Il mio blog principale: http://mikelogulhi.blogspot.com
Il blog centrale in italiano (dove puoi vedere, a destra, quali sono gli ultimi blog in italiano aggiornati): http://ilmondofuturo.blogspot.com

mercoledì 29 giugno 2011

Ue, l'Islanda comincia i negoziati di adesione

Articolo tratto da First Online (http://www.firstonline.info)

Aperte oggi a Bruxelles le trattative per l'ingresso dell'Islanda nell'Unione europea - I dossier più complessi: pesca e Icesave (la banca online fallita sulla scia di Lehman Brothers).

Dopo l'allargamento a est, quello a nord. Se i negoziati di adesione sui 35 capitoli del diritto europeo (il cosiddetto acquis communautaire) andranno in porto, l'Islanda potrebbe diventare il ventinovesimo membro Ue in un paio di anni (la Croazia entrerà nel 2013). Il piccolo Paese nordico gode infatti di una legislazione largamente in linea con quella europea, dato che già fa parte del See, lo spazio economico associato all'Ue che raggruppa anche Norvegia e Liechtenstein.

L'Islanda ha una popolazione di soli 300mila abitanti, meno di Malta, ma mantiene un'importanza strategica per Bruxelles, legata alle sue grandi distese di acque territoriali: le più pescose del pianeta e oggi di sfruttamento esclusivo dei pescatori islandesi. Una situazione destinata a cambiare in caso di entrata nell'Ue: la condivisione delle risorse ittiche si annuncia pertanto il dossier più spinoso per l'opinione pubblica islandese, che potrebbe rifiutare l'adesione in un referendum.

Ma a complicare le trattative ci sarà anche il caso Icesave, la banca online fallita sulla scia di Lehman Brothers. Reykjavik deve restituire 3,8 miliardi di euro ai depositanti di Olanda e Regno Unito, ma il piano di rimborso è stato bocciato in ben due referendum dai contribuenti islandesi, sui quali avrebbe pesato un debito di 12mila euro pro capite.

Proprio la doppia crisi bancaria e valutaria che ha investito l'isola nel 2008 è all'origine dell'attuale processo di adesione. Il modello di sviluppo basato sul credito facile e la spregiudicatezza finanziaria si è rivelato insostenibile, sollevando il dubbio se una nazione così piccola possa cavalcare l'onda della globalizzazione e allo stesso tempo restare al di fuori dell'Ue e dell'euro. Prima del prossimo decisivo referendum, gli islandesi hanno ancora del tempo per riflettere sui pro e i contro dell'integrazione con il resto del Continente.

mercoledì 22 giugno 2011

Grecia, Papandreou ottiene la fiducia

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net)


Adesso si attendono le misure di austerity

Con 155 voti a favore e 143 contrari, il nuovo governo del premier greco Ghiorgos Papandreou ha superato il voto di fiducia la notte scorsa in parlamento.

La fiducia al governo apre la strada all'adozione del piano di austerity che Fmi e Ue impongono ad Atene per concedere prestiti.
"Se abbiamo pura - aveva dichiarato Papandreou prima del voto - se ci lasciamo sfuggire questa opportunità, la storia ci giudicherà severamente".

Oltre 20mila manifestanti ostili alle misure volute dal governo hanno manifestato davanti al parlamento durante il voto. Riunita in piazza Syntagma la folla si è allontanata dopo la conclusione del voto, anche se la polizia antisommossa ha caricato con i gas lacrimogeni un gruppo di manifestanti che intendeva continuare la protesta.

Il voto di fiducia era il primo dei tre test che il governo deve superare: entro martedì prossimo dovrà essere adottata nel suo insieme la manovra di risparmio da 28 miliardi di euro per i prossimi cinque anni concordata con l'Ue e il Fmi. Le leggi di attuazione di queste misure dovranno quindi essere approvate prima di un Eurogruppo straordinario del 3 luglio.

giovedì 16 giugno 2011

Turchia: «Io, voce delle minoranze»

Articolo tratto da "Avvenire" (http://www.avvenire.it)

In Turchia è il momento della speranza per le minoranze e questa volta la speranza ha un nome e un cognome: Erol Dora, eletto come indipendente nel Sud-est del Paese e che in Parlamento siederà fra i banchi del Bdp, il Partito curdo per la Pace e la Democrazia. Primo deputato cristiano eletto dopo 50 anni, classe 1964, fa l’avvocato. Sposato con due bambini, oltre al siriano, che è la sua lingua madre, parla il turco, curdo, l’armeno e l’inglese. Un poliglottismo, quello di Erol, che non deve sorprendere.

La zona del Paese da cui proviene, Mardin, oltre a essere una delle zone più belle di tutta la Turchia, è anche una vera e propria terra di mezzo, dove da secoli etnie e religioni diverse convivono pacificamente. E da dove adesso potrebbe iniziare un cambiamento che coinvolgerà tutto il Paese. Questo, almeno, è quello che spera Erol, che raggiunto al telefono da Avvenire nella sua seconda giornata da parlamentare turco, ha spiegato quali progetti abbia per il Paese e come la nuova Costituzione sia un obiettivo prioritario.

«Io sono di religione siriaca ma sono un cittadino turco come tutti gli altri in questa zona – esordisce Erol –. Mi chiedono tutti come mi senta a essere il primo deputato cristiano eletto dopo anni, ma io mi sento veramente normale. Sono felice di poter dare un contributo al mio Paese. I siriaci vivono nei territori del Sud-est del Paese da secoli e secoli, siamo turchi a tutti gli effetti possiamo essere eletti in Parlamento come tutti gli altri, è un nostro diritto». Questa sorpresa generale data dalla sua elezione, secondo Erol è da attribuire al fatto che per lungo tempo le minoranze in Turchia sono state considerate qualcosa di estraneo allo Stato, ma adesso, stanno riassumendo un loro ruolo all’interno della società, che verrà suggellato con la nuova Costituzione.

Una speranza forte, che non si deve piegare nemmeno davanti al ricordo dei momenti di dolore, come l’assassinio di don Andrea Santoro e monsignor Padovese. «Sono stati atti orribili – spiega ancora Erol Dora – momenti difficili per i cristiani, ma non bisogna mai dimenticare che sono stati puntualmente condannati con forza anche dal popolo turco. Penso che dietro a questi atti ci sia la volontà di dare un’immagine negativa del mio Paese».

Un amore, quello per la Turchia di Erol, che riesce a tenere ben presente quali siano i passi avanti da fare, soprattutto per garantire una maggiore democratizzazione. Centrale sarà la nuova Costituzione, che Dora spera di portare avanti con una positiva collaborazione con il governo. «Non penso che in questo momento nel Paese ci siano minoranze in pericolo. E mi riferisco a tutte: curdi, cristiani, ebrei, ortodossi, siriani e armeni. In Turchia la libertà di culto è sempre stata garantita a tutti, i problemi da risolvere ci sono. L’obiettivo è che tutti abbiano una Costituzione in cui riconoscersi e che tenga conto di tutti i gruppi etnici e culturali presenti nel Paese. Per questo il mio impegno parlamentare consisterà soprattutto nel portare la voce delle minoranze nella nuova legge madre dello Stato».

Va avanti sereno Erol, certo che nel suo Paese è in atto un risveglio che porterà a migliorarlo e che questa rinascita partirà proprio dal popolo turco.

«Guardate me, io sono l’esempio vivente di quello che dico – dice prima di concludere l’intervista – sono stato eletto con migliaia di preferenze di musulmani, curdi, cristiani e armeni. Ne sono certo questa volta la Turchia può cambiare e la mia città, Mardin, può diventare un modello per tutto il Paese».
Marta Ottaviani

mercoledì 15 giugno 2011

Albania, l'Ue chiede la riforma elettorale

Articolo tratto da "Peace Reporter" (http://it.peacereporter.net)


Dopo le polemiche per l'elezione del sindaco di Tirana e delle ultime consultazioni politiche

Il commissario Ue all'Allargamento, Stefan Fule, intervenendo oggi alla riunione della commissione parlamentare congiunta Ue-Albania a Bruxelles, ha annunciato come venga ritenuta necessaria una riforma elettorale in Albania.

Fule ha fatto riferimento all'elezione del sindaco di Tirana, che attende ora un nuovo riconteggio, chiarendo come ''è evidente come sia necessaria una riforma della legge elettorale''. Secondo Fule, la riforma elettorale ''deve essere portata avanti dalla maggioranza di governo insieme all'opposizione e alla società civile''.

Questo risultato si può ottenere ''solo se i partiti politici e i parlamentari trovano un modo di parlare insieme e prendere le decisioni necessarie nell'interesse del Paese e dei suoi cittadini''. Senza un dialogo politico democratico e nuove riforme, il cammino di integrazione europea dell'Albania appare sempre più difficile.

Intanto il piano di azione di Tirana sulla base delle dodici priorità chiave identificate dalla Commissione Ue nel novembre scorso, sarà presto esaminato da Bruxelles. ''L'effettiva garanzia dello Stato di diritto - ha aggiunto il commissario europeo - rimane una sfida per l'Albania'', così come le carenze che riguardano l'indipendenza e la trasparenza del sistema giudiziario e l'attuazione delle misure per la lotta contro la corruzione. Altri fronti su cui intervenire nel Paese sono quelli del rispetto dei diritti umani, protezione delle minoranze, ma anche libertà e indipendenza dei media. ''È ora essenziale - ha concluso Fule - affrontare la fragilità del sistema politico e fornire le risposte adeguate''.

venerdì 10 giugno 2011

Ok della Ue all'ingresso della Croazia nel 2013

Articolo tratto da "Il sole 24 ore" (http://www.ilsole24ore.com):

Il presidente del Consiglio europea Herman Van Rompuy (a destra) saluta il Presidente croato Ivo Josipovic prima dell'incontro dell'Unione Europea, 8 giugno 2011 (EPA/OLIVIER HOSLET)Il presidente del Consiglio europea Herman Van Rompuy (a destra) saluta il Presidente croato Ivo Josipovic prima dell'incontro dell'Unione Europea, 8 giugno 2011 (EPA/OLIVIER HOSLET)

La Commissione europea ha dato stamani il suo via libera all'entrata della Croazia nell'Unione europea nel luglio 2013. Una raccomandazione, quella da parte della Commissione, che deve ancora essere confermata dai 27 Paesi aderenti all'Unione Europea.

«In questo momento significativo - ha detto in una nota il presidente dell'esecutivo di Bruxelles Barroso - vogliono plaudire alle autoritá croate, in particolare all'attuale governo, per il duro lavoro di questi ultimi anni. Ma ancora di più, mi voglio congratulare con il popolo croato: l'ingresso nella famiglia delle nazioni europee è prima di tutto e soprattutto il vostro successo».

Secondo Barroso, «l'importante passo avanti della Croazia verso l'adesione è anche un segnale per il resto dell'Europa sudorientale: dimostra che l'allargamento funziona, che l'Ue è seria riguardo ai suoi impegni e che le riforme strutturali europee nei Paesi pagano».

L'auspicio del presidente della Commissione europea è che i progressi della Croazia siano «un'ispirazione per i nostri altri partner, perchè rafforzino i loro sforzi per le riforme, che vanno a beneficio dei loro popoli e questo è anche nell'interesse dell'Ue». «Una politica credibile di allargamento - ha concluso Barroso - resta il nostro strumento più importante per rafforzare la stabilitá e la prosperitá nell'Europa sudorientale».

domenica 5 giugno 2011

Il centrodestra vince le elezioni Socrates lascia la guida del Ps

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

I risultati parziali (80% delle circoscrizioni) danno il Psd di Coelho ha il 40,6% e l'alleato Cds di Portas il 10,9%. I socialisti del premier uscente si fermano al 28,5%. Il nuovo governo dovrà soprattutto riequilibrare i conti e rispettare gli impegni presi con Ue, Bce e Fmi

LISBONA - Sconfitta annunciata per i socialisti portoghesi. Il centrodestra ha conquistato la maggioranza assoluta in Parlamento e gestira il piano di lacrime e sangue necessario per salvare il Paese dal tracollo economico. I risultati relativi all'80% delle circoscrizioni danno il Partito socialdemocratico (Psd) di Pedro Passos Coelho al 40,6% e il suo alleato Cds-Pp di Paulo Portas al 10,9%. Il Ps del premier uscente Josè Socrates si ferma al 28,5%. Non appena la sconfitta è apparsa evidente, l'ex primo ministro ha annunciato che lascerà la guida del Ps e ha detto di aver chiesto la convocazione di un congresso straordinario che nomini una nuova direzione.

Oltre 9,6 milioni di portoghesi erano chiamati a rinnovare il Parlamento monocamerale di Lisbona e decidere la guida del nuovo governo. La campagna elettorale non ha lasciato grande spazio ai programmi perché il vincitore dovrà in ogni caso fare i conti, nei prossimi quattro anni, con le misure di austerità e le riforme "promesse" il mese scorso a Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale (Fmi) in cambio degli aiuti per 78 miliardi di euro 1 concessi all'economia portoghese sull'orlo della bancarotta.

Con la disoccupazione più alta dell'ultimo trentennio e all'orizzonte un futuro prossimo di sacrifici e rinunce, la vera incognita di queste elezioni era l'astensionismo. I sondaggi della vigilia
davano in forte aumento la percentuale di coloro che avrebbero disertato le urne e, a differenza di quanto avvenuto in Spagna 2, una distanza non abissale (un solo punto) tra i socialdemocratici e i socialisti, con il Cds ago della bilancia.

Le elezioni politiche anticipate sono state indette dal capo dello stato, Anibal Cavaco Silva, dopo le dimissioni di Socrates, messo in minoranza in Parlamento al momento della presentazione dell'ennesimo (il quarto) giro di vite antideficit in un anno, all'inizio di aprile. Un mese dopo Lisbona ha dovuto negoziare con Ue, Bce e Fmi il piano di sostegno finanziario.

Uscendo dal suo seggio di Lisbona, il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, ha detto di considerare le elezioni odierne, vista la situazione economica e finanziaria del Paese, le più importanti nella storia del Portogallo da quando c'è la democrazia; "I politici dicono che ogni elezione è decisiva: ma questa volta è vero", ha aggiunto.

(05 giugno 2011) © Riproduzione riservata