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martedì 19 aprile 2011

Ungheria, Costituzione ultraconservatrice Dio, etica e bavaglio a stampa e pm

Articolo tratto da "la Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Il testo approvato ieri tra le polemiche dell'opposizione. Che accusa: il premier Orban vuole istituzionalizzare la dittatura

dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI

BERLINO - Dio e Patria, l'orgoglio della nazione etnica magiara, lo Stato definito nella sua essenza nazionale, etnica, non più come Repubblica, meno poteri alla Consulta, più poteri dell'esecutivo su magistratura e media. Sembrano gli anni Venti e Trenta dell'Europa autoritaria, invece è la nuova Costituzione di un paese presidente di turno dell'Unione europea e membro della Nato. E la Ue, che (quando Haider a Vienna andò al governo senza però cambiare alcuna legge) varò sanzioni contro l'Austria, oggi tace. Con la nuova legge fondamentale, approvata ieri dal Parlamento ungherese per volontà del premier Viktor Orban, l'Europa si allontana dai valori costitutivi dello Stato di diritto.

"È un testo anche esteticamente molto bello", ha detto Orban in toni dannunziani. "I tempi in cui l'ungheresità era schiacciata sono ora passati con questa identificazione di fede nazionale", ha aggiunto: insomma, popolo eletto, superiore. Il suo partito, la Fidesz, insieme ai democristiani-nazionali (il piccolo alleato) ha avuto gioco facile: ha la maggioranza di due terzi. Per protesta, le sinistre hanno abbandonato l'aula. Allarme nel mondo: il governo Merkel si è detto preoccupato. E il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha evocato le inquietudini invitando l'Ungheria a "chiedere consiglio all'Onu e alla Ue".

"Intolleranza, nazionalismo, passi che ricordano la retorica fascista", denunciava ieri la Sueddeutsche Zeitung. La nuova
Costituzione - sostituisce quella comunista del 1949, più volte emendata dopo la svolta democratica del 1989 - non chiama più Repubblica il nuovo Stato: identifica la nazione politica con la nazione etnica, e con le radici cristiane. In barba ad atei e laici, ebrei e rom. Fede, culto della corona di Santo Stefano, cioè il simbolo nazionale che fu poi strumentalizzato dai regimi di Horty e di Szalasi, alleati di Hitler fino all'ultimo, silenzio su quei decenni di crimini, orgoglio nazionale come valore costitutivo. Famiglia e Chiesa, difesa del feto come priorità. Niente menzioni dei diritti delle minoranze, ebrei, rom o gay.

Diritto di voto ai cittadini dei paesi vicini di origine ungherese, una provocazione agli occhi di Slovacchia, Romania, Serbia, Ucraina. La Corte costituzionale vede duramente ridotte le sue competenze specie in materia economica e sociale. La Nmhh, l'autorità di controllo dei media istituita con la famigerata "legge-bavaglio", ha il suo ruolo iscritto nella carta fondamentale. I suoi capi e i dirigenti statali saranno scelti dal governo per 9 o 12 anni. Un consiglio speciale della Banca nazionale, nominato dal premier, avrà diritto di veto sui temi di Bilancio. "Orban vuole istituzionalizzare la dittatura", ha detto il leader socialista Attila Mesterhazy.

(19 aprile 2011) © Riproduzione riservata

venerdì 15 aprile 2011

Buzek sull'assassinio di Vittorio Arrigoni a Gaza

Articolo tratto dal sito ufficiale dell'Europarlamento (http://www.europarl.europa.it).
In memoria di un grande uomo quale è stato Vittorio Arrigoni un commento da una delle cariche istituzionalmente più rilevanti dell'Europa politica.

Bruxelles -
venerdì 15 aprile 2011

A seguito dell'uccisione di Vittorio Arrigoni, il Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek ha detto:

"Condanno fermamente l'omicidio di Vittorio Arrigoni quest'oggi a Gaza. Questa efferata esecuzione dimostra solo cattiveria e codardia.

Arrigoni si trovava a Gaza nel tentativo di aiutare i Palestinesi ad affrontare le loro sofferenze quotidiane; ha lasciato la sua famiglia e il suo paese per aiutare persone in una situazione di bisogno. La sua morte è una perdita non solo per la sua famiglia e i suoi amici, ma anche per tutti quei Palestinesi che lui aiutava con il suo impegno."













In alto Jerzy Burzek, in basso Vittorio Arrigoni

giovedì 14 aprile 2011

Ue, Barroso: Serbia e Montenegro vicini all’adesione

Articolo tratto da Peace Reporter (http://it.peacereporter.net); da quest'articolo in poi articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".


I due Paesi saranno valutati dalla Commissione europea già in ottobre, ma perché ottengano il via libera devono continuare con le riforme

Procede il cammino di Serbia e Montenegro verso la loro adesione all'Ue. Se i due Stati manterranno il ritmo attuale con cui stanno portando avanti una serie di riforme, potrebbero ottenere il via libera della Commissione europea già in ottobre. Lo ha dichiarato il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, alla riunione parlamentare congiunta Ue-Balcani che si è tenuta a Bruxelles."Siamo al punto - ha spiegato Barroso - in cui la Croazia si trova nella fase finale dei negoziati, e il Montenegro e la Serbia sono nella posizione di passare agli stadi successivi, a patto che mantengano la strada delle riforme fino ad ottobre". Proprio in ottobre si svolgerà la valutazione dell'Ue sui due Paesi candidati a farne parte.

Se l'esito sarà positivo, prenderanno il via i negoziati per Belgrado e soprattutto per Podgorica, che ha già ottenuto l'anno scorso lo status di Paese candidato all'adesione.Durante la scorsa settimana, il presidente della Commissione Ue si è recato in Croazia, Bosnia, Montenegro e Macedonia. "Sono andato in questi paesi - ha detto Barroso - con un messaggio: li vediamo come parte dell'Europa. Ma per diventare membri dell'Unione europea c'è una strada da percorrere e del lavoro da fare". Il leader europeo sarà di nuovo nei Balcani a metà maggio, per una visita in Serbia, Kosovo e Albania.