina curiosi, pensando che dopo tante chiusure una novità imprenditoriale sia una consolazione. Ma no, quello che ha appena aperto è un banco di pegni. La fiammante vetrina trae in inganno, quello appena scoperto è un simbolo triste che, fino a poche settimane fa, si nascondeva nei piani alti degli enormi palazzi degradati della zona di Omonia. Ora il simbolo si è spostato, ha la vetrina sulla strada, a Kolonaki, il centro storico elegante, tranquillo, costoso.

Pegni, ipoteche, debiti privati, debiti pubblici, debito sovrano e il sovrano debito nell'Atene che, da poche ore, è la capitale di un Paese ufficialmente attaccato ai respiratori artificiali del default selettivo.

Margherita Dean

giovedì 21 luglio 2011

Un "Piano Marshall" per salvare la Grecia

Documento dei 17

E' l'ipotesi d'accordo che si profila al vertice di Bruxelles.Prolungamento dei prestiti per i paesi europei in crisi. L'ipotesi del default selettivo sembrerebbe superata. Intesa fra Sarkozy e Merkel sull'esclusione degli oneri per gli istituti di credito nel contesto del salvataggio di Atene. Le Borse volano. Piazza Affari chiude a 3,76 %. Lo Spread cala fortemente. Berlusconi arriva in ritardo alla riunione

BRUXELLES - Piano Marshall per la Grecia. La crisi greca è un caso unico nella sua gravità nella zona euro. Per questo motivo richiede una soluzione eccezionale. E' quanto si legge in una bozza di conclusioni del vertice dell'eurozona. Il secondo rogramma di salvataggio per Atene è quindi una "soluzione eccezionale" che prevede l'intervento del settore finanziario "su base volontaria" per scambio di bond, "rollover" e "buyback". Così sarebbe scritto nel documento messo all'approvazione dei ministri della Ue e di cui Il Sole 24 ore Radiocor è in possesso. Si prevede anche l'intervento del Fondo salva-stati (Efsf) per "finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie attraverso prestiti governativi" anche nei paesi che non sono sotto salvataggio e per agire "nel mercato secondario".

Il documento, che è attualmente in corso di discussione e negoziato tra i capi di Stato e di governo, conferma le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. Si parla di una nuovo programma per la Grecia (non viene indicato per ora l'ammontare). La scadenza dei prestiti alla Grecia viene esteso al "massimo possibile" da 7 anni e mezzo a un minimo 15 anni. I prestiti saranno concessi a un tasso equivalente alla "facility" per il sostegno alla bilancia dei pagamenti (attualmente attorno al 3,5%) "senza andare sotto il costo di finanziamento dell'Efsf". Ciò sarà accompagnato, indica la bozza di documento da "un meccanismo che assicuri incentivi appropriati per attuare il programma inclusi accordi sui collaterali se appropriato". C'è uno specifico riferimento a un 'piano Marshall' della Ue per rassegnare i fondi strutturali europei alla Grecia in modo da sostenere l'azione per la crescita e la ripresa degli investimenti.
Nella bozza si legge che il caso greco "è una unica situazione grave nell'Eurozona" e per questo richiede "una soluzione eccezionale" nella quale gioca un ruolo il settore finanziario che "ha indicato la propria volontà di sostenere la Grecia su base volontaria".
Tutte gli altri paesi Eurozona "riaffermano solennemente la loro inflessibile determinazione a onorare pienamente gli impegni sovrani individuali e tutti i loro impegni ad assicurare) riforme strutturali e condizioni di bilancio sostenibili" oltrechè a garantire la stabilità finanziaria dell'unione monetaria nel suo complesso.

Quanto allo strumento usato, il Fondo salva-stati (Efsf) i 17, stando alla bozza del documento, ne miglioreranno l'efficacia aumentandone la flessibilità permettendogli di intervenire "sulla base di programmi di precauzione con condizionalità adeguata; finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie attraverso prestiti governativi incluso in paesi non sottoposti a programma (di salvataggio - ndr); intervenire nel mercato secondario sulla base dell'analisi della bce riconoscendo l'esistenza di circostanze eccezionali e con decisione unanime degli stati membri dell'Efsf".

Le Condizioni di prestito concordare per la Grecia "saranno applicate anche per Pportogallo e Irlanda". E' scritto nella bozza di documento finale del vertice eurozona, in cui si rileva "la volontà dell'Irlanda di partecipare costruttivamente alle discussione sulla direttiva europea per la base comune della tassazione" delle imprese. E' la prima volta da mesi che viene espressa pubblicamente tale volontà.

L'ipotesi contenuta nel documento permetterebbe di evitare il default selettivo per la crisi greca prospettato stamattina anche dopo il vertice tenutosi nella notte tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. L'accordo franco-tedesco sul secondo piano di aiuti non prevedeva l'introduzione di una tassa sulle banche ma, appunto, un default selettivo. La posizione comune era stata comunicata al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, impegnato a incontrare le varie delegazioni in vista del summit. L'intesa è alla base dell'accordo tra i 17 Paesi dell'Eurozona nel vertice di Bruxelles. Le stesse fonti diplomatiche hanno affermato che il nuovo prestito alla Grecia potrebbe arrivare a 71 miliardi e che la partecipazione dei privati potrebbe 'valere' 18-20 miliardi di euro.

Secondo i calcoli dell'Institute of international finance, che rappresenta circa 400 banche internazionali (il numero 1 Charles Dallar sta partecipando ai negoziati che si svolgono a latere del vertice) la Grecia avrebbe bisogno di circa 170 miliardi nei prossimi tre anni: 28-30 mld arriverebbero dalle privatizzazioni, 58 mld dalle 'tranche' del vecchio prestito, il resto è da coprire con il secondo salvataggio. L'Iif suggerirebbe un 'haircut' del 10% ai titoli in scadenza fino al 2019 contro un tasso di interesse più elevato in caso di 'rollover' totale. I nuovi bond greci a 30 anni, però, dovrebbero essere garantiti da zero coupon bond tripla AAA.

Il premier italiano Silvio Berlusconi è arrivato in ritardo, a vertice iniziato. Scuro in volto, riferiscono alcune agenzie, non ha rilasciato dichiarazioni. Il presidente del consiglio Ue, Herman Van Rompuy, ha dato il via ai lavori intorno alle 13.30 con mezz'ora di ritardo sul previsto. Berlusconi ha fatto il suo ingresso nel palazzo intorno alle 13.43.

Intanto la Borsa di Milano come tutte le Borse europee ha invertito bruscamente la rotta sull'onda dell'ottimismo per le voci che arrivano da Bruxelles. Piazza Affari ha chiuso come ieri su quota +3,76%, trascinata dalla corsa dei titoli bancari. A far crescere la Borsa di Milano anche il paragrafo contenuto nella bozza di accordo dell'Eurozona in riferimento alla manovra italiana: "Accogliamo positivamente" la manovra di bilancio presentata dal governo italiano che "renderà possibile" di diminuire il deficit sotto al 3% nel 2012 e di arrivare al pareggio di bilancio nel 2014.

Le notizie in arrivo dal verticestraordinario di Bruxelles fanno crollare i rendimenti dei titoli di Stato dei paesi toccati dale tensioni di questi giorni. Il calo più spettacolare è quello dello spread dei Btip italiani a 10 anni rispetto agli equivalenti Bund tedeschi: in base ai dati del sito Bloomberg, infatti, il differenziale di rendimento è sceso di oltre 35 punti, a quota 247 punti, con un calo del 12,7% rispetto all'apertura.

Altrettanto forte è la discesa dello spread dei titoli spagnoli, che per la prima volta da giorni scendono abbondantemente sotto quota 300: dall'apertura a 321 punti, infatti, attualmente i Bonos di Madrid quotano a 285 punti (-11,2%). E' di 40 punti, inoltre, il calo dello spread dei titoli portoghesi che passano da 913 a 873 punti (-4,4%).

I benefici delle intese in via di definizione a Bruxelles sono evidenti anche sui bond a 10 anni della Grecia il cui rendimento scende di oltre l'1 per cento, passando dal 17,50 % dell'apertura al 16,49 % attuale.

A margine del vertice dell'Eurozona poi, emerge anche una notizia curiosa: secondo indiscrezioni, la Finlandia avrebbe chiesto alla Grecia di mettere a disposizione come garanzie economiche il patrimonio paesaggistico e archeologico della penisola ellenica, compreso il Partenone.

(21 luglio 2011) © Riproduzione riservata

mercoledì 20 luglio 2011

Serbia, arrestato Goran Hadzic, l'ultimo criminale di guerra

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


Sarà portato all'Aja e verrà processato dal Tpi

La Tv B29 di Belgrado ha diffuso la notizia dell'arresto di Goran Hadzic, l'ultimo criminale di guerra serbo ancora latitante. La cattura è avvenuta questa mattina nella regione di Fruska Gora, a 60 km a nord della capitale, nella provincia della Vojvodina. Si attende la conferenza stampa straordinaria del presidente serbo Tadic, annunciata dall'agenzia Tanjug.

Già entro domani o al massimo venerdì, Hadzic potrebbe essere portato all'Aja, dove sarà processato davanti al Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia (Tpi). Con la cattura dell'ex capo dei serbi di Croazia, il Tpi completerebbe la propria missione: Hadzic è infatti il 161esimo e ultimo criminale di guerra incriminato per i reati commessi durante il conflitto degli anni '90.

Risale a soli due mesi fa la cattura di Ratko Mladic, l'ex generale serbo bosniaco detenuto attualmente nel carcere del Tpi a Scheveningen, con l'accusa di crimini di guerra, contro l'umanità e di genocidio. Nella stessa prigione sarà probabilmente portato Hadzic. All'Aja è in corso anche il processo contro l'ex presidente serbo-bosniaco, Radovan Karadzic.

martedì 19 luglio 2011

Rissa sulla difesa comune

Articolo tratto da "la Stampa" (http://www.lastampa.it)

Francia, Germania e Polonia cercano di rilanciare il progetto comune. Londra dice "no e sempre no". Roma è favorevole, ma non è stata coinvolta nell'iniziativa.


la foto
Chi non c'è, ha torto
Bruxelles
luglio 2011









Francia, Germania e Polonia non mollano l’idea di un rafforzamento della politica della Difesa europea, la grande maggioranza degli stati dell’Ue si dichiara pronti a (ri)sedersi al tavolo del negoziato e il Regno Unito fa saltare tutto. «La Gran Bretagna non è d'accordo, non lo è ora e non lo sarà in futuro», ha assicurato ieri a Bruxelles il ministro degli esteri britannico William Hague, senza sorprendere nessuno. Londra resta pienamente fedele un atlantismo che molti partner continentali vorrebbero almeno in parte scardinare. E tanto basta per chiudere la discussione visto che, in questo campo, i Trattati prescrivono si debba sempre e solo deliberare con un voto di piena unanimità.

Ci si potrà interrogare sul tempismo dell’uscita delle tre capitali, sull’opportunità di creare malumori proprio mentre la stanchezza dell’impegno congiunto in Libia appare più che evidente. Germania, Francia e Polonia - quest’ultima anche in qualità di presidente di turno dell’unione - hanno diffuso una dichiarazione in cui giustificano appieno «il rilancio dell’Europa della difesa» alla luce del «moltiplicarsi delle crisi, della diminuzione dei mezzi finanziari nazionali e dell’aumento delle aspettative nei confronti dell’Unione europea». Si propone di fare veramente la forza con l’Unione, circostanza che consentirebbe di risparmiare parecchi soldi. Anche perché ventisette eserciti cominciano a essere troppi.

Per questo la nota congiunta afferma di offrire pieno sostegno alle proposte di Catherine Ashton, alto rappresentante europeo per la politica estera, documento che mira a una messa in comune e delle capacità di difesa, come la creazione di un quartiere generale stabile delle future operazioni militari della Ue. Sebbene inquadrata nell’ambito della Nato, una simile decisione indebolirebbe il legame fra l’Europa e gli Stati Uniti. Per questo è osteggiata da Londra. E per questo piace a Parigi.

«Siamo ventisei contro uno», ha riassunto il sottosegretario degli esteri Mantica, al termine del dibattito svoltosi al Consiglio, ieri nella capitale europea. «Non è così», ha assicurato il britannico Hague. «Auspichiamo che la Ashton prosegua il lavoro su questa base con gli stati» hanno dichiarato i ministri francese Alain Juppé, il tedesco Guido Westerwelle e quello polacco Radoslaw Sikorski. L’Italia è d’accordo. Ma, a quanto risulta, per questa iniziativa è stata contattata solo informalmente.

mercoledì 13 luglio 2011

Unione europea, arriva la riforma della pesca

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)

Sul tavolo temi caldi, dall'ambiente ai piccoli pescatori fino agli scarti del pescato

Il giorno tanto atteso è arrivato. Oggi a Bruxelles, il commissario Ue per la pesca e gli affari marittimi Maria Damanaki presenterà una vasta e radicale riforma nel settore della pesca. La riforma della politica comune della pesca (Pcp) è, secondo la Demanaki, una priorità. Secondo l'Ue, infatti, tre stock ittici su quattro sono soggetti ad uno sfruttamento eccessivo: l'83 percento nel Mediterraneo e il 63 percento degli stock dell'Atlantico.

Per stock si intende le zone di pesca, sempre più impoverite. Così, nove anni dopo l'ultima riforma che risale al dicembre 2002, la Commissione europea si prepara oggi a varare un 'pacchetto' di misure, il cui obiettivo generale è di ammodernare e semplificare la Pcp, rendendo la pesca un'attività sostenibile sul piano ambientale, economico e sociale. Tramite la nuova politica si vuole quindi riportare in pochi anni gli stock a livelli sostenibili, fissando le possibilità di pesca sulla base di pareri scientifici.

Tra gli obiettivi specifici della proposta c'é la garanzia di un approvvigionamento alimentare stabile, sicuro e sano per i cittadini. Per rendere poi la pesca più redditizia, Damanaki punta ad un sistema di quote di cattura trasferibili per le navi di lunghezza superiore ai dodici metri e per tutte le navi con attrezzi trainati. Queste concessioni potranno essere affittate o scambiate a livello nazionale ma non con altri Stati membri. Alcuni oppositori della bozza della Demanaki hanno parlato del richio 'privatizzazione' del mare. ''Privatizzare le risorse è assolutamente fuori discussione. Direi piuttosto l'opposto. La nostra idea è che dobbiamo mantenere le risorse. Vogliamo permettere ai padroni dei battelli di utilizzare queste risorse per un certo periodo di tempo'', ha replicato la commissaria.

Nelle proposte c'é poi un sostegno particolare alla pesca artigianale, allo sviluppo di un'acquacoltura sostenibile e, come già suggerito in passato, il divieto dei rigetti in mare. Ad oggi, infatti, i pescatori si tengono nelle quote rigettando a mare il pescato il più. Solo che si tratta di pesce ormai morto.
''Con gli scarti abbiamo un problema da risolvere. Lo devo ammettere'', ha dichiarato a Euronews la Demanaki. ''Stiamo lavorando e per questo la nostra proposta non vieta di gettare gli scarti in mare da domani. Abbiamo bisogno di un periodo di transizione. Me lo faccia dire chiaramente: se si dice ad un pescatore, devi pescare questa quantità di pesce, lui getterà il resto. Quindi quello che diremo ai pescatori sarà di portare al porto tutto il pescato e poi insieme vedremo cosa fare. C‘è buon pesce, pesce che si può vendere a buon prezzo e c‘è pesce che si puòvendere a minor prezzo. Vediamo cosa farne. Possiamo congelarlo, trasformarlo industrialmente o darlo ai poveri, ma non dobbiamo rigettare pesce morto in mare''.

Il tema è rovente. Da mesi, proprio di fronte alla sede della Commissione, staziona un relitto di peschereccio con un contatore elettronico. Lo hanno portato gli attivisti di FishFight, che contano a oggi poco meno di 700mila firme. Già nel 2004 la FAO (agenzia Onu che combatte la fame nel mondo) aveva stimato che almeno 7,3 milioni di tonnellate di pesce, vale a dire l'8 percento del totale delle catture, venissero scartate post mortem. Ma in Europa i dati sono assai peggiori e raggiungono il 50-70 percento, rispettivamente, nei casi delle whitefish fisheries e delle flatfish fisheries. Attività di pesca sul fondo, finalizzate alla cattura di esemplari caratteristici dell'Atlantico (come i merluzzi di varie specie, naselli, etc.) o di specie da sabbia (platesse, sogliole, rombi, halibut).
Secondo gli attivisti e gli ambientalisti si tratta di uno spreco insensato, che provoca un grave danno all'eco-sistema marino e alla bio-diversità.

Sotto il profilo finanziario, Bruxelles presenterà una proposta relativa ad un nuovo strumento finanziario per il periodo 2014-2020, che si chiamerà Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp). Per questo fondo la Commissione europea ha proposto per il bilancio post-2013, un ammontare di 6,7 miliardi di euro.
''I governi possono escludere i piccoli pescatori da questo sistema'', commenta la Damanaki.
''Proteggeremo anche le aree costiere perché avremo un fondo speciale per i piccoli pescatori. Stiamo cercando di ridurre la sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche da parte dei grandi pescherecci. Se non facciamo nulla, tra un decennio solo otto specie su centotrentasei saranno in buono stato''.

Christian Elia

lunedì 11 luglio 2011

Albania, il gran ballo delle privatizzazioni

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)

Il governo annuncia la vendita di oltre mille beni demaniali, l'opposizione grida allo scandalo

Un elenco di 1280 nomi. Una lista che comprende tutti gli invitati al gran ballo delle privatizzazioni in Albania. Un boccone goloso, che comprende la società petrolifera Albpetrol, le Poste nazionali, e le proprietà del ministero della Difesa. Si dovrebbe cominciare, secondo quanto stabilito in una riunione del Consiglio dei Ministri di Tirana il 5 luglio scorso, da quattro centrali idroelettriche.

''La direzione è obbligata: dobbiamo andare verso la privatizzazione completa'', ha commentato il premier albanese Sali Berisha, al termine del consiglio. Si tratta delle centrali di Ulez, Shkopet e Bistrica 1 e 2, che producono il 5,5 percento del fabbisogno energetico dell'Albania. Entro la fine del 2011, inoltre, il governo ha deciso di mettere sul mercato la compagnia nazionale del petrolio, l'Albpetrol, e il gigante delle assicurazioni, la INSIG. Dopo di che toccherà alla compagnia telefonica nazionale, l'Albtelekom, la raffineria petrolifera ARMO, i distributori dell'energia OSSH e CEZ.

La reazione dell'opposizione socialista, guidata da Edi Rama, non si è fatta attendere. ''L'iniziativa è un saccheggio, l'ennesimo furto della corte dei briganti". Rama avverte che quando l'attuale opposizione tornerà al governo queste privatizzazioni saranno revocate e saranno fatte inchieste approfondite sulle procedure e sugli acquirenti per assicurare il massimo di trasparenza. "La privatizzazione è l'ennesimo atto di banditismo dei briganti che hanno rubato i voti per saccheggiare l'Albania" ha denunciato Rama confermando che l'opposizione tornerà in piazza per chiedere le dimissioni del governo. A gennaio, la mobilitazione della opposizione generò scontri violenti e la morte di tre manifestanti.

Una delle risorse in 'vendita' più contestate è quella delle proprietà della Difesa. Per Berisha e i suoi, si tratta solo di ruderi inutili. Rama non è d'accordo. "Non sono solo vecchi edifici fatiscenti", ha sottolineato il leader socialista, denunciando che ''la privatizzazione riguarderà ampie fette del territorio nazionale attualmente di proprietà del demanio militare. Si sta cercando di privatizzare i punti più panoramici e dalle potenzialità turistiche del Paese".

Questo il fulcro della vicenda: l'accusa di Rama è quella di voler svendere in fretta, prima della certa - almeno dal punto di vista di Rama - sconfitta di Berisha alle prossime elezioni, in modo da distribuire 'prebende' alla fitta rete di collusioni di cui si nutre il premier. In verità, lo stesso Rama ha la sua di rete da gestire, ma di sicuro la procedura d'urgenza varata dal governo che prevede anche la cancellazione del concetto di 'prezzo minimo garantito' per sveltire la vendita dei beni non appare trasparente.

Berisha, dal canto suo, difende la misura e ne sottolinea l'elevato valore etico, in quanto il libero mercato sarà garanzia di trasparenza e assesterà un duro colpo alla corruzione che affligge il Paese delle Aquile, finito nel mirino Ue che - in vista dell'adesione di Tirana - chiede misure urgenti in questo senso. Nel dubbio, però, le dichiarazioni di Rama fanno rumore, perché è difficile immaginare un imprenditore che investa in Albania nel momento in cui il futuro premier annuncia che non riterrà valide le privatizzazioni dell'attuale esecutivo. Rama, in passato, ha cambiato idea su tante cose. La sensazione è che se l'imprenditore è quello giusto, per Berisha o per Rama, sull'Albania si sta per abbattere un'ondata di speculatori.

Christian Elia

domenica 10 luglio 2011

L'Europa vuole la sua maglia in campo

Articolo tratto dal Corriere (http://www.corriere.it)

La proposta: «In tutti gli eventi sui territori dovrà sventolare la bandiera stellata blu». Scettici gli inglesi

Una bandiera europea (Epa)
Una bandiera europea (Epa)
MILANO – Una bandiera stellata in campo blu issata sopra ai campi da tennis di Wimbledon e lo stemma dell’Europa unita sulla maglia della nazionale di calcio meno legata all’Unione che ci sia nel Vecchio Continente? O addirittura le stelle dell’Unione in bella vista a sventolare in diretta mondiale nel corso delle prossime Olimpiadi di Londra del 2012? Brutta notizia davvero per gli orgogliosi e nazionalisti tifosi inglesi: l’Unione Europea pensa di obbligare tutti i suoi stati membri a esibire la bandiera nazionale sulle divise dei giocatori che rappresentano le diverse nazioni in tutti gli sport. E vorrebbe anche che le sue dodici stelle comparissero in tutti quegli eventi sportivi che abbiano in qualche modo rilevanza internazionale, se si svolgono nel territorio di uno degli stati membri.

LA PROPOSTA – La proposta dell’Unione sta prendendo forma e dovrebbe essere presentata ufficialmente al Parlamento Europeo la prossima settimana a tutti gli stati, Italia inclusa. È parte di un documento creato dalla Spagna, intitolato “La dimensione europea nello sport”, ed è solo l’inizio dei nuovi indirizzi in tema sportivo che l’Unione è ora incaricata di dare, come recita il Trattato di Lisbona. L’idea alla sua base è quella di promuovere, anche in campo sportivo, l’unità e l’identità europee. Ricordando ai tifosi quel che le 12 stelle (che non rappresentano il numero di nazioni, ma genericamente indicano il numero 12 “simbolo di perfezione, completezza e unità”) dovrebbero insegnare al popolo europeo: la solidarietà e l’armonia tra le genti d’Europa.

REAZIONI INGLESI – Ma gli inglesi non sembrano aver gradito questo nuovo obbligo, nonostante per ora sia solo ventilato. Da più parti i politici inglesi hanno già dichiarato il loro disappunto: per Emma McClarkin,del partito conservatore, «lo sport ha un posto speciale nel cuore degli inglesi, e la nostra nazionale è un tassello importante della nostra identità e della nostra cultura. L’Unione non dovrebbe interferire: questo progetto è solo un altro esempio della sua vanità». La proposta verrà presentata al Parlamento e sarà poi la Commissione a trasformarla in legge. E come è probabile che accada, riuscirà a ottenere la maggioranza dei pareri positivi dei singoli stati. La voce dei tifosi inglesi resterà la sola fuori dal coro.

mercoledì 6 luglio 2011

Tutti contro le agenzie di rating Barroso: "Pregiudicano il mercato"

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Il presidente della commissione Ue critica la decisione di Moody's di abbassare il rating del Portogallo. E si chiede perché non ci siano agenzie europee. Durissimo il ministro delle Finanze tedesco: "Bisogna porre un limite alla loro influenza". Intanto le Borse sono in calo

BRUXELLES - Tutti contro le agenzie di rating, accusate di turbare "senza motivi reali" i mercati finanziari. Il primo, durissimo affondo viene dal presidente della commissione Ue, Jose Manuel Barroso dopo il downgrade di Moody's sul Portogallo. Barroso non esclude la possibilità di varare leggi europee che prevedano la possibilità di ricorrere giudiziariamente in sede civile contro giudizi scorretti delle agenzie sulla solidità creditizia delle nazioni europee. "Mi sembra strano - dice - che nessuna delle agenzie sia europea. Cio significa che potrebbero esserci pregiudizi sui mercati quando si arriva alla valutazione di specifiche questioni europee". "prevedo possibili sviluppi - aggiunge - sulla possibilità di creare agenzie di rating europee".

L'accusa del Presidente della Commissione tocca al cuore il ruolo delle agenzie, ossia il valore delle loro valutazioni. "In assenza di fatti nuovi sull'economia portoghese - ha affermato Barroso in conferenza stampa - che potrebbero giustificare la nuova valutazione, le decisione di ieri di un'agenzia di rating non danno maggiore chiarezza, anzi aggiungono un elemento speculativo alla situazione". "Con tutto il rispetto per quella specifica agenzia di rating - ha aggiunto Barroso - le nostre istituzioni conoscono un pò meglio il Portogallo".

Le agenzie - ha motivato Barroso - "sono un attore del mercato per questo non sono immuni dai cicli dei mercati e dagli errori che ne derivano". Il Presidente
della Commissione ha ricordato che il taglio di ieri di Moody's al rating del suo paese è avvenuto subito dopo "aver varato il piano con il Fmi e Bce" a sostegno di Lisbona. "Se il Portogallo rispetterà gli impegni si potrà vedere tramite la valutazione trimestrale" della stessa Commissione, considerata, dal suo Presidente, assai più rigorosa. Quanto al cammino che attende Lisbona per uscire dalla crisi, "se il Portogallo continuerà" sula strada della riforme "avrà successo e la crescita tornerà".

E' "discutibile" la decisione presa ieri da Moody's di abbassare il rating del Portogallo, in quanto non basata su valutazioni ma solo su ipotesi. Lo ha affermato il portavoce del commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn. "Questa decisione dell'agenzia - ha proseguito - confligge con la nuova partenza del Paese che ha avviato un programma di contrasto del deficit che va anche al di là di quanto richiesto". Il Paese è "determinato senza ambiguità" a rimediare alla situazione dei suoi conti, e a raggiungere l'obiettivo che gli ha dato la Commissione europea, ha precisato.

Fortemente critico anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schaeuble, che non giustifica il downgrade di Moody's sul Portogallo e dice che bisogna "rompere l'oligopolio" delle agenzie di rating e porre un "limite" alla loro influenza. "Dobbiamo rompere l'oligopolio delle agenzie di rating", dice Schaeuble, secondo il quale il Portogallo è "alla fine della curva" riguardo all'applicazione delle raccomandazioni della troika (Ue, Bce, Fmi) sulle riforme.

Intanto, proprio per effetto delle valutazioni di Moody's sulla crisi portoghese, tutti i mercati azionari europei viaggiano al ribasso.


(06 luglio 2011) © Riproduzione riservata